Il gesto forte di Fico prima delle elezioni. Stoppa il candidato che se ne va con Cirielli – L’accaduto

La corsa verso le Regionali in Campania si intreccia con uno dei temi più sensibili della politica meridionale: il rapporto tra istituzioni, zone grigie e rischio di infiltrazioni. Al centro della vicenda c’è Pasquale Di Fenza, consigliere regionale uscente, eletto col centrosinistra, espulso da Azione e oggi candidato con Forza Italia a sostegno di Edmondo Cirielli.

A riaccendere i riflettori sul suo nome è stata l’inchiesta di Fanpage, che ha documentato i legami professionali di Di Fenza con la famiglia Simeoli di Marano, indicata come braccio imprenditoriale del clan Polverino, e lo ha mostrato nelle foto di “famiglia” all’interno della sede della Sime Costruzioni, bene poi confiscato e assegnato all’Ente Idrico Campano.

Su questo terreno si inserisce con forza la posizione di Roberto Fico, candidato del campo largo di centrosinistra alla presidenza della Regione Campania, che ha rivendicato una scelta netta:

“Ho detto io no a Pasquale Di Fenza candidato alle Elezioni Regionali col centrosinistra”.

Il “no” di Fico: «Altissima l’asticella su liste e candidati»

Interpellato dai cronisti dopo la pubblicazione dell’inchiesta, Fico conferma senza giri di parole di aver bloccato ogni ipotesi di candidatura di Di Fenza nelle liste a lui collegate:

«È vero», risponde quando gli chiedono se sia stato lui a dire no alla presenza del consigliere nelle liste progressiste.

L’ex presidente della Camera lega questa scelta a una linea politica più ampia, che da mesi rivendica come tratto distintivo della sua candidatura:

  • “Tenere altissima l’attenzione e altissima l’asticella” sui profili in lista;

  • contrastare le “zone grigie” dove possono intrecciarsi pubblica amministrazione, imprenditoria opaca, criminalità organizzata e mala politica;

  • puntare a una Regione dove “l’etica pubblica è sempre al primo posto”, con protocolli d’intesa stabili con forze dell’ordine e Autorità anticorruzione sugli appalti.

Non è un caso che da settimane Fico insista sul tema del “codice etico” e delle “liste pulite”, definendole non una bandiera giustizialista ma una “opportunità politica” che tutela tutti i soggetti in campo.

L’ombra dell’inchiesta Fanpage su Di Fenza

L’inchiesta giornalistica che ha innescato il caso ricostruisce il percorso di Di Fenza partendo proprio dalla Sime Costruzioni, storica azienda riconducibile ai Simeoli, al centro delle indagini come struttura economica del clan Polverino.

All’interno dell’immobile confiscato, Fanpage mostra:

  • documenti, assegni, atti di compravendita;

  • immagini di famiglia, in cui Di Fenza compare accanto ai membri del nucleo Simeoli e ad altri collaboratori considerati vicini al gruppo;

  • il racconto dell’ex comandante dei vigili urbani di Marano sulle dinamiche di potere che passavano da quella sede.

A questo si aggiunge la parte più mediatica della vicenda: Di Fenza era già finito nell’occhio del ciclone per il video girato nel suo ufficio del Consiglio regionale con la tiktoker Rita De Crescenzo, che aveva portato alla sua espulsione da Azione e che oggi non gli impedisce di godere ancora del suo sostegno nella nuova corsa con Forza Italia.

Campania, terra di Comuni sciolti e “zone grigie”

Fico collega il “caso Di Fenza” a un quadro più ampio: quello della Campania come regione in cui numerosi Comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose negli ultimi anni, soprattutto in aree ad alta densità criminale.

Da qui la sua insistenza nel ribadire che:

«Troppo spesso i nostri Comuni sono stati sciolti per infiltrazione. Ci sono ancora zone grigie su cui dobbiamo fare chiarezza»,

e che il compito della politica, se vuole essere credibile, è spezzare l’intreccio tra pubblica amministrazione degenerata, imprenditoria contigua ai clan e “un certo tipo di politica”.

L’idea, ribadita anche in altre uscite pubbliche, è quella di una Regione che si doti di regole trasparenti per le candidature, filtri più stringenti, protocolli anticorruzione sugli appalti, e che usi il tema della legalità non come arma propagandistica, ma come linea di confine per la formazione delle coalizioni.

Un messaggio agli elettori: «Non siamo tutti uguali»

La vicenda Di Fenza diventa anche, nelle parole di Fico, un tassello del messaggio rivolto agli elettori alla vigilia del voto regionale.

Il candidato del centrosinistra insiste sulla partecipazione al voto e sul rifiuto del “tanto sono tutti uguali”, sostenendo che proprio scelte come il veto su alcune candidature dimostrerebbero differenze concrete tra le coalizioni:

  • invita le “persone libere” ad andare alle urne;

  • ribadisce che partecipare può cambiare gli equilibri;

  • contrappone la politica dei contenuti – sanità pubblica, servizi sui territori, rigenerazione urbana, sostegno alle fragilità – agli “show” e agli “attacchi personali”.

Tra etica e realpolitik: un banco di prova per il “codice Fico”

La scelta di rivendicare pubblicamente il “no” a Di Fenza, in un contesto in cui altre inchieste e rapporti dell’Antimafia hanno già acceso i riflettori su più candidati di diversi schieramenti, trasforma il caso in banco di prova concreto per il cosiddetto codice etico del campo largo.

Non mancano critiche e osservazioni sulle presunte incoerenze di questo percorso – alcuni commentatori contestano, ad esempio, la presenza di figure discusse nelle stesse liste che sostengono Fico – ma il messaggio che il candidato vuole far passare è chiaro:

  • la selezione dei candidati non è un dettaglio tecnico,

  • la legalità non è uno slogan di campagna,

  • dire dei “no” può costare in termini di equilibri interni, ma diventa parte della proposta politica.

In questo quadro, il caso Di Fenza assume un valore che va oltre il singolo nome: è il terreno su cui Roberto Fico prova a dimostrare, nei fatti, che il tema delle liste pulite e dell’etica pubblica non è solo un titolo di convegno, ma una linea di demarcazione su cui si gioca una parte decisiva della sfida per la guida della Campania.

IL VIDOE DI FANPAGE:

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In definitiva, il “no” di Roberto Fico a Pasquale Di Fenza non è soltanto un dettaglio di lista, ma il tassello di una narrazione più ampia: quella di una Campania chiamata a scegliere se continuare a convivere con le sue zone grigie o provare a rialzare davvero l’asticella dell’etica pubblica. Sullo sfondo restano le ombre raccontate dalle inchieste giornalistiche, i comuni sciolti per infiltrazioni, il rischio costante che pezzi di amministrazione, impresa e politica finiscano nello stesso cono d’ombra.

Per capire fino in fondo il contesto, i rapporti ricostruiti e i nodi più delicati di questa vicenda, è indispensabile partire dai fatti. Ed è proprio ciò che fa l’inchiesta che ha acceso i riflettori sul caso: qui di seguito il video di Fanpage, da cui prende le mosse tutta questa storia.

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