Il deputato 5 stelle zittisce il Governo senza se, senza fa – Ecco cosa è successo poco fa – VIDEO

Nel corso di un intervento acceso alla Camera, l’onorevole Andrea Quartini, deputato del Movimento 5 Stelle, punta il dito contro il governo accusandolo di aver abbandonato il Servizio sanitario nazionale e di continuare a privilegiare la sanità privata. Un j’accuse durissimo, accompagnato da numeri allarmanti: secondo Quartini, in tre anni di legislatura i cittadini che rinunciano a curarsi sono passati da 4 a 6 milioni a causa delle liste d’attesa e della crescente povertà sanitaria.

“Sono tre anni che governate voi”

L’intervento parte da un richiamo diretto alla responsabilità politica dell’esecutivo, al potere da tre anni:

“Son 3 anni che governate voi. Ve la volete assumere un po’ la responsabilità di ridare valore al servizio sanitario nazionale?”

Quartini contesta l’idea, spesso evocata dal governo, di un’eredità pesante lasciata dai precedenti esecutivi. Dopo tre anni, argomenta il deputato M5S, non è più credibile scaricare le colpe sul passato: chi governa ha avuto il tempo di impostare una rotta diversa, se lo avesse voluto davvero.

Il cuore dell’accusa è chiaro: il valore del Servizio sanitario nazionale non è stato ricostruito, anzi – nella lettura di Quartini – viene progressivamente eroso attraverso provvedimenti che favoriscono il privato a scapito del pubblico.

Il provvedimento nel mirino: “Un altro favore alla sanità privata”

Nel mirino del deputato c’è l’ultimo provvedimento del governo in materia sanitaria, che – a suo dire – non interviene sulle criticità strutturali:

“In questo provvedimento non si fa altro che fare un ulteriore favore alla sanità privata, alla holding di Angiolucci, perché state ritardando ulteriormente i criteri d’accreditamento del privato.”

Secondo Quartini, lo slittamento dei criteri di accreditamento per le strutture private non è un dettaglio tecnico, ma una scelta politica precisa: permette agli operatori privati già presenti sul mercato di continuare a operare con regole meno stringenti, beneficiando di risorse pubbliche senza gli stessi vincoli qualitativi e di controllo richiesti al sistema pubblico.

L’espressione “holding di Angiolucci” è un riferimento politico polemico, con cui il deputato allude al peso crescente di grandi gruppi imprenditoriali nel settore sanitario e al loro rapporto con la maggioranza. Nella sua ricostruzione, il governo non sta rafforzando il pilastro pubblico, ma sta spianando la strada a interessi privati sempre più forti nella gestione della salute dei cittadini.

“Ma non vi vergognate per niente?”

Il passaggio più emotivo del discorso è la domanda retorica rivolta ai banchi della maggioranza:

“Ma non vi vergognate per niente? Io penso di no.”

Qui il tono si fa apertamente accusatorio. Quartini contesta non solo le scelte di merito, ma la dimensione etica dell’azione di governo: prorogare le agevolazioni e i margini di manovra per il privato, mentre il pubblico è in affanno, viene presentato come un atto che dovrebbe suscitare vergogna in chi lo vota.

La risposta alla domanda, “io penso di no”, sottolinea l’idea di una maggioranza insensibile alle sofferenze sociali causate dal deterioramento della sanità pubblica. È una figura retorica che mira a marcare un solco netto tra chi, come il M5S, rivendica la difesa del SSN universale e chi, al contrario, viene dipinto come schierato con gli interessi di parte.

Sei milioni di italiani rinunciano a curarsi

L’atto d’accusa di Quartini si fonda anche su un dato che definisce la gravità della situazione:

“Nel frattempo da 4 milioni sono diventati 6 milioni i cittadini che rinunciano alle cure per le liste d’attesa e perché c’è povertà sanitaria in questo paese.”

È il quadro di un’Italia in cui la salute torna a essere una questione di reddito. Se milioni di persone rinunciano a visite, esami o interventi, significa che il sistema pubblico non riesce più a garantire in tempi ragionevoli le prestazioni necessarie, e che il privato – dove l’accesso è più rapido – è precluso a chi non può pagare.

Quartini indica due cause principali:

1. Liste d’attesa interminabili

I tempi per visite specialistiche e diagnostica si allungano.

Molti cittadini si vedono proporre come unica alternativa il percorso a pagamento, spesso all’interno delle stesse strutture accreditate: chi ha risorse anticipa le cure, chi non le ha rinuncia.

 

2. Povertà sanitaria crescente

La combinazione di salari bassi, inflazione e spese sanitarie extra spinge sempre più famiglie a rimandare accertamenti e trattamenti.

La sanità diventa così un terreno in cui si misurano nuove disuguaglianze: non solo tra Nord e Sud, ma tra chi può permettersi una polizza o una visita privata e chi no.

 


L’immagine che ne esce è quella di un Servizio sanitario nazionale sotto stress, incapace di essere davvero universale e accessibile, mentre lo spazio del privato si allarga.

Pubblico indebolito, privato rafforzato: la lettura del M5S

Dietro l’intervento di Quartini c’è la linea portata avanti dal Movimento 5 Stelle in questa legislatura: denunciare ogni misura che, direttamente o indirettamente, sposta fondi, personale e funzioni verso il privato.

Secondo questa impostazione:

Prorogare l’accreditamento a strutture private senza criteri più rigidi equivale a consolidarne il ruolo nel sistema, spesso con rimborsi a carico del pubblico.

La carenza di investimenti strutturali sul personale (medici, infermieri, operatori sanitari) e sulle infrastrutture pubbliche produce un effetto domino:

reparti sotto organico,

pronto soccorso intasati,

servizi territoriali deboli,

e conseguente fuga dei cittadini verso il privato, quando possono permetterselo.


In questo circolo vizioso, il pubblico si impoverisce e perde credibilità, mentre il privato appare come l’unica risposta efficace, ma selettiva e non universale.


L’intervento di Quartini si inserisce proprio in questo schema: il provvedimento contestato sarebbe l’ennesimo tassello di una strategia di progressiva privatizzazione, più o meno esplicita, del diritto alla salute.

Il peso politico di un j’accuse in Aula

La scena ritratta nel video diffuso sui social dal profilo ufficiale del Movimento 5 Stelle – con Quartini che parla dai banchi della Camera e lo slogan “Da questo governo solo favori alla sanità privata. Vergogna!” – ha un evidente valore politico:

Da un lato, parla al Paese reale, a quei milioni di cittadini che fanno i conti con ticket, liste d’attesa e difficoltà economiche.

Dall’altro, lancia un messaggio alla maggioranza: sul terreno della sanità, il M5S è intenzionato a tenere alta la tensione, presentandosi come il principale difensore del SSN.


Il tono duro, la denuncia della “vergogna”, la citazione della “holding di Angiolucci” servono a polarizzare il confronto e a trasformare un provvedimento tecnico in un simbolo di scelta di campo: o con il pubblico o con il privato.

 

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Se i dati evocati dal deputato trovano conferma – con un aumento dei cittadini che rinunciano alle cure e una crescita della povertà sanitaria – la questione non potrà essere liquidata come propaganda d’opposizione. Il rischio è quello di un sistema a doppia corsia:

sanità veloce e di qualità per chi può pagare,

sanità lenta e impoverita per chi dipende soltanto dal pubblico.


Di fronte a questo scenario, la domanda che risuona dall’Aula – “ve la volete assumere un po’ la responsabilità di ridare valore al servizio sanitario nazionale?” – non riguarda solo il governo attuale, ma l’intera classe politica.

Perché se davvero, come denuncia Quartini, da 4 sono diventati 6 i milioni di italiani che rinunciano a curarsi, non si tratta più di uno scontro di slogan, ma di una frattura profonda nel diritto fondamentale alla salute sancito dalla Costituzione. E su questa frattura, la politica non potrà evitare ancora a lungo di dare risposte concrete, al di là di ogni “yeah” amaro pronunciato in Aula.

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