La nuova villa romana del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini continua a far discutere: non solo per le dimensioni – 674 metri quadri, 28 vani, giardino e due box – e per il prezzo considerato “d’affare”, ma anche per il notaio che ha rogato l’atto.
Nel talk show DiMartedì su La7, condotto da Giovanni Floris, il direttore di Domani Emiliano Fittipaldi ha rivelato che il rogito è stato firmato da Alfredo Maria Becchetti, professionista considerato vicino alla Lega, già candidato con il partito di Salvini e soprattutto notaio che ha certificato la “resurrezione” della società Stretto di Messina, centrale nel progetto del Ponte.
L’inchiesta di Domani e le parole di Fittipaldi in tv aprono così un fronte delicato: intreccio tra affari immobiliari, politica e grandi opere pubbliche, con al centro il ministro e la sua nuova “reggia” alla Camilluccia.
La “reggia” alla Camilluccia: numeri e prezzo
Secondo quanto ricostruito da Domani, Salvini e la compagna Francesca Verdini hanno acquistato una villa in via della Camilluccia, una delle zone più esclusive di Roma Nord:
superficie di 674 mq;
28 vani e due box auto;
quattro livelli, compreso il seminterrato;
prezzo di acquisto: 1,35 milioni di euro.
Tradotto: poco più di 2.000 euro al metro quadro. Secondo Domani e le ricostruzioni rilanciate da La Stampa e da altri quotidiani, si tratta di una cifra molto più bassa dei valori medi della zona, che l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate colloca attorno ai 3.800 euro/mq per immobili di quel livello alla Camilluccia.
Fittipaldi, a DiMartedì, lo riassume così nelle sue parole: Salvini ha dichiarato – come tenuto a fare – l’acquisto di una casa di 674 mq e 28 camere in una zona residenziale molto prestigiosa di Roma Nord, pagandola circa 1,3 milioni. A conti fatti, osserva il direttore di Domani, è come pagare un prezzo “da periferia” in uno dei quartieri più ambiti della capitale, tenuto conto che la stessa zona viene prezzata in media ben più in alto dall’Agenzia delle Entrate.
Le parole di Fittipaldi a DiMartedì: “Dal ponte alla casa”
Intervenendo in diretta su La7, Fittipaldi si concentra soprattutto su un dettaglio che definisce “bellissimo”: l’identità del notaio che ha seguito tutta l’operazione.
Riprendendo le parole che hai riportato, il direttore di Domani spiega che:
il notaio si chiama Becchetti;
è considerato molto vicino a Salvini;
è stato candidato con la Lega alle ultime elezioni, senza risultare eletto;
è lo stesso notaio che ha “ridato vita” alla società Stretto di Messina, cioè alla società che gestisce il progetto del Ponte sullo Stretto.
“Dal ponte alla casa”, sintetizza Fittipaldi: lo stesso professionista che certifica gli atti della società chiamata a realizzare l’opera simbolo di Salvini, firma anche il rogito della sua nuova villa alla Camilluccia.
Poi torna sui numeri: una villa definita quasi una “reggia”, 674 metri quadri, 28 stanze, giardino e due box, pagata poco più di 2.000 euro al metro dove – sottolinea – il valore medio stimato è di circa 3.800 euro. Un differenziale che, secondo l’inchiesta di Domani, rende l’operazione un “affare straordinario” per il ministro.
Chi è il notaio Alfredo Maria Becchetti
L’identità del notaio è il vero punto politico sollevato da Fittipaldi.
Dalle ricostruzioni de L’Espresso e da altre fonti emerge il profilo di Alfredo Maria Becchetti come:
notaio di lungo corso a Roma;
figlio d’arte: il padre, Paolo Becchetti, fu notaio e deputato del centrodestra negli anni ’90;
esponente leghista: candidato con la Lega alle elezioni politiche del 25 settembre 2022, non eletto, e già coordinatore del partito a Roma;
oggi presidente di Infratel, società controllata da Invitalia che gestisce per conto del governo il dossier della banda ultralarga;
nominato anche amministratore di RAM – Rete Autostrade Mediterranee, altra società pubblica;
soprattutto, notaio che ha certificato la revoca della liquidazione della società Stretto di Messina il 6 giugno 2023, passaggio chiave per riattivare formalmente la società che dovrebbe costruire il ponte tanto caro a Salvini.
Non solo: secondo la stessa inchiesta de L’Espresso, Becchetti è anche il notaio che ha rogato l’atto costitutivo della Fondazione Alleanza Nazionale, considerata il “forziere” di Fratelli d’Italia.
In questo quadro, la scelta – da parte del ministro e della compagna – di affidare proprio a lui il rogito della villa alla Camilluccia è letta da Fittipaldi come un ulteriore segnale della strettissima intersezione tra politica, grandi opere e affari privati.
La storia della villa e i vecchi proprietari
Un altro elemento emerso dalle inchieste di Domani e rilanciato da diverse testate riguarda la storia giudiziaria e societaria dell’immobile.
Secondo queste ricostruzioni:
la villa apparteneva alla famiglia dell’avvocato Giovanni Acampora, storico legale Fininvest legato a Cesare Previti, coinvolto e condannato nei processi Imi-Sir e Lodo Mondadori;
negli anni, l’immobile è transitato attraverso una società lussemburghese (Valim) poi riportata in Italia e messa in liquidazione;
la proprietà è infine passata alle figlie di Acampora, che hanno affidato la procura per la vendita allo studio Previti, fondato dallo stesso Cesare Previti e oggi guidato dal figlio Stefano;
la villa è stata quindi messa in vendita e acquistata da Salvini e Verdini per 1,35 milioni, dopo alcuni passaggi di pignoramento poi cancellati.
È su questo intreccio – vecchia Fininvest, studio Previti, famiglia Acampora, notaio vicino alla Lega – che si concentra gran parte dell’attenzione mediatica.
Il prezzo “stracciato” e le giustificazioni dello staff di Salvini
Sul piano strettamente economico, i dati convergono:
674 mq × ~2.000 €/mq ≈ 1,35 milioni di euro effettivamente pagati;
valori medi di zona stimati attorno ai 3.800 €/mq dall’Agenzia delle Entrate, come riportato da Domani, Il Fatto Quotidiano e La Stampa.
Da qui l’idea di una “reggia a prezzo stracciato” che ha dato il titolo a una delle inchieste di Nello Trocchia su Domani.
Lo staff di Salvini, interpellato dai giornali, ha però fornito la propria versione dei fatti:
la villa sarebbe stata trovata tramite un annuncio su un portale immobiliare (ad esempio immobiliare.it);
il prezzo pagato sarebbe esattamente quello indicato nell’annuncio;
l’immobile, secondo lo staff, necessita di numerosi interventi urbanistici e strutturali, che contribuirebbero a spiegare lo sconto rispetto ai valori medi di zona;
Salvini e Verdini, sostengono i collaboratori, non avrebbero avuto alcuna consapevolezza preliminare della storia giudiziaria dei precedenti proprietari.
Un’altra inchiesta di Domani ha inoltre rivelato che nella stessa villa è stata spostata la sede legale della società di produzione “Casa Rossa”, di cui Verdini è titolare e che lavora spesso con affidamenti pubblici: la dimora diventa così anche un tassello nel mosaico degli interessi economici della coppia.
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L’inchiesta di Domani e le rivelazioni di Emiliano Fittipaldi in tv non aprono solo un caso sul “prezzo” della villa di Matteo Salvini, ma soprattutto su come e con chi questo affare sia stato concluso.
Da un lato c’è un ministro che compra – insieme alla compagna – una villa di lusso a un prezzo giudicato molto conveniente rispetto al mercato, e che affida il rogito a un notaio politicamente vicino, già protagonista degli atti che riattivano la società del Ponte sullo Stretto. Dall’altro lato ci sono le spiegazioni ufficiali dello staff, che parlano di operazione trasparente, di prezzo in linea con l’annuncio e di lavori importanti da effettuare.
In mezzo resta il tema politico e simbolico: la sovrapposizione tra ruoli pubblici, interessi privati e grandi opere, in un contesto in cui anche la scelta del notaio diventa un segnale. Saranno le eventuali verifiche degli organi competenti e il dibattito pubblico a stabilire se si sia trattato solo di un affare immobiliare particolarmente fortunato o del sintomo di un sistema di relazioni che merita di essere guardato molto più da vicino.



















