Il M5S denuncia tutto: “Scarpinato aggredito in TV da Giletti” sul servizio pubblico – VIDEO SHOCK

Lo scontro in diretta

Alta tensione a Lo Stato delle Cose, il talk show di Massimo Giletti su Rai 3. La puntata di lunedì è stata segnata da un durissimo scontro tra il conduttore e Roberto Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore del Movimento 5 Stelle. Tema centrale: la ricostruzione delle stragi del 1992 e, in particolare, quella di via d’Amelio.

Giletti ha incalzato Scarpinato sulle intercettazioni con l’ex magistrato Gioacchino Natoli, accusandolo di aver “pilotato” una testimonianza davanti alla Commissione Antimafia. L’ex magistrato ha respinto l’accusa, spiegando che la telefonata con Natoli serviva unicamente a ricordare la rilevanza di una riunione del 14 luglio 1992, pochi giorni prima dell’attentato in cui perse la vita Paolo Borsellino.

“Lei non conosce gli atti, non legge le carte. Non può fare servizio pubblico”, ha replicato Scarpinato a un Giletti visibilmente alterato.

Il caso via d’Amelio e le pressioni politiche

La Commissione Antimafia, guidata da Chiara Colosimo (FdI), ha sostenuto in questi mesi la ricostruzione secondo cui Borsellino fu ucciso per il dossier Mafia e appalti. Una tesi che esclude la cosiddetta “pista nera” e riduce il contesto delle stragi a una dinamica interna tra mafia e appalti pubblici.

Scarpinato, al contrario, insiste da tempo sulla necessità di indagare sui “mandanti esterni” e sui depistaggi che hanno segnato l’inchiesta. “La maggioranza goverantiva – ha detto in studio – da due anni e mezzo impedisce in tutti i modi di approfondire chi furono i complici esterni delle stragi. Vogliono imporre una verità parziale, che assolva i poteri deviati dello Stato”.

Le accuse del M5s a Giletti

La gestione della trasmissione ha scatenato la reazione durissima del Movimento 5 Stelle. I parlamentari Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico e Gaetano Amato hanno diffuso una nota congiunta:
“Massimo Giletti ha superato ogni limite di decenza giornalistica. Non entriamo nel merito dei contenuti, che Scarpinato ha chiarito con autorevolezza. Il problema è il metodo vergognoso con cui è stato trattato: interrotto di continuo, coperto di voce, aggredito verbalmente. È stato uno sfregio alla sua storia di magistrato che ha servito lo Stato, rischiando la vita nella lotta alla mafia”.

I pentastellati hanno annunciato un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai, anche se il blocco imposto dal governo ne limita fortemente l’operatività.

Il ruolo della Rai sotto accusa

Secondo il M5s, quanto accaduto è il segnale di una deriva sempre più evidente della Rai:
“È ormai chiaro che il silenziamento della Vigilanza fa parte di una strategia precisa: trasformare la Rai in un megafono al servizio della propaganda. Quello che è successo ieri non è giornalismo, è uno sfregio alla democrazia e al servizio pubblico”.

Lo scontro tra Giletti e Scarpinato ha scosso l’opinione pubblica e riacceso il dibattito sul ruolo dell’informazione in Italia. Da un lato, un ex magistrato simbolo delle battaglie antimafia, dall’altro un conduttore noto per i suoi toni aggressivi. Il risultato è stata una puntata che ha lasciato dietro di sé accuse pesantissime, con un interrogativo che resta aperto: la Rai sta ancora garantendo un’informazione equilibrata, o è ormai parte integrante della propaganda governativa?

Leggi anche

VIDEO:
In conclusione, lo scontro in diretta tra Giletti e Scarpinato non è un semplice incidente televisivo: è un test di tenuta per il servizio pubblico. Quando il contraddittorio scivola nell’aggressione verbale e nell’interruzione sistematica, ne risentono sia il diritto dei cittadini a un’informazione equilibrata sia la credibilità della RAI. La Vigilanza—già ridimensionata—ha il dovere di pretendere regole chiare di conduzione, tempi paritari e verifica delle fonti. Se Viale Mazzini risponderà con trasparenza, potrà trasformare la polemica in un’occasione di accountability; se invece prevarranno i silenzi e la logica del megafono, resterà l’idea di una TV pubblica piegata alla propaganda. La lotta alla mafia, alle verità parziali e ai depistaggi non può essere sacrificata al ritmo del talk: qui si misura il rispetto dovuto alla storia del Paese e agli spettatori.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini