Durante la cerimonia per la consegna delle Stelle al Merito del Lavoro 2025 al Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato uno dei discorsi più forti e diretti degli ultimi mesi.
Un intervento che, dietro la compostezza istituzionale, suona come un chiaro messaggio politico al governo di Giorgia Meloni, alle prese con una manovra economica contestata da opposizioni e sindacati.
Davanti a ministri, dirigenti e rappresentanti delle istituzioni – tra cui il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, il vicepresidente del Senato Gianmarco Centinaio e la ministra del Lavoro Elvira Calderone – Mattarella ha richiamato con forza la necessità di riequilibrare le retribuzioni, rafforzare i salari e tutelare la dignità del lavoro.
“Salari troppo bassi, premi robusti ai dirigenti: squilibri intollerabili”
“Oggi abbiamo consegnato le Stelle alla memoria ai familiari di Angelo Catania, Maurizio Curti e Loris Nadali, caduti sul lavoro. Non ci stancheremo di ripeterlo: il lavoro non può significare rischio di vita”, ha dichiarato il Capo dello Stato, ricordando le vittime degli incidenti sul lavoro.
Poi l’affondo più politico:
“Ci sono squilibri nelle retribuzioni: salari troppo bassi e robusti premi ai dirigenti. È una situazione che mina la coesione sociale e mette in discussione i valori fondamentali della Repubblica.”
Una frase che molti hanno interpretato come un messaggio diretto al governo, chiamato a confrontarsi con l’urgenza di un piano per il salario minimo e la lotta al precariato, questioni su cui l’esecutivo ha finora mostrato grande cautela.
“Il lavoro sta cambiando, ma va governato con giustizia”
Mattarella ha invitato le istituzioni ad affrontare la trasformazione del mondo del lavoro senza lasciare indietro nessuno:
“Il lavoro sta cambiando. Occorre inserirsi nei cambiamenti, per governarli e orientarli in direzione della giustizia e del rispetto di ogni persona.”
Secondo il Presidente, il “trend positivo dell’occupazione” non deve far dimenticare le crepe profonde nel sistema produttivo italiano:
> “Abbiamo una società in movimento, con risorse e creatività. Ma emergono anche elementi critici che vanno regolati, per rispettare i valori della nostra convivenza civile.”
Il Capo dello Stato ha poi evidenziato come il mondo del lavoro proceda oggi “a velocità diverse”, con “diaframmi tra categorie, generazioni, territori e nazionalità”:
“L’unità del lavoro è stata uno dei fattori più potenti della crescita economica e sociale del nostro Paese. Non possiamo perderla.”
“Giovani costretti a emigrare per salari troppo bassi: una sconfitta nazionale”
Uno dei passaggi più toccanti del discorso ha riguardato i giovani italiani costretti a lasciare il Paese per cercare migliori opportunità all’estero.
“La dinamica salariale negativa dell’ultimo decennio – ha detto Mattarella – mostra ora segnali di inversione, ma non basta. Troppi giovani sono spinti all’emigrazione. Una strada spesso sofferta, scelta per la difficoltà di trovare lavoro o per i bassi livelli retributivi di ingresso. È una ferita che il Paese non può più ignorare.”
Per il Presidente, la priorità deve essere restituire ai giovani la fiducia nel lavoro come strumento di dignità e giustizia sociale, non di sacrificio e precarietà.
“Il lavoro deve restare il pilastro della democrazia italiana”
Mattarella ha poi sottolineato come il lavoro rappresenti “il fondamento della Repubblica”, citando i principi costituzionali:
“Il senso unitario dell’apporto delle cittadine e dei cittadini allo sviluppo del Paese è stato determinante nel generare partecipazione, diritti e benessere. Il lavoro deve restare il pilastro della nostra democrazia.”
Un richiamo che arriva in un momento di forte tensione sociale: tra il carovita, la stagnazione dei salari reali e la crescente disuguaglianza tra chi ha contratti stabili e chi vive nel precariato.
Un messaggio politico al governo Meloni
Senza mai nominare direttamente l’esecutivo, il Capo dello Stato ha tracciato una linea netta: l’Italia non può tollerare un’economia che cresce solo per alcuni.
Il riferimento implicito è alla manovra di bilancio, in cui – secondo opposizioni e sindacati – manca un piano strutturale per il lavoro e i salari.
Molti osservatori hanno letto le parole del Presidente come un monito alla premier Giorgia Meloni e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che proprio nelle stesse ore erano al centro delle polemiche per la loro breve conferenza stampa sulla manovra.
Un discorso, quello di Mattarella, che si distingue per il tono fermo e istituzionale ma intriso di contenuti sociali, capace di parlare alle fasce più fragili della popolazione, ai lavoratori precari, agli operai e ai giovani delusi.
Leggi anche

Il giovanissimo giornalista affonda la riforma Nordio e del Governo Meloni – IL SUPER VIDEO
Nel corso del suo intervento a Tagadà, Giacomo Salvini, giornalista de Il Fatto Quotidiano, ha ribadito con chiarezza la propria
Conclusione: “L’Italia deve scegliere da che parte stare”
In chiusura, il Capo dello Stato ha ribadito il suo messaggio di fondo:
“Il lavoro non può essere fonte di paura o di disuguaglianza. Deve tornare a essere il motore della dignità, della partecipazione e della libertà.”
Parole che risuonano come un richiamo morale e politico, in un momento in cui il Paese appare diviso tra promesse di crescita e realtà quotidiana fatta di stipendi fermi, precarietà e rischi sul lavoro.
Dal Quirinale, Mattarella ha ricordato al governo e al Parlamento che la giustizia sociale non è un lusso, ma una necessità democratica.
Un messaggio che, come spesso accade con il Presidente, non alza la voce — ma arriva forte e chiaro a Palazzo Chigi.



















