Il durissimo e forte messaggio di Mattarella che stende le destre. E sul Papa… – IL VIDEO SUPER

Nel giorno dell’ottantesimo anniversario della Liberazione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tenuto a Genova uno dei suoi discorsi più forti e politicamente significativi degli ultimi anni. Un intervento solenne, ma carico di messaggi diretti e inequivocabili, rivolti in gran parte – senza mai nominarla apertamente – alla linea del governo Meloni, che per il 25 aprile ha chiesto una celebrazione “sobria” in rispetto del lutto per la morte di Papa Francesco.

Ma Mattarella ha scelto di parlare, eccome. E lo ha fatto con toni che risuonano come un atto di difesa costituzionale e un richiamo alla coscienza civile del Paese. Un discorso che, nei fatti, rappresenta un durissimo atto d’accusa verso chi, oggi, governa e tenta di relativizzare o riscrivere il senso della Liberazione e della Resistenza.

“È sempre tempo di Resistenza”

Nel cuore della cerimonia genovese, Mattarella ha lanciato una frase che è già diventata simbolo:

> “È sempre tempo di Resistenza.”

Parole che riecheggiano l’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco – da lui citato più volte – ma che assumono un significato squisitamente politico. “Non possiamo accontentarci di quanto ottenuto nel passato” ha detto, riferendosi alla libertà e alla democrazia come beni da difendere ogni giorno.

Una chiara risposta alle posizioni ambigue di una parte dell’attuale maggioranza, che tende a parlare di 25 aprile come festa “divisiva”, da trattare con cautela, o peggio da relegare a rito formale.

“Chi oggi non vuole essere antifascista, neghi pure la Resistenza”

Mattarella ha ricordato la Resistenza come atto fondativo della Repubblica, smontando con rigore le letture revisioniste che minimizzano il ruolo dei partigiani o ne mettono in dubbio il valore militare. “Le forze dell’Asse avevano difficoltà a presidiare le aree interne del Paese anche grazie alla Resistenza – ha detto – che fu decisiva per il collasso della Linea Gotica”.

E poi il richiamo morale: “Il regime fascista aveva fatto della guerra una condizione normale di vita. La Resistenza voleva restituire la pace come condizione normale tra i popoli”. Un messaggio chiarissimo, in netta opposizione a chi oggi tollera la retorica bellicista, il culto della forza e i tentativi di equiparare fascismo e antifascismo.

Il presidente difende la memoria, mentre il governo si ritrae

Nel giorno in cui il governo ha chiesto “sobrietà”, molti Comuni hanno annullato concerti, ridotto cerimonie, vietato perfino Bella Ciao. Meloni ha pubblicato un comunicato in cui riconosce “che il regime fascista negò i valori democratici”, ma non ha mai citato la parola antifascismo.

Salvini ha citato la Carta di Chivasso, forzandone il significato per legittimare il federalismo della Lega. Tajani si è rifiutato di cantare Bella ciao alle Fosse Ardeatine. Donzelli ha ribadito che “la sobrietà è un dovere”, accusando chi celebra con convinzione il 25 aprile di voler “dividere il Paese”.

Di fronte a tutto questo, il discorso di Mattarella è sembrato l’unica vera difesa dello spirito della Repubblica nata dalla Resistenza.

Lezione di storia, di democrazia e di coerenza

Il presidente ha ricordato il Codice di Cichero, adottato dalle brigate partigiane liguri: il comandante doveva mangiare per ultimo, non si doveva bestemmiare, non si molestavano le donne, si divideva tutto. Un’etica della responsabilità che è lezione per chi oggi fa politica senza valori, guidato solo dal calcolo e dal tornaconto.

E ha citato Sandro Pertini, presidente partigiano, inviato a Genova dal CLNAI per risolvere conflitti interni. Un modo per legare la storia della Resistenza alla costruzione della democrazia, con tutte le sue tensioni, ma anche con la forza delle sue radici popolari e repubblicane.

Una chiusura che è un monito

Mattarella ha incontrato partigiani sopravvissuti e i familiari del generale nazista Meinhold, che firmò la resa ai partigiani il 25 aprile 1945. Alla fine del suo discorso, la piazza lo ha salutato con lunghi applausi e cori:

> “Ora e sempre Resistenza!”
“Grande presidente!”

 

Un contrasto evidente con il silenzio e la freddezza istituzionale di Palazzo Chigi. Il capo dello Stato ha chiesto di non arrendersi all’astensionismo, di tornare alla partecipazione, di restare vigili:

> “Non possiamo tollerare una democrazia a bassa intensità. È l’esercizio democratico che sostanzia la nostra libertà.”

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Conclusione: chi difende davvero la Repubblica? VIDEO

In un Paese dove il governo invita al silenzio e al “rispetto”, Sergio Mattarella ha scelto di fare memoria attiva, riaffermare l’antifascismo, difendere la Costituzione, denunciare le ambiguità, alzare il livello del dibattito pubblico.

In un 25 aprile segnato da polemiche e timidezze, il Presidente della Repubblica ha ricordato a tutti che la democrazia non è mai garantita per sempre, e che la libertà, come la memoria, va esercitata ogni giorno.
Con le parole, con i gesti, con il coraggio.
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