Il deputato italiano umilia Gasparri in diretta dopo l’attentato a Ranucci – IL SUPER VIDEO

Mattinata ad alta tensione nello studio di ReStart, su Rai 3. Durante la puntata dedicata alla manovra economica e alle pensioni, la discussione ha preso una piega totalmente diversa: il deputato Francesco Emilio Borrelli ha interrotto il dibattito per intervenire sul caso Ranucci, l’attentato avvenuto due sere fa contro le auto del conduttore di Report e di sua figlia.

Il parlamentare dei Verdi, visibilmente indignato, ha espresso solidarietà piena a Sigfrido Ranucci, ma le sue parole si sono presto trasformate in un durissimo atto d’accusa contro il senatore Maurizio Gasparri, presente in collegamento.

“Vergognoso Gasparri, tenta da anni di silenziare il giornalismo libero”

«La mia piena solidarietà a Sigfrido Ranucci per l’attentato che ha subito con la figlia — ha dichiarato Borrelli in diretta —. Vergognoso il senatore Gasparri, che da anni tenta di silenziare il giornalismo libero e cerca sempre di buttarla in caciara.»

L’accusa è caduta come una bomba nello studio. La conduttrice ha tentato di riportare il dibattito sui temi economici, ma la tensione è salita rapidamente.

Gasparri, visibilmente irritato, ha reagito accusando Borrelli di “strumentalizzare la tragedia per attaccare gli avversari politici” e ha definito “inaccettabile” il suo intervento. «Non accetto lezioni da chi fa politica sulle disgrazie altrui — ha ribattuto —. Sono io il primo a condannare ogni forma di violenza e a solidarizzare con Ranucci, ma non permetto che si getti fango su di me in diretta nazionale».

Il riferimento alle polemiche contro Report

L’affondo di Borrelli si inserisce in un contesto di polemiche ormai di lunga data. Negli ultimi anni, infatti, Gasparri ha più volte criticato Report e il suo conduttore, arrivando a invocare verifiche parlamentari e accuse di “faziosità politica” verso la trasmissione di inchiesta della Rai.

«Chi attacca Report da anni — ha aggiunto Borrelli — dovrebbe farsi un esame di coscienza. Perché quando si delegittima chi fa giornalismo d’inchiesta, si apre la strada anche a chi pensa di poterne spegnere la voce con la violenza».

Lo studio in silenzio, la replica del senatore

Dopo qualche secondo di gelo, Gasparri ha risposto a tono:

«Non permetto a nessuno di dire che io voglia mettere il bavaglio a qualcuno. Io difendo il pluralismo dell’informazione, ma anche la correttezza. Non sono io a mettere bombe, e chi lo dice insinua cose gravissime.»

La conduttrice è intervenuta per chiudere lo scontro, invitando i presenti a “mantenere il rispetto dovuto, soprattutto in un momento così delicato”.

Ranucci nel mirino, la politica divisa

L’attentato contro Sigfrido Ranucci ha scatenato reazioni trasversali di condanna da parte di tutte le forze politiche, ma anche frizioni interne sulla responsabilità del clima di ostilità che da anni circonda il giornalista e Report.

Dopo l’esplosione delle due auto a Campo Ascolano, la solidarietà è arrivata dal governo, dalle opposizioni e dal mondo dell’informazione. Ma episodi come quello avvenuto in diretta su Rai 3 dimostrano quanto il tema resti incandescente.

 

“Non si mette il bavaglio alla verità”

Borrelli, al termine della puntata, ha ribadito sui social la sua posizione:

“Chi prova a silenziare Report e i giornalisti coraggiosi deve sapere che la libertà di stampa non si tocca. Mai.”

Lo scontro con Gasparri — durissimo, imprevisto e carico di tensione — ha segnato un nuovo capitolo nel dibattito pubblico su libertà d’informazione e responsabilità della politica.

In un clima dove le bombe tornano a colpire le case dei giornalisti, le parole pronunciate oggi nello studio di ReStart risuonano come un monito: non si può difendere la democrazia se si attaccano le sue voci più scomode.

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In conclusione, lo scontro tra Borrelli e Gasparri ha trasformato una puntata sulla manovra in un referendum sul clima che circonda il giornalismo d’inchiesta. La condanna unanime dell’attentato a Sigfrido Ranucci è un punto di partenza, non un punto d’arrivo: solidarietà senza responsabilità del linguaggio e senza tutele concrete resta retorica. Servono atti verificabili — protezione effettiva per i cronisti minacciati, rispetto dell’autonomia editoriale, fine della delegittimazione sistematica e uso sobrio delle sedi parlamentari quando si discute di informazione.

La democrazia non si difende solo stigmatizzando le bombe, ma smettendo di incendiare le parole. Se la politica abbassa i toni e alza gli standard, l’onda lunga della paura non diventa censura. Il resto è rumore di fondo: la libertà di stampa si tutela ogni giorno, non solo nei minuti di indignazione televisiva.

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