Nella Giornata per le vittime del lavoro il Presidente richiama istituzioni e imprese: “Ogni otto ore in Italia muore un lavoratore. Servono luoghi sicuri e dignitosi”
Roma, 14 ottobre 2025 – “La sicurezza sul lavoro è un diritto inalienabile, un investimento sul valore dell’essere umano, sul significato profondo del lavoro e sulla qualità della vita”. Con un messaggio indirizzato al presidente Anmil Antonio Di Bella, il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha scandito il cuore della 75ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, chiedendo un salto di qualità sul piano della prevenzione.
“Ogni vittima ha un volto: dal dolore nasca una nuova consapevolezza”
Mattarella ha richiamato i numeri diffusi da Anmil – “in Italia ogni otto ore muore un lavoratore” – definendoli “tragicamente alti anche nel confronto europeo”. Da qui l’appello:
“Ciascuna vittima è un volto a cui dare voce. Serve un impegno collettivo per costruire luoghi di lavoro più sicuri, dove vita e dignità siano sempre al primo posto”.
Il quadro: una strage silenziosa che non accenna a fermarsi
Secondo le associazioni di settore e i dati consolidati di Inail e Anmil, il picco di rischio riguarda cantieri, logistica, agricoltura e manutenzioni. Tra le concause più frequenti: carenze nella formazione, appalti a cascata, turni massacranti, sottodimensionamento degli organici di prevenzione, mancata manutenzione dei macchinari e una catena di subfornitura che spesso scarica il rischio sull’ultimo anello.
Che cosa serve davvero (in tre linee di azione)
1. Prevenzione e formazione obbligatorie di qualità
Aggiornamento continuo per datori e lavoratori, addestramento pratico su attrezzature e dispositivi, simulazioni periodiche nei luoghi di lavoro.
2. Controlli mirati e certezza delle sanzioni
Rafforzamento degli organici di ispettorati e servizi Asl, banche dati interoperabili, verifiche su appalti e subappalti con tracciabilità delle responsabilità.
3. Tecnologie e organizzazione
Incentivi a sensori, dispositivi indossabili, blocchi automatici, ma anche a buona organizzazione dei turni, manutenzioni programmate e valutazioni del rischio aggiornate.
Il ruolo delle parti sociali
Sindacati e associazioni d’impresa convergono su un punto: la sicurezza non può essere ridotta a adempimento burocratico. Servono Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza messi in condizione di incidere, comitati aziendali permanenti e contrattazione che leghi produttività a indicatori di sicurezza, non al risparmio sui costi.
Memoria e responsabilità
La giornata promossa da Anmil ricorda che dietro ogni statistica c’è una famiglia, un collega, una comunità. “Questa ricorrenza – sottolinea l’associazione – deve trasformarsi in un grido corale: basta morti di lavoro”.
Il messaggio del Quirinale indica una rotta semplice e impegnativa: fare della sicurezza il primo parametro di qualità del lavoro. Non un capitolo di spesa, ma il fondamento stesso della dignità repubblicana.
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Il richiamo del Presidente è inequivocabile: la sicurezza non è un costo da comprimere, ma il primo indice di qualità del lavoro. Se in Italia “ogni otto ore muore un lavoratore”, la risposta non può essere rituale: servono formazione vera, controlli mirati con sanzioni certe, tecnologie e organizzazione che prevengano l’errore, e un patto tra imprese, sindacati e istituzioni che metta la vita sopra i bilanci. La memoria delle vittime obbliga alla responsabilità: finché i numeri non scendono, il sistema ha fallito. Misureremo il progresso non dai comunicati, ma da cantieri e magazzini più sicuri e dal crollo degli infortuni. Solo così il “diritto inalienabile” indicato dal Quirinale diventa prassi quotidiana.




















