Il Movimento 5 Stelle denuncia dopo il Vertice Nato con il 5% di Pil per spese militari – “Una ghigl…”

BRUXELLES, 25 giugno 2025 – L’accordo raggiunto al vertice NATO dell’Aia per portare la spesa militare dei Paesi membri al 5% del PIL entro il 2035 non è stato accolto con favore da tutto lo spettro politico. Anzi, dalla delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo arriva una durissima condanna, che definisce la misura una vera e propria “ghigliottina” sul futuro economico, sociale e produttivo dell’Italia.

“Promesse da marinaio”: il M5S attacca Meloni

“La soglia del 5% rappresenta una ghigliottina sulla prosperità dell’Italia e delle future generazioni”, si legge nella nota ufficiale diffusa dagli europarlamentari pentastellati. Il M5S non risparmia critiche dirette alla premier Giorgia Meloni, accusata di aver sottoscritto impegni “insostenibili” in sede internazionale. “Le rassicurazioni di Giorgia Meloni sulla sostenibilità finanziaria di questo impegno sono promesse da marinaio – prosegue il comunicato – come quelle del blocco navale per fermare i flussi migratori. Annunci irrealizzabili che nascondono scelte ideologiche dannose.”

“Un suicidio economico e sociale”

Il Movimento cita esplicitamente le parole pronunciate ieri all’Aia dal presidente Giuseppe Conte, definendo la misura una forma di suicidio politico, economico e sociale. “Triplicando le spese per gli armamenti – scrive la delegazione – diminuiranno inevitabilmente le risorse per tutti gli altri capitoli fondamentali della spesa pubblica: sanità, scuola, trasporti, innovazione. È un colpo mortale al nostro welfare, già messo a dura prova”.

Un colpo all’industria e al lavoro

Secondo il M5S, la decisione della NATO arriva in un momento storico in cui l’Italia vive una grave crisi di competitività, soprattutto nel settore industriale. “Pensiamo all’automotive: un comparto che rischia letteralmente una tabula rasa, senza investimenti e senza politiche di transizione sostenibile. Invece di agire da motore degli investimenti pubblici, il governo ha deciso di militarizzare l’economia per i prossimi dieci anni.”

Il riferimento è alle preoccupazioni per la crescente divaricazione tra le esigenze del comparto produttivo civile e le priorità imposte dalla corsa al riarmo. Una corsa che, secondo il M5S, non solo è economicamente insostenibile, ma anche strategicamente miope.

“Meloni fa gli interessi nazionali. Degli altri”

L’attacco politico alla premier si conclude con un’accusa pesante: “Giorgia Meloni ancora una volta ha fatto gli interessi nazionali. Degli altri”. Il sottinteso è chiaro: secondo il M5S, l’Italia avrebbe accettato supinamente condizioni imposte dalle potenze più forti della NATO, in primis gli Stati Uniti, senza difendere la propria autonomia strategica e le proprie priorità economiche e sociali.

Un fronte critico in crescita

Il giudizio del Movimento 5 Stelle potrebbe segnare l’inizio di un fronte critico più ampio all’interno dell’Unione Europea. Se da una parte i Paesi dell’Est e i governi più atlantisti salutano con favore l’aumento delle spese militari, in molte capitali cresce il malumore per le ricadute interne che una simile misura avrà, soprattutto in termini di tagli alla spesa pubblica civile.

In Italia, il dibattito è appena cominciato, ma le prime crepe tra governo e opposizione si stanno già trasformando in un solco profondo. E la firma italiana al vertice NATO rischia di diventare uno dei principali temi di scontro nei mesi a venire, dentro e fuori il Parlamento.

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Conclusione

La decisione di portare la spesa militare al 5% del PIL segna un cambio di rotta radicale per l’Italia e per l’intera Alleanza Atlantica. Ma mentre la NATO esulta per una ritrovata compattezza strategica, in Italia si apre una frattura profonda. Il Movimento 5 Stelle lancia un allarme durissimo sul rischio di sacrificare welfare, industria e coesione sociale sull’altare del riarmo.

Se l’accordo dell’Aia rappresenta davvero una “svolta storica”, come sostengono i vertici dell’Alleanza, sarà la politica interna a stabilire se si tratta di un passo avanti nella sicurezza collettiva o di un prezzo troppo alto da pagare. Il confronto è appena iniziato, e promette di segnare il dibattito italiano – ed europeo – per molto tempo.

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