Le prossime elezioni regionali potrebbero diventare molto più che una semplice sfida locale: per Giuseppe Conte rappresentano il banco di prova di una strategia che guarda dritto a Roma, con l’obiettivo dichiarato – o almeno sussurrato – di preparare un’operazione Palazzo Chigi.
Secondo L’Espresso, se il Movimento 5 Stelle riuscisse a strappare alla destra la Campania con Roberto Fico e la Calabria con Pasquale Tridico, il leader pentastellato si imporrebbe come azionista di maggioranza del campo largo. Una prospettiva che cambierebbe radicalmente gli equilibri interni all’opposizione e che rafforzerebbe la posizione di Conte in vista delle prossime politiche.
L’analisi tagliente di Andrea Scanzi
Su questo scenario si inserisce l’analisi di Andrea Scanzi, che con il suo stile rapido e pungente mette in luce i rischi e le opportunità della mossa del leader M5S. Secondo il giornalista, la tattica di Conte è chiara:
da un lato ingoiare “una quantità industriale di rospi”, cioè accettare compromessi con figure lontane dalla cultura originaria dei 5 Stelle (De Luca, Renzi, Mastella, candidature discutibili);
dall’altro assicurarsi il controllo su almeno due regioni chiave del Sud.
In questa logica, il Movimento può permettersi di perdere altrove, ma se porta a casa anche solo una delle due regioni più pesanti (Fico in Campania o Tridico in Calabria), Conte avrà di che rivendicare la leadership.
Il calcolo politico: tra Pd e M5S
La differenza rispetto al Partito Democratico è profonda. Il Pd – sottolinea Scanzi – è da sempre un partito “tattico, equilibrista, votato al governo anche quando perde”. Un partito di sistema, abituato ai compromessi e alle alleanze, anche scomode.
I 5 Stelle, al contrario, nascono come forza di rottura: movimento morale e moralista, trasversale, con l’idea di non piegarsi mai al gioco del potere tradizionale. Con Conte, però, questa identità si è progressivamente trasformata: il pragmatismo ha preso il sopravvento e l’orizzonte è quello di incidere stabilmente nel governo del Paese.
Una scommessa ad alto rischio
Il problema, osserva Scanzi, è che questa strategia è un’arma a doppio taglio. Se Conte riesce a vincere “dappertutto” o almeno a conquistare una regione simbolo, allora gli elettori potrebbero perdonare i compromessi e riconoscere la sua abilità tattica.
Ma se il Movimento dovesse uscire dalle regionali senza successi concreti, il rischio è di apparire snaturato e indebolito: “tritato, distrutto e disgregato”, per usare le parole di Scanzi.
Il futuro del campo largo
Per ora, il disegno resta ambizioso: trasformare i 5 Stelle da forza di protesta a fulcro politico del centrosinistra, sfruttando le contraddizioni del Pd e la debolezza dei centristi. In quest’ottica, il “piano Conte” descritto da L’Espresso è l’anticamera di un progetto molto più ampio: riportare il Movimento a Palazzo Chigi non più come forza outsider, ma come perno della futura maggioranza progressista.
La partita si giocherà dunque su due fronti:
convincere gli elettori a premiare un Movimento che ha cambiato pelle,
e battere una destra che resta forte, ma che potrebbe incrinarsi proprio nel Mezzogiorno.
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Il piano di Conte, tra pragmatismo e rischio, è la scommessa più ambiziosa della sua leadership: usare le regionali in Campania e Calabria come trampolino per ridisegnare il futuro del centrosinistra e proiettare i 5 Stelle verso Palazzo Chigi. Ma è anche una strategia ad alto tasso di pericolo: ogni compromesso accettato per allargare la coalizione rischia di snaturare l’identità originaria del Movimento, rendendo indispensabile il successo elettorale per legittimare la svolta.
Se Tridico o Fico dovessero conquistare le rispettive regioni, Conte potrebbe rivendicare la leadership del campo largo e rafforzare il suo ruolo di azionista di maggioranza dell’opposizione. In caso contrario, l’immagine di un M5S trasformato ma sconfitto aprirebbe scenari difficili. In ogni caso, la partita del Sud appare oggi come il vero crocevia non solo del futuro pentastellato, ma dell’intera opposizione italiana.



















