Roberto Fico, appena insediato alla guida della Regione Campania, ha scelto un gesto politico immediato e simbolicamente forte: ritirerà la querela contro Report che era stata presentata dalla Regione negli ultimi giorni del mandato del presidente uscente Vincenzo De Luca. L’annuncio è arrivato durante la prima riunione consiliare del nuovo ciclo a Palazzo Santa Lucia, davanti ai consiglieri regionali chiamati a governare la Campania per i prossimi cinque anni.
Il caso nasce dalla puntata di Report dedicata alla sanità campana, che aveva generato forti polemiche politiche e una reazione durissima dell’amministrazione uscente, culminata proprio con il ricorso alle vie legali.
“Dare un segnale di distensione”: la motivazione politica di Fico
Nelle parole riportate, Fico non presenta il ritiro come un tecnicismo o una scelta “procedurale”, ma come un messaggio politico: disinnescare subito un clima di scontro tra istituzioni e stampa investigativa.
Il neo-presidente spiega che il ritiro servirà a “dare un segnale di distensione da subito” e lega il gesto a un principio di trasparenza: “La verità è rivoluzionaria e non abbiamo paura”, ma – aggiunge – “va rispettata da tutti convintamente”. In questa impostazione, la “trasparenza del confronto” diventa la base: poi ciascuno potrà farsi la propria idea.
È una presa di posizione che ribalta l’impostazione dello scontro precedente: non la querela come risposta “automatica” a un’inchiesta sgradita, ma la disponibilità a un terreno diverso, quello del confronto pubblico.
La querela di De Luca: l’ultimo strappo sulla sanità campana
Per capire il peso della decisione di Fico bisogna tornare a novembre: negli ultimi giorni da presidente, Vincenzo De Luca aveva annunciato e poi formalizzato l’intenzione di querelare Report e il suo conduttore Sigfrido Ranucci dopo la messa in onda (o le anticipazioni) di un’inchiesta sulle liste d’attesa e sulle criticità del sistema sanitario regionale. Il presidente uscente aveva parlato di “falsi” e di “scorrettezza reiterata”, rivendicando la linea dura contro la trasmissione.
In quel contesto, la querela era diventata anche un atto politico di chiusura del mandato: un ultimo scontro ad alta intensità tra vertice istituzionale regionale e giornalismo d’inchiesta.
Ranucci a Fanpage: “Ci aspettiamo confronto, non querele”
Dopo l’annuncio di Fico, Sigfrido Ranucci – interpellato da Fanpage – ha accolto la scelta con parole che vanno oltre la singola vicenda giudiziaria. La sua lettura è di metodo: quando la stampa solleva un problema, “non ci si aspettano le querele”, ma la “capacità di discutere i punti critici sollevati”, per il bene comune e per i cittadini.
Ranucci insiste anche su un concetto identitario di Report e, più in generale, del giornalismo investigativo: “Il giornalismo non è mai contro qualcuno, ma è a favore della comunità e della collettività”.
È una risposta che posiziona la decisione di Fico come un precedente potenzialmente importante: non solo “ritiro di una querela”, ma un modello di relazione tra istituzioni e stampa, soprattutto su un tema delicato come la sanità.
Sanità e reputazione pubblica: perché la vicenda pesa più di una querela
Il punto centrale è che la sanità in Campania – come in molte regioni – non è una materia astratta: è uno dei terreni più sensibili per i cittadini, perché si misura in liste d’attesa, accesso alle cure, servizi territoriali, percezione di efficienza e fiducia nelle istituzioni.
Per questo, l’inchiesta di Report aveva avuto una risonanza forte: non solo politica, ma emotiva e sociale, con una parte del pubblico che aveva riconosciuto nelle criticità raccontate esperienze quotidiane. Ed è anche per questo che la querela aveva assunto un valore simbolico: l’idea di un’amministrazione che risponde alle denunce con lo scontro legale, invece che con spiegazioni e verifiche pubbliche.
La scelta di Fico prova a ribaltare quel segnale: aprire una fase nuova e, almeno nelle intenzioni dichiarate, impostare il rapporto con stampa e opposizioni su una logica meno “muscolare”.
Un gesto che parla alla politica e ai media: “verità”, “trasparenza”, “distensione”
Il lessico scelto da Fico è significativo: non usa parole neutre come “opportunità” o “valutazione tecnica”, ma richiama “verità”, “trasparenza”, “distensione”. In pratica, trasforma un atto amministrativo-legale in un messaggio di metodo di governo.
E non è un dettaglio che l’annuncio avvenga nella prima seduta: è un gesto “da apertura del ciclo”, come a dire che il nuovo corso vuole segnare una discontinuità immediata anche sul piano dello stile istituzionale.
Il contesto politico campano: un nuovo ciclo che parte sotto i riflettori
L’insediamento del nuovo Consiglio regionale era atteso proprio come avvio formale del ciclo Fico, con all’ordine del giorno la proclamazione degli eletti, l’elezione delle cariche d’aula e l’esposizione del programma di governo. In questo quadro, il caso Report era uno dei nodi ereditati più “ingombranti”: una vicenda già carica di polemica, pronta a diventare un casus belli tra nuovo esecutivo, vecchia amministrazione e mondo dell’informazione.
Ritirare la querela, quindi, non è solo “chiudere una pratica”: è togliere dal tavolo un detonatore.
Leggi anche

Travaglio epico contro Vannacci, ecco come lo umilia in diretta televisiva davanti a tutta Italia – VIDEO
Lo scontro politico attorno a Roberto Vannacci continua ad accendere il dibattito pubblico. Dopo le dichiarazioni del leader di Futuro
Il ritiro annunciato da Roberto Fico ha un doppio significato. Sul piano immediato, riduce la tensione e chiude (o tenta di chiudere) uno strappo nato durante la fine del mandato De Luca. Sul piano più ampio, pone un tema che va oltre la Campania: come dovrebbero reagire le istituzioni quando un’inchiesta giornalistica solleva criticità su servizi pubblici essenziali.
Nella lettura di Ranucci, la risposta giusta è il confronto, non l’azione legale. Nella lettura di Fico, la trasparenza deve essere la base e la distensione un segnale iniziale. Resta da vedere se a questo gesto seguiranno atti coerenti nella gestione della sanità e nella risposta alle criticità: perché, in politica, la credibilità non si misura solo nelle dichiarazioni, ma nella capacità di trasformare un “segnale” in un metodo stabile di governo.



















