La notizia, diffusa da Adnkronos, è stata accompagnata dalle parole dello stesso Di Maio, che ha confermato di aver accettato l’invito dei copresidenti dell’ECFR, Carl Bildt, Lykke Friis e Norbert Röttgen, ringraziandoli per la fiducia e definendo l’incarico una “prestigiosa opportunità”.
Per Di Maio si tratta di un ulteriore consolidamento del suo ruolo nello scenario diplomatico europeo, dopo la nomina del 2023 a inviato speciale dell’UE per la regione del Golfo e la successiva proroga del mandato per altri due anni.
Luigi Di Maio entra a far parte del Council dell’European Council on Foreign Relations, uno dei più rilevanti think tank europei nel campo della politica estera e delle relazioni internazionali. L’annuncio segna un nuovo passaggio nel percorso istituzionale dell’ex ministro degli Esteri, oggi Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per il Golfo.
Che cos’è l’ECFR
L’European Council on Foreign Relations, conosciuto con l’acronimo ECFR, è un think tank internazionale dedicato alla politica estera e di sicurezza europea. La sua attività si concentra sull’analisi dei grandi dossier geopolitici, sulla promozione del dibattito pubblico e sul confronto tra decisori politici, diplomatici, studiosi, esperti e rappresentanti della società civile.
Il Council dell’ECFR rappresenta una delle componenti più visibili della sua identità paneuropea: secondo la stessa organizzazione, è cresciuto dai 50 membri fondatori del 2007 a oltre 330 membri provenienti da tutta Europa. È presieduto da Carl Bildt, Lykke Friis e Norbert Röttgen e riunisce personalità impegnate nel dibattito strategico sul ruolo dell’Europa nel mondo.
L’ingresso di Di Maio va quindi letto dentro questo contesto: non un incarico governativo, ma una collocazione in una rete europea di confronto, analisi e indirizzo sulle principali sfide internazionali.
Le parole di Di Maio
Nel comunicare la decisione, Di Maio ha espresso soddisfazione per l’invito ricevuto. Ha ringraziato i copresidenti dell’ECFR per la fiducia e ha sottolineato il valore della comunità di cui entrerà a far parte.
L’ex ministro ha spiegato di essere onorato di partecipare a una delle realtà europee più autorevoli nel campo della politica estera, capace di mettere insieme policymaker, diplomatici, accademici, imprenditori ed esperti provenienti da tutto il continente.
Il passaggio più politico delle sue dichiarazioni riguarda il momento internazionale in cui arriva l’ingresso nell’ECFR. Di Maio ha richiamato i grandi cambiamenti geopolitici e la crescente instabilità globale, sostenendo che piattaforme come l’European Council on Foreign Relations svolgano un ruolo essenziale nel rafforzare il pensiero strategico, il dialogo e la cooperazione in Europa.
Dal Movimento 5 Stelle alla diplomazia europea
La traiettoria di Di Maio è una delle più particolari della politica italiana degli ultimi anni. Da volto simbolo del Movimento 5 Stelle e vicepresidente del Consiglio, è arrivato alla Farnesina durante una fase complessa della politica internazionale, attraversando poi la rottura con il M5S e il passaggio a una dimensione più direttamente europea.
Il Consiglio dell’Unione Europea lo ha nominato nel maggio 2023 Rappresentante Speciale dell’UE per il Golfo, con il compito di contribuire allo sviluppo di una partnership più forte, ampia e strategica tra l’Unione Europea e i Paesi della regione. Il mandato prevedeva anche il sostegno al dialogo regionale, alla stabilità e alla sicurezza dell’area.
Nel febbraio 2025, il Consiglio UE ha poi esteso il mandato di Di Maio per ulteriori due anni, confermando il suo ruolo in una regione diventata sempre più centrale per gli interessi europei: energia, sicurezza, commercio, investimenti, equilibri mediorientali e rapporti con le monarchie del Golfo.
Il peso strategico della regione del Golfo
L’incarico europeo di Di Maio si colloca in un’area decisiva per la politica estera dell’Unione. Il Golfo non è soltanto un quadrante energetico. È uno spazio nel quale si incrociano sicurezza regionale, rotte commerciali, investimenti sovrani, rapporti con l’Iran, crisi mediorientali, transizione energetica e nuove alleanze globali.
Per l’Europa, rafforzare il dialogo con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein significa tentare di avere una presenza più incisiva in una regione dove storicamente hanno pesato soprattutto Stati Uniti, Cina e Russia.
In questo scenario, la figura del Rappresentante Speciale serve a rendere più visibile e coerente l’azione esterna dell’Unione Europea. Il Consiglio UE, nella decisione di proroga del mandato, ha indicato proprio l’obiettivo di continuare a sviluppare una partnership strategica con i Paesi del Golfo e di contribuire alla stabilità e alla sicurezza dell’area.
Il significato politico dell’ingresso nell’ECFR
L’ingresso nel Council dell’ECFR non cambia formalmente il mandato europeo di Di Maio, ma ne rafforza il profilo pubblico e diplomatico. Significa entrare in uno spazio di discussione dove si confrontano esperienze istituzionali, competenze accademiche, visioni geopolitiche e strategie per il futuro dell’Europa.
Per Di Maio è anche una conferma della trasformazione del suo percorso: da leader politico nazionale a figura impegnata nei dossier internazionali. Una trasformazione che ha suscitato nel tempo valutazioni diverse, ma che oggi trova un nuovo tassello in una rete europea riconosciuta nel campo della politica estera.
La scelta dell’ECFR assume inoltre un valore simbolico: l’ex capo politico del Movimento 5 Stelle, una forza nata con una forte impronta anti-establishment, entra ora in una delle comunità europee più strutturate e influenti nel dibattito internazionale.
Un’Europa chiamata a pensare strategicamente
Le parole di Di Maio richiamano un tema più ampio: la necessità per l’Europa di dotarsi di un pensiero strategico più forte. Le guerre, la crisi in Medio Oriente, la competizione tra grandi potenze, il rapporto con la Cina, la sicurezza energetica e la difesa comune impongono all’Unione Europea una presenza più coordinata sulla scena globale.
In questo senso, il ruolo di think tank come l’ECFR diventa rilevante perché contribuisce a costruire analisi, proposte e reti di confronto. Non decide le politiche ufficiali dell’Unione, ma può influenzare il dibattito, orientare riflessioni e mettere in relazione mondi che spesso procedono separati: politica, diplomazia, università, economia e società civile.
L’ingresso di Di Maio si inserisce dunque in una fase in cui l’Europa cerca di rafforzare la propria autonomia strategica e di non limitarsi a reagire alle crisi, ma di anticiparle e gestirle con strumenti comuni.
Un passaggio osservato anche in Italia
In Italia, la notizia è destinata a far discutere. Di Maio resta una figura divisiva per una parte dell’opinione pubblica, anche per il suo passato politico e per il modo in cui ha attraversato alcune delle stagioni più turbolente della politica nazionale.
Allo stesso tempo, il suo percorso europeo mostra come alcune esperienze maturate nei governi italiani possano poi proiettarsi in incarichi sovranazionali. Dopo la Farnesina, Di Maio ha progressivamente spostato il proprio baricentro verso la diplomazia europea, fino a consolidarsi come interlocutore dell’UE in un’area strategica.
L’ingresso nell’ECFR aggiunge ora una dimensione ulteriore: quella del dibattito strategico europeo, dove la politica estera non viene soltanto praticata nelle sedi diplomatiche, ma anche studiata, discussa e messa in relazione con le grandi trasformazioni globali.
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L’ingresso di Luigi Di Maio nel Council dell’European Council on Foreign Relations rappresenta un nuovo capitolo nel suo percorso internazionale. Dopo la nomina a Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per il Golfo e la proroga del mandato, l’ex ministro degli Esteri entra ora in una delle principali comunità europee dedicate alla politica estera e alla riflessione strategica.
La notizia ha un valore personale, istituzionale e politico. Personale, perché conferma la nuova fase della carriera di Di Maio. Istituzionale, perché rafforza la sua presenza nei circuiti europei della diplomazia e dell’analisi internazionale. Politico, perché racconta la trasformazione di un protagonista della stagione populista italiana in una figura inserita nelle reti della politica estera europea.
In un mondo attraversato da instabilità, guerre e nuove competizioni globali, il messaggio che accompagna questa nomina è chiaro: l’Europa ha bisogno di più dialogo, più pensiero strategico e più capacità di agire insieme. Di Maio entra nell’ECFR proprio dentro questa fase, in cui il futuro della politica estera europea passa anche dalla qualità delle sue reti, delle sue competenze e delle sue visioni.



















