Roma, 24 agosto 2025 – Una spesa di 120 mila euro per uno stand da 100 metri quadri alla Festa del fungo porcino di Lariano, piccolo comune dei Castelli Romani con poco più di 13 mila abitanti. È questa la scelta compiuta dal ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare (Masaf) guidato da Francesco Lollobrigida, che ha deciso di presenziare con grande enfasi a un evento di carattere locale, trasformandolo in vetrina nazionale.
Una sagra di provincia con investimenti da capitale
La Festa del porcino, in programma dal 10 al 21 settembre, è una manifestazione di carattere tradizionale che richiama visitatori da tutta l’area dei Castelli Romani. Tuttavia, la decisione del ministero di stanziare una cifra così ingente per uno stand ha sollevato polemiche.
Lo spazio espositivo prevede non soltanto l’allestimento di aree dedicate alla promozione delle eccellenze agroalimentari, ma anche uno show cooking con degustazioni, una zona per seminari, gadget personalizzati e materiale informativo. Insomma, un pacchetto “chiavi in mano” che però ha un costo paragonabile a quello di un trilocale a Roma.
Lariano, il “fortino” elettorale di Fratelli d’Italia
La scelta del ministro non appare casuale. Lariano e l’area dei Castelli Romani sono diventati negli ultimi anni un bastione elettorale di Fratelli d’Italia. Alle Politiche del 2022, il partito di Giorgia Meloni raggiunse qui il 38%, ben al di sopra della media nazionale (25%). Alle Europee del 2024, il divario si è confermato: mentre FdI si attestava al 28% a livello nazionale, nei Castelli Romani superava il 40%.
Un consenso che spiega l’attenzione particolare di Lollobrigida, cognato della premier e figura di punta del partito. Presenziare alla Festa del porcino, dunque, non è solo un gesto simbolico, ma anche un chiaro messaggio politico: rafforzare il legame con la base elettorale locale.
Non è la prima volta: precedenti da 135 mila euro
L’impegno del ministero alla sagra non è una novità. Già nel 2024, il Masaf aveva investito 135 mila euro per uno stand ancora più grande, 120 metri quadri, con caratteristiche simili. All’epoca Lollobrigida aveva visitato gli spazi insieme all’assessore regionale Giancarlo Righini. Quest’anno la superficie si riduce di 20 metri quadri, ma la cifra resta molto alta: 120 mila euro.
L’appalto e la società beneficiaria
Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la Evolution Trade, società con sede a Velletri, scelta tramite affidamento diretto proprio a ridosso di Ferragosto. Un dettaglio che alimenta ulteriori polemiche: il legame territoriale tra la ditta e il feudo politico di FdI fa discutere sull’opportunità e la trasparenza della procedura.
Secondo la documentazione, la società fornirà non solo gli allestimenti, ma anche servizi di comunicazione, manutenzione e logistica, rendendo l’intero evento un vero e proprio palcoscenico istituzionale.
Le critiche: “Demagogia e spreco”
Le reazioni non si sono fatte attendere. Molti osservatori e oppositori politici parlano di uso improprio di fondi pubblici in un momento in cui il governo invoca sobrietà e chiede sacrifici ai cittadini.
“Si tagliano risorse su sanità, scuola e trasporti, ma si spendono centinaia di migliaia di euro per sagre di partito”, attaccano esponenti del centrosinistra. Per altri, si tratta di un classico esempio di clientelismo, con il ministero che rafforza il proprio radicamento in un’area chiave per il consenso elettorale.
Una strategia di comunicazione “popolare”
Dall’altra parte, i sostenitori di Lollobrigida difendono la scelta: lo stand del Masaf sarebbe un’occasione per promuovere i prodotti tipici e il settore agroalimentare, cuore dell’economia italiana. La Festa del porcino, sostengono, è un evento capace di attirare migliaia di visitatori e dunque un’opportunità per dare visibilità alle eccellenze locali.
Ma resta il dubbio: è davvero questa la priorità per un ministero nazionale?
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Conclusione
La vicenda della Festa del fungo porcino di Lariano è emblematica di una politica che spesso mescola istituzioni e consenso locale. Da un lato, la promozione delle eccellenze agroalimentari; dall’altro, il sospetto di una spesa pubblica utilizzata per rafforzare un feudo elettorale.
In tempi di inflazione, difficoltà economiche e servizi pubblici sottofinanziati, la domanda resta aperta: ha senso investire 120 mila euro di soldi dei cittadini per uno stand ministeriale in una sagra di provincia?



















