Un’inchiesta di Report sostiene che Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali indicato in quota FdI, abbia tentato di ribaltare un procedimento destinato all’archiviazione per colpire Fanpage dopo l’inchiesta “Gioventù meloniana”. La pratica è stata poi respinta: l’Autorità ha riconosciuto l’interesse pubblico del servizio e la correttezza delle cautele adottate. Il tutto si inserisce nel più ampio “caso Ghiglia”, già al centro di polemiche per una visita alla sede di FdI alla vigilia della maxi-multa alla Rai e per una diffida inviata a Report per bloccare la puntata.
Cosa ha rivelato Report
Secondo la ricostruzione andata in onda, Ghiglia avrebbe opposto resistenza quando, in collegio, si stava per archiviare gli esposti contro Fanpage relativi al video girato sotto copertura dentro Gioventù Nazionale. In particolare, Report riferisce di appunti e osservazioni inoltrati ai colleghi per spingere verso una sanzione al giornale, allungando i tempi della decisione. Lo stesso Ghiglia, interpellato, non avrebbe confermato né smentito l’esistenza di quelle note.
Le tre obiezioni citate
Stando a quanto ricostruito:
Oscurare i volti dei minori non sarebbe bastato a garantirne l’anonimato;
Il campo “Cabiria” (luogo ripreso nell’inchiesta) andava considerato contesto privato, non evento politico;
Le informazioni si sarebbero potute ottenere senza infiltrazione.
Su due punti, la vicepresidente dell’Autorità Ginevra Cerrina Feroni avrebbe condiviso le perplessità.
La decisione finale del Garante
Il fascicolo è stato chiuso respingendo i reclami: il Garante ha riconosciuto che l’inchiesta di Fanpage aveva chiaro interesse pubblico, che l’evento documentato costituiva momento di dibattito politico e non “raduno tra amici”, e che i minori non erano riconoscibili. Inoltre, la tecnica sotto copertura impiegata è stata ritenuta funzionale allo scopo informativo e contenuta entro i confini necessari.
Il contesto: cos’era “Gioventù meloniana”
La video-inchiesta, realizzata con camera nascosta, mostrava cori e riferimenti nostalgici al Ventennio durante un campo della giovanile di FdI, con la presenza anche di minorenni (volti oscurati nell’edizione pubblicata). Da qui gli esposti di alcuni genitori alla Privacy, poi respinti.
Il “caso Ghiglia” più ampio
Le rivelazioni su Fanpage si innestano su una vicenda già altamente politicizzata:
Report ha documentato l’ingresso di Ghiglia nella sede nazionale di FdI alla vigilia del voto sull’atto che ha portato alla sanzione da 150mila euro alla Rai (caso Sangiuliano). Ghiglia ha replicato di essersi recato lì per incontrare l’editore Italo Bocchino e di aver incrociato Arianna Meloni “solo di sfuggita”.
Alla puntata di Report sul suo operato, Ghiglia ha risposto con una diffida chiedendone lo stop e la rimozione dei contenuti social; la trasmissione è andata in onda comunque.
In parallelo, resta agli atti il comunicato ufficiale con cui il Garante ha sanzionato la Rai sul caso dell’audio Sangiuliano-Corsini (provvedimento distinto dalla vicenda Fanpage).
Le posizioni in campo
Fanpage rivendica la correttezza del lavoro e sottolinea che l’Autorità ha confermato l’interesse pubblico e le cautele adottate.
Ghiglia respinge l’ipotesi di pressioni politiche, rivendica la legittimità dei propri approfondimenti istruttori e definisce “trasparenti” i contatti citati dai media.
L’opposizione chiede chiarimenti e, in alcuni casi, le dimissioni del componente dell’Autorità; per la maggioranza si tratta di un attacco politico a un organo indipendente.
Perché è importante
Il punto non è solo se una testata abbia infranto regole (il Garante dice di no), ma quanto sia impermeabile un’Autorità di garanzia a climi e relazioni politiche quando la sua azione incide su informazione e diritti fondamentali (privacy, libertà di stampa). Il doppio binario – tentativo di sanzione a Fanpage poi respinto e diffida contro Report – alimenta l’interrogativo sull’indipendenza percepita dell’Autorità.
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Conclusione
Il caso Fanpage chiude con un esito chiaro: niente violazioni, interesse pubblico riconosciuto, reclami respinti. Resta però aperta la questione politica e istituzionale: quando un membro di un’Autorità entra nel mirino per contatti e interventi su dossier che toccano il partito di governo, il confine tra vigilanza tecnica e pressione politica diventa tema pubblico.
La via d’uscita non può che essere massima trasparenza procedurale (atti, tempi, motivazioni) e regole interne che separino nettamente l’istruttoria dai rapporti di parte. Solo così la tutela della privacy può convivere – senza sospetti – con la libertà d’inchiesta che serve ai cittadini per capire come funziona il potere.



















