Nel giorno del lutto nazionale svizzero per le quaranta vittime del devastante incendio di Capodanno a Crans-Montana, l’Italia si è stretta ufficialmente al Paese elvetico e ai familiari delle persone coinvolte. A rappresentare il dolore e la vicinanza della Repubblica italiana è stato il presidente Sergio Mattarella, che da Martigny ha affidato a poche, incisive parole il suo messaggio: “Angoscia nel ricordo delle vittime, piena solidarietà verso i loro familiari, affettuosa e costante vicinanza ai giovani che in ospedale lottano per riprendersi le proprie vite, giustizia per quanto accaduto”.
Un messaggio scritto di suo pugno nel libro delle condoglianze, al termine di una cerimonia sobria e intensa, che ha visto la Svizzera fermarsi simbolicamente per ricordare una tragedia che ha colpito l’intera Europa.
La visita agli ospedali e l’incontro con le famiglie
La giornata del capo dello Stato era iniziata a Zurigo, dove Mattarella si è recato in ospedale per incontrare i familiari di Leonardo Bove ed Elsa Rubino, due dei giovani italiani rimasti gravemente feriti nell’incendio. Un colloquio riservato, segnato dalla gratitudine verso il personale sanitario e dalla consapevolezza di una sofferenza che travalica i confini nazionali.
Parlando con i medici, il presidente ha sottolineato come “l’Italia intera” sia coinvolta nell’angoscia per quanto accaduto, ribadendo la vicinanza istituzionale e umana del Paese alle vittime e ai loro cari. Da Zurigo, Mattarella ha poi raggiunto Ginevra in aereo, proseguendo in auto verso Martigny, cittadina a circa sessanta chilometri da Crans-Montana, scelta come sede della commemorazione ufficiale.
La cerimonia a Martigny: autorità europee e silenzio collettivo
Alla cerimonia hanno partecipato mille invitati, tra autorità politiche, rappresentanti istituzionali e soccorritori. Seduto accanto al presidente della Repubblica italiana c’era il presidente francese Emmanuel Macron. Presente anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, a testimonianza di una partecipazione europea al lutto svizzero.
Rose bianche, note di pianoforte e un’atmosfera di raccoglimento hanno accompagnato l’evento. Un lungo applauso è stato dedicato ai soccorritori, seguiti da un minuto di silenzio per le vittime. Alle 14 in punto, le campane delle chiese di tutta la Svizzera hanno suonato all’unisono, trasformando il dolore individuale in un momento di memoria collettiva.
Sul palco sono intervenuti il presidente del Consiglio di Stato del Vallese, Mathias Reynard, che ha ringraziato “di cuore” i Paesi che hanno sostenuto la Svizzera, e il presidente della Confederazione Guy Parmelin, che ha definito il Paese “un’unica famiglia in lutto”.
Particolarmente toccante la testimonianza di uno dei tre giovani sopravvissuti all’incendio del bar Constellation: “Quella sera che avrebbe dovuto segnare un nuovo inizio si è trasformata in orrore. È stato come un film apocalittico. Quello che abbiamo vissuto non possiamo dimenticarlo, ma possiamo trasformarlo in forza”.
La linea del governo italiano: “Le famiglie non saranno lasciate sole”
Parallelamente alla presenza del capo dello Stato in Svizzera, da Roma è arrivata una presa di posizione netta da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier ha assicurato che le famiglie dei giovani coinvolti “non saranno lasciate sole” e ha annunciato un imminente incontro a Palazzo Chigi.
Nei prossimi giorni, i familiari delle vittime saranno ricevuti dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e dall’Avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli. L’obiettivo è definire una linea comune sul fronte giudiziario, coordinando le azioni sia in Svizzera sia in Italia, valutando i profili legali e le iniziative possibili nei due ordinamenti.
Indagini e responsabilità: “Non una disgrazia”
Secondo quanto spiegato dalla presidente del Consiglio, l’Avvocatura dello Stato è già in contatto con la Procura elvetica e con la Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo sull’accaduto. “Siamo pronti a fornire tutta l’assistenza necessaria per far sì che possano avere giustizia”, ha dichiarato Meloni.
La premier ha inoltre respinto con forza l’idea che si sia trattato di una fatalità: “Non è stata una disgrazia. È il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare soldi facili. Le responsabilità devono essere individuate e perseguite”. Sulla stessa linea il vicepremier Antonio Tajani, che ha ritenuto giusto valutare la costituzione dell’Italia come parte civile.
Il momento di preghiera a Roma
Nel pomeriggio, il cordoglio istituzionale si è spostato anche nella Capitale. Nella Chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso si è svolta una messa in suffragio delle vittime, celebrata dal cardinale vicario di Roma Baldassarre Reina. Alla funzione hanno partecipato la presidente del Consiglio, diversi ministri e anche i leader dell’opposizione: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi.
Durante l’omelia, il monito è stato chiaro: “Non accada più”. Al termine della celebrazione, Meloni si è trattenuta per alcuni minuti a parlare con i familiari delle vittime presenti in chiesa, in un clima di raccoglimento e rispetto, prima di lasciare la basilica.
Una richiesta che attraversa i confini
La parola chiave che ha unito la giornata svizzera e quella italiana è stata una sola: giustizia. La richiesta di Mattarella, sobria ma ferma, si è intrecciata con l’impegno annunciato dal governo e con il dolore composto delle famiglie. Una tragedia che ha segnato profondamente due Paesi e che ora apre una fase delicata, fatta di indagini, accertamenti e responsabilità, nella speranza che dalla memoria possa nascere una maggiore sicurezza e che quanto accaduto non si ripeta mai più.
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La giornata di Martigny e la visita di Mattarella ai giovani feriti hanno trasformato il lutto in un messaggio istituzionale chiaro: davanti a una tragedia di queste proporzioni, la vicinanza non può fermarsi al cordoglio. Le parole scritte dal Capo dello Stato — “giustizia per quanto accaduto” — hanno dato forma a una richiesta che attraversa i confini e unisce Svizzera e Italia nella stessa esigenza di verità: capire cosa sia successo, perché sia successo e chi abbia fallito.
Ora, mentre il dolore resta intatto, si apre la fase più difficile e più decisiva: quella degli accertamenti e delle responsabilità. Il governo ha promesso sostegno concreto alle famiglie e un coordinamento sul piano legale, ma la credibilità delle istituzioni si misurerà sulla capacità di accompagnare davvero i parenti delle vittime, senza lasciare che il tempo e la burocrazia spengano la ricerca della verità. Perché se la memoria serve a non dimenticare, la giustizia serve a evitare che tutto questo possa accadere di nuovo.



















