Il Ministro meloniano Valditara sotto accusa shock dopo il video… “Obbedite o vi b…” – VIDEO

Dall’episodio di Gianmaria Favaretto alla valanga di critiche online, fino alla memoria della frase “evviva l’umiliazione”: la gestione del ministro leghista Giuseppe Valditara è nel mirino degli studenti, dei social e della società civile.

La miccia: il caso Favaretto e il rifiuto dell’orale

Tutto è esploso con il gesto di Gianmaria Favaretto, lo studente del liceo Fermi di Padova che ha deciso di non presentarsi all’orale dell’esame di maturità, pur avendo voti eccellenti e un credito sufficiente alla promozione. Il suo è stato un atto di protesta simbolica, pacifico e motivato: una denuncia contro la scuola della competizione esasperata, dei voti come unico metro di valore, dell’umiliazione mascherata da “merito”.

Favaretto ha detto chiaramente:

> “A scuola ho visto una competizione che isola, che fa sentire soli. Ho giocato a rugby per anni: lì la competizione unisce. A scuola, invece, separa. E ci spinge a screditarci a vicenda.”

La risposta di Valditara: riforma punitiva e retorica della repressione

Invece di aprire al confronto, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, esponente della Lega, ha reagito con una proposta di riforma lampo: chi non sostiene l’orale, anche con il resto delle prove superato, sarà bocciato.

Non solo: ha accusato indirettamente gli studenti di immaturità e inciviltà, chiudendo ogni possibilità di dialogo. Favaretto ha definito questa posizione una “risposta violenta”, accusando il ministro di non voler “ascoltare chi la scuola la vive”.

E se qualcuno sperava che le parole del ministro fossero solo dure ma ragionevoli, è bastato poco perché le accuse contro di lui si moltiplicassero.

Il post virale: “Valditara, lo sceriffo col profumo all’olio di ricino”

A rincarare la dose ci ha pensato la pagina Facebook “Italia Mattanza”, che in un post molto condiviso ha definito Valditara:

> “Il leghista sceriffo dal profumo all’olio di ricino, sogna studenti a capo chino: ‘Obbedite o vi boccio!’. La scuola? Il suo Colosseo per umiliare.”

Il riferimento – duro e polemico – è a un’immagine autoritaria della scuola, dove non c’è più educazione ma solo addestramento all’obbedienza. Il video associato al post mostra il ministro durante un evento pubblico in cui pronunciava la frase che ancora oggi lo perseguita:

> “Evviva l’umiliazione come fattore di crescita.”

 

Parole che Valditara aveva già detto nel 2022, in un contesto in cui teorizzava che chi sbaglia debba “vergognarsi pubblicamente per migliorarsi”. Frasi che oggi, in questo clima, appaiono più come un manifesto dell’autoritarismo pedagogico che non come una provocazione teorica.

Studenti e insegnanti insorgono: “La scuola non è un campo di rieducazione”

Il clima si fa rovente. Non solo studenti, ma anche moltissimi docenti, pedagogisti e genitori stanno prendendo posizione contro la linea dura del ministro.

Molti insegnanti sui social hanno commentato con sdegno:

> “L’umiliazione non è crescita. È trauma.”

“Valditara confonde l’educazione con il comando, e la maturità con la sottomissione.”

 

Tra i commenti ai post virali si leggono anche frasi come:
“Studente coraggioso, ministro medievale”,
“Finalmente una generazione che non china la testa”,
“Bocciare per punizione è barbarie, non scuola”.

La protesta si allarga: rifiuti dell’orale anche a Pesaro e Venezia

Dopo Padova, il gesto di Favaretto ha ispirato altre studentesse e studenti in diverse città italiane. A Pesaro, una maturanda ha rifiutato l’orale leggendo un discorso di protesta. A Venezia, episodi simili erano già avvenuti nel 2024. Ora il gesto rischia di diventare un simbolo: la disobbedienza pacifica contro una scuola che opprime più di quanto educhi.

Molti parlano ormai di un movimento latente, che potrà esplodere in autunno. Le proteste studentesche, dopo anni di torpore, potrebbero tornare centrali nel dibattito pubblico.

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VIDEO e Conclusione: Valditara sempre più isolato

Invece di rispondere con apertura, Valditara ha scelto la chiusura, la punizione, l’autoritarismo. Ma nella scuola del 2025, questi metodi sembrano ormai fuori tempo massimo. Una nuova generazione di studenti non accetta più di essere addestrata al silenzio, né di essere umiliata “per crescere”.

Il ministro, con le sue frasi e le sue riforme, sta contribuendo a un clima da conflitto aperto, che potrebbe esplodere proprio a settembre, quando milioni di ragazzi e ragazze torneranno tra i banchi.

E se la scuola diventa il Colosseo, non è detto che gli studenti siano disposti a fare i gladiatori in silenzio.

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