Il M5s becca ancora la casta! Arriva la denuncia: Ecco che vogliono fare con i soldi dei cittadini…

Roma, luglio 2025 – È una battaglia che riporta l’Italia indietro di anni, a quando il tema dei vitalizi incendiava il dibattito pubblico. A riaccendere la miccia è il ricorso di circa 1.400 ex deputati che chiedono alla Camera dei Deputati di annullare i tagli ai vitalizi decisi nel 2018 durante la presidenza di Roberto Fico e voluti dal Movimento 5 Stelle.

Un’ondata senza precedenti di ricorsi, che vede coinvolti ex parlamentari di ogni schieramento, tra cui anche volti noti della politica italiana, decisi a riprendersi gli assegni d’oro tagliati con la riforma Fico, che aveva introdotto il principio contributivo, come avviene per i comuni cittadini.

Il Collegio d’Appello della Camera: tensioni e ricorsi

Mercoledì 2 luglio si è svolta la prima udienza davanti al Collegio d’Appello interno alla Camera, un organo giurisdizionale composto da cinque deputati (tra cui esponenti di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Pd e M5S) incaricato di esaminare il caso.

Un’udienza ad alta tensione, con scontri verbali tra i legali e il presidente del Collegio, la meloniana Ylenia Lucaselli. Il Collegio si è preso del tempo per decidere, ma la questione è già esplosa sul piano politico e mediatico.

La difesa degli ex parlamentari: “Non è un privilegio, ma una pensione”

A guidare il ricorso c’è l’avvocato ed ex deputato azzurro Maurizio Paniz, che assiste circa 650 ex deputati e oltre 300 ex senatori. La sua posizione è chiara:

> “Il vitalizio non è un privilegio né un regalo, ma solo una pensione che spetta come trattamento legato ai contributi versati. Non esiste alcuna ‘casta’, ma un diritto legittimo, riconosciuto dalla Costituzione e dalla Cassazione”.

 

Paniz respinge con fermezza le accuse di privilegio e ribadisce che anche i politici hanno diritto alla pensione, come tutti i cittadini che hanno lavorato e versato contributi per anni.

M5S all’attacco: “Vergognoso, noi difendiamo i cittadini”

Durissimo il Movimento 5 Stelle, che rivendica di aver promosso il taglio dei vitalizi nel 2018 e di aver introdotto per la prima volta il calcolo contributivo anche per i parlamentari.

In un post su Facebook, il senatore pentastellato Gabriele Lanzi denuncia con parole durissime:

> “Vogliono indietro assegni d’oro scandalosi, mentre milioni di italiani vivono con pensioni da fame. La pensione deve essere in base ai contributi versati, non al ruolo ricoperto in Parlamento. Noi diciamo basta a chi chiede sacrifici ai cittadini e poi si aggrappa ai propri privilegi”.

Lanzi punta il dito contro Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, accusandoli di voler insabbiare tutto mentre gli italiani fanno i conti con il caro vita e le difficoltà quotidiane:

> “Solo il Movimento 5 Stelle ha avuto il coraggio di rompere questo sistema e continuerà a farlo. La politica deve dare l’esempio, non approfittare”.

I precedenti: già nel 2023 il Senato aveva ceduto

Non è la prima volta che la questione dei vitalizi torna alla ribalta. Nel 2023 il Senato, sempre tramite il suo Collegio interno, aveva già dato ragione agli ex senatori, accogliendo il principio della “legittima aspettativa” e disponendo il ripristino degli assegni tagliati. Ora gli ex deputati più giovani, esclusi da quella vittoria, puntano allo stesso risultato, invocando lo stesso principio giuridico.

Il grande paradosso: tra i ricorrenti anche condannati e volti noti

Tra i 1.400 ricorrenti ci sono anche diversi ex parlamentari condannati e protagonisti di scandali, ma che ora rivendicano il diritto a riavere il vitalizio pieno. Il Fatto Quotidiano ha evidenziato la presenza di figure note, tra cui anche Italo Bocchino, fedelissimo di Giorgia Meloni e tra i più noti esponenti della destra italiana.

Una situazione che fa esplodere la polemica. “Si reclamano privilegi mentre il Paese fa i conti con crisi sociali, tagli e disuguaglianze. Questa è la vera faccia della casta”, denuncia il M5S.

Il verdetto atteso e la rabbia dei cittadini

La sentenza della Camera è attesa nelle prossime settimane, ma la questione ha già sollevato un’ondata di indignazione popolare. Sui social è scoppiata una vera e propria rivolta, con migliaia di cittadini che accusano la politica di essere “distaccata dalla realtà” e di difendere i propri privilegi mentre milioni di famiglie faticano a vivere.

Conclusione: una battaglia tra casta e cittadini

Questa nuova ondata di ricorsi riapre una ferita mai sanata nel rapporto tra cittadini e politica. Mentre la casta prova a riprendersi i suoi privilegi, il M5S annuncia battaglia:

> “Noi continueremo a difendere il principio che vale per tutti: la pensione si prende in base ai contributi versati, non in base ai privilegi accumulati nei palazzi”.

 

La domanda ora è: la Camera avrà il coraggio di resistere all’assalto della casta o si assisterà all’ennesima resa di fronte ai privilegi della politica?

Il verdetto sarà anche un segnale sulla direzione morale della politica italiana. E il Paese, intanto, osserva indignato.

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La battaglia sui vitalizi si prepara a scrivere un nuovo capitolo, ma il copione è lo stesso di sempre: da un lato i cittadini, alle prese con pensioni basse, caro vita e sacrifici quotidiani; dall’altro, una parte della politica che tenta di riprendersi privilegi antichi, dietro la veste giuridica del “diritto acquisito”.

Questa vicenda non riguarda solo cifre o ricorsi, ma la credibilità stessa delle istituzioni. Il verdetto atteso dalla Camera non sarà solo una decisione tecnica: rappresenterà una scelta di campo tra la difesa dei privilegi e il rispetto dell’equità sociale.

In un’Italia segnata da disuguaglianze crescenti, il rischio è che, ancora una volta, la politica venga percepita come autoreferenziale, distante e incapace di dare il buon esempio.

Il Paese guarda, e il giudizio più severo non sarà quello dei tribunali, ma quello dei cittadini.

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