Il capogruppo M5S in commissione Cultura, Luca Pirondini, attacca frontalmente il ministro della Cultura Alessandro Giuli e la sottosegretaria Borgonzoni: “Settore paralizzato da riforme miopi e scelte politiche arroganti. Lavoratori abbandonati, Cinecittà affidata per spartizione di potere”.
Il grido d’allarme del M5S: “Il settore è al collasso”
Nel corso di un acceso intervento in Aula al Senato, il capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura, Luca Pirondini, ha lanciato un durissimo atto d’accusa contro il ministro della Cultura Alessandro Giuli e la gestione del comparto cinema e audiovisivo da parte dell’attuale governo. Alla base della denuncia, i numeri drammatici che riguardano la condizione dei professionisti del settore: il 40% di attori e attrici è completamente fermo, e solo l’11% di chi lavora è attivo nel cinema.
“Questo significa – ha sottolineato Pirondini – che su oltre 2.000 professionisti, appena il 6% è attualmente impegnato in produzioni cinematografiche. Il resto si arrangia con teatro, doppiaggio, audiolibri, lezioni private. Il 66% non ha guadagnato nulla o non abbastanza per vivere negli ultimi sei mesi, e non vede prospettive per i prossimi sei. È una situazione insostenibile, frutto di scelte politiche sbagliate, miopi, arroganti”.
La riforma del tax credit nel mirino: “Ha bloccato l’intero sistema”
Nel mirino del Movimento 5 Stelle c’è la contestata riforma del tax credit varata dal Ministero della Cultura, che secondo Pirondini avrebbe “bloccato il settore”, tagliando fuori le produzioni indipendenti – considerate “la spina dorsale della cultura italiana” – a favore delle grandi major internazionali.
“La riforma – ha detto il senatore pentastellato – è stata scritta male e imposta peggio. Ha alimentato ricorsi, seminato confusione, fatto crollare la fiducia nel sistema. E tutto questo per cosa? Per un’ossessione ideologica, per riequilibrare un’egemonia culturale che esiste solo nella vostra propaganda”.
Attacco a Giuli e Borgonzoni: “Ministero nel caos, ma nessuno paga”
Dopo lo scandalo del tax credit, Pirondini ha denunciato come all’interno del Ministero regni “il caos più totale”. Le commissioni sarebbero “dimezzate”, la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo “svuotata”, mentre le dimissioni si susseguono senza che ci sia un’assunzione di responsabilità politica.
“L’unico che si è dimesso – ha detto – è stato il direttore della Direzione Cinema. Mai che paghi un politico. La sottosegretaria Borgonzoni è ancora lì, incollata a una poltrona che non è più in grado di onorare. Ha prodotto danni enormi ma non si assume mai la responsabilità di nulla. E lei, ministro Giuli, invece di intervenire, si limita a coprirla di silenzi”.
Il senatore ha poi invitato il ministro a togliere le deleghe alla sottosegretaria, come “atto minimo di serietà”, pur dichiarandosi certo che ciò non accadrà.
Il caso Cinecittà: “Poltrone assegnate per lottizzazione politica”
Altro punto critico sollevato nell’intervento riguarda la recente nomina del nuovo presidente di Cinecittà, figura scelta – secondo quanto ammesso dallo stesso Giuli – su indicazione della Lega. “E quali sarebbero le sue competenze nel settore? Nessuna. Ma va bene così, perché questo governo vive di equilibri interni e spartizioni di potere. Alla Lega il cinema, a Fratelli d’Italia il teatro e le fondazioni liriche”, ha tuonato Pirondini.
“E i lavoratori? Possono anche fallire, l’importante è mantenere il controllo”, ha aggiunto. “Ma noi non staremo zitti. Non ci rassegniamo a vedere un intero settore culturale raso al suolo nel silenzio generale”.
Le proposte del M5S: “Siamo pronti al dialogo, se c’è volontà”
Pirondini ha poi ricordato che il Movimento 5 Stelle ha già avanzato proposte concrete per il rilancio del settore: “Controlli veri sul tax credit, commissioni indipendenti e trasparenti, fondi per le opere prime e seconde, recupero dei soldi pubblici dati a chi ha aggirato le regole”.
Il senatore ha concluso con un appello al ministro: “Se è interessato ad aprire un dialogo, batta un colpo. Il M5S c’è. Lei, però, sembra soffocato dai suoi due sottosegretari. Ma il tempo dei giochini di palazzo sulla pelle della cultura è davvero finito”.
Una crisi culturale e politica
L’intervento di Pirondini arriva in un momento cruciale per il mondo del cinema italiano, colpito da una crisi sistemica che si aggrava giorno dopo giorno. La denuncia del M5S in Senato dà voce a una parte significativa del settore, rimasta finora senza risposte. Il dibattito sul futuro della cultura e dell’audiovisivo entra ora con forza nelle aule parlamentari, con uno scontro frontale tra maggioranza e opposizione destinato a intensificarsi.
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La denuncia del senatore Pirondini riaccende i riflettori su una crisi che da mesi scuote il comparto culturale italiano, in particolare il settore dell’audiovisivo. Le accuse rivolte al ministro Giuli e alla sottosegretaria Borgonzoni non sono solo un atto politico, ma il riflesso di un disagio profondo che coinvolge migliaia di lavoratori lasciati senza tutele e senza prospettive.
Cinecittà, il tax credit, la paralisi ministeriale: tutti elementi che dipingono un quadro desolante di cattiva gestione, opacità e lottizzazione politica. Ma al tempo stesso, l’appello del M5S a riaprire un confronto serio mostra che c’è ancora spazio per rimediare, a patto che il governo abbandoni logiche di potere e ascolti chi la cultura la produce ogni giorno.
Ora serve una svolta: restituire dignità al settore non è solo una questione economica, ma una scelta di civiltà. E il tempo delle promesse, come ha ricordato Pirondini, è scaduto.



















