Roma, 23 ottobre 2025 – Un richiamo forte, di respiro internazionale, arriva dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in un’intervista rilasciata alla Voce di New York ha difeso con decisione il ruolo delle Nazioni Unite, sottolineando come l’istituzione rappresenti ancora oggi “il pilastro dell’ordine mondiale” e come la sua messa in discussione stia aprendo scenari di instabilità pericolosa.
“L’ONU ha indiscutibilmente contribuito a plasmare un ordine internazionale fondato su valori condivisi: pace, sicurezza e cooperazione. Ha affermato il principio della coesistenza pacifica, un traguardo di civiltà che non possiamo permetterci di smantellare.”
“Difendere l’ONU significa difendere la pace”
Mattarella ha voluto ricordare come, pur tra limiti e contraddizioni, il sistema multilaterale nato nel 1945 rappresenti ancora oggi l’unica garanzia contro la legge del più forte.
“Quel sistema resta oggi più che mai valido, proprio di fronte ai disastri che la sua inosservanza procura, e va difeso, perché si trova sotto attacco.”
Il Capo dello Stato ha ammonito che la progressiva erosione del ruolo delle Nazioni Unite potrebbe riportare la comunità internazionale “a un mondo regolato dai rapporti di forza temporanei”, lo stesso scenario che negli anni Trenta portò all’esplosione della Seconda guerra mondiale.
“L’alternativa sarebbe il regresso a un mondo in perenne ebollizione, governato non dal diritto ma dalla forza, da quella realtà che ha condotto alle macerie del secolo scorso e da cui la Carta di San Francisco ha cercato di riscattare l’umanità.”
Il monito nel pieno delle tensioni globali
Le parole del Presidente arrivano in un momento in cui l’ONU è messa in discussione da più fronti:
i veti incrociati tra potenze nel Consiglio di Sicurezza, che paralizzano l’azione su crisi come Gaza e Ucraina;
i tentativi di svuotamento del sistema multilaterale da parte di Stati e blocchi regionali che preferiscono agire unilateralmente;
la crescente sfiducia dell’opinione pubblica mondiale verso le istituzioni internazionali.
In questo contesto, il messaggio di Mattarella assume il valore di un appello morale e politico, rivolto non solo alle diplomazie, ma anche ai cittadini e alle democrazie occidentali: “Difendere l’ONU – è il senso del suo intervento – significa difendere la civiltà del diritto contro il ritorno della forza.”
Dalla Carta di San Francisco alle nuove sfide globali
La riflessione del Capo dello Stato guarda alle origini e al futuro dell’organizzazione. La Carta di San Francisco del 1945, ha ricordato Mattarella, “è nata sulle rovine di un mondo devastato”, per impedire che le potenze si facessero giustizia da sole.
Oggi, con guerre regionali che si moltiplicano e un equilibrio geopolitico sempre più fragile, “quello spirito originario va rinnovato e difeso”.
Non è un caso che il presidente abbia sottolineato anche la necessità di una riforma dell’ONU, capace di restituirle efficacia decisionale e rappresentanza reale:
“L’allargamento del Consiglio di Sicurezza e una maggiore rappresentanza dei Paesi africani e asiatici – ha detto – sono condizioni essenziali per restituire credibilità a un sistema che oggi rischia l’immobilismo.”
Il ruolo dell’Italia e dell’Europa
Nell’intervista, Mattarella ha implicitamente indicato anche la via che l’Italia e l’Unione Europea dovrebbero seguire: difendere la legalità internazionale e i principi fondanti dell’ONU come parte della propria identità democratica.
“L’Italia è nata su valori che coincidono con quelli della Carta dell’ONU: la pace, il rispetto dei diritti umani, la solidarietà tra i popoli. È nostro dovere tenerli vivi, in Europa e nel mondo.”
Parole che arrivano in una fase di forti contraddizioni: mentre l’Italia sostiene l’Ucraina, partecipa a missioni militari e discute sul riarmo europeo, Mattarella invita a non smarrire il senso della cooperazione internazionale come antidoto alla violenza.
Un messaggio che va oltre la diplomazia
Il tono dell’intervista – sobrio ma netto – riflette lo stile istituzionale di Mattarella, ma contiene una chiara avvertenza ai governi e ai leader mondiali:
“La pace non si costruisce con la propaganda o con le armi, ma con il rispetto delle regole comuni.”
Il presidente, nel suo mandato, ha più volte richiamato il rischio di “abituarsi alla guerra” e di “considerare la diplomazia un segno di debolezza”. Oggi, con questo nuovo appello, ribadisce che la legittimità internazionale resta il fondamento di ogni democrazia moderna.
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Conclusione: la bussola della Repubblica
Nel mezzo di un panorama globale attraversato da crisi e polarizzazioni, le parole di Mattarella si impongono come bussola morale e politica.
Difendere l’ONU, spiega il presidente, non è un atto di nostalgia, ma un imperativo contemporaneo:
“Non possiamo permettere che il diritto internazionale venga sostituito dalla legge del più forte.
Difendere le Nazioni Unite significa difendere l’idea stessa di una comunità umana che sceglie la pace, non la guerra.”
Un messaggio che, nel linguaggio asciutto e misurato del Quirinale, suona come una lezione di memoria storica e responsabilità democratica per un mondo che sembra averle dimenticate.



















