Il nuovo sondaggio che cambia tutto lo scenario politico – Ora addirittura Conte su Meloni che…

Il nuovo quadro sulle intenzioni di voto (Osservatorio politico, 23 febbraio 2026) fotografa un movimento che, a prima vista, sembra semplice da riassumere con uno slogan: Fratelli d’Italia scende, il Movimento 5 Stelle risale. Ma dentro quei numeri c’è molto di più: non solo i rapporti di forza tra i partiti, bensì anche la psicologia del momento politico, la fatica della maggioranza nel “tenere” l’agenda e l’effetto di un clima acceso – tra economia, dazi, cronaca e referendum – sul consenso.

Vediamo cosa emerge, riga per riga.

I numeri chiave: FdI resta primo, ma perde quota

Fratelli d’Italia si conferma largamente primo partito, ma la curva non è più quella “da rullo compressore” vista in altri periodi.

FdI: 28,9% (febbraio 2026)

era 29,1% a gennaio 2026 (quindi -0,2 in un mese)

ed era 30,3% a novembre 2025 (quindi -1,4 in circa tre mesi)


Non è un tracollo “di colpo” in 30 giorni: è un logoramento, una perdita graduale che conta proprio perché avviene mentre FdI è al governo e quindi vive l’effetto classico dell’esecutivo: ogni problema nazionale diventa un problema “tuo”, anche quando non lo hai creato.

In altre parole: non è un crollo verticale, ma è un segnale di raffreddamento.

Il Pd cresce e si consolida: 22,9%

Il dato del Partito Democratico è uno dei più interessanti perché mostra una crescita lenta ma costante:

PD: 22,9%

era 22,6% a gennaio (+0,3)

era 21,8% a novembre (+1,1)


Il Pd non sfonda, ma accorcia: non tanto su FdI (che resta lontano), quanto sull’idea che l’opposizione sia incapace di aggregare consenso stabile. Qui, al contrario, si vede una tenuta strutturale e un piccolo recupero.

“Vola Conte”: M5S in risalita e torna competitivo

Il titolo “vola Conte” trova una base concreta soprattutto nel confronto con il mese precedente:

M5S: 12,7%

era 12,2% a gennaio (+0,5)


Mezzo punto in un mese, per un partito come il M5S, è un segnale: non è un rimbalzo marginale, è una ripartenza. È come se una parte dell’elettorato tornasse a considerare Conte una figura “utile” nella fase di tensione politica: quando il clima è caldo, spesso i consensi si polarizzano verso chi riesce a dare messaggi netti.

Il M5S, inoltre, si colloca in una zona decisiva: abbastanza alto da pesare, abbastanza “mobile” da poter crescere ancora se intercetta un tema forte (giustizia, lavoro, caro-vita, guerra commerciale, ecc.).

Il dato più pesante del mese: il crollo della Lega

Se si cerca il vero scossone della tabella, non è FdI: è la Lega.

Lega: 6,2%

era 8,0% a gennaio (-1,8 in un mese)

era 7,8% a novembre (quindi ulteriore indebolimento)


Questo sì che è un colpo secco: quasi due punti persi in un mese significano una cosa chiara: fuga o smobilitazione di elettorato. E quando un partito di governo scende così, di solito è perché paga una combinazione micidiale:

fatica a intestarsi risultati concreti,

entra in contraddizione su temi identitari,

e viene schiacciato tra il “partito del premier” (FdI) e altri poli.


È qui che il centrodestra rischia la destabilizzazione interna: non perché Meloni stia crollando, ma perché un pezzo della coalizione si sta assottigliando.

Forza Italia stabile, AVS cresce: il centro si divide in micro-quote

Forza Italia appare stabile:

FI: 8,8% (da 8,4% a gennaio: +0,4)


Non è un boom, ma è un rafforzamento. Se la Lega perde, FI in parte assorbe elettori più moderati che vogliono restare nel perimetro della maggioranza senza “radicalizzarsi”.

Sul fronte progressista, invece:

Alleanza Verdi Sinistra: 7,6%

era 7,2% a gennaio (+0,4)


Anche qui: crescita piccola ma significativa. AVS consolida una fetta di elettorato che vuole un’opposizione più “dura” su alcuni temi (ambiente, diritti, guerra, lavoro).

Intanto il “centro” resta frammentato:

Azione 2,9%

Italia Viva 2,1%

+Europa 1,5%


Sommano, ma separati contano poco: ed è un dettaglio che pesa molto quando si ragiona di coalizioni.

L’effetto “Vannacci”: nasce un’altra gamba a destra?

Nella tabella compare anche:

Futuro Nazionale (Vannacci): 2,7%


Questo dato, da solo, non “ribalta” gli equilibri, ma introduce un tema politico enorme: la concorrenza a destra. Se questo contenitore cresce, può:

sottrarre voti alla Lega,

pescare nell’area più identitaria,

e creare un problema di perimetro alla maggioranza.


Non è ancora un terremoto, ma è il classico seme che, se irrigato dalla polemica quotidiana, può diventare un fattore.

Somme e blocchi: chi è davvero avanti oggi?

Se ragioniamo per aree (con tutte le cautele, perché non sono elezioni e le alleanze contano), il quadro è interessante.

Centrodestra “classico” (FdI + FI + Lega + Noi Moderati):

28,9 + 8,8 + 6,2 + 1,0 = 44,9%


Se dentro l’area si include anche Futuro Nazionale (Vannacci):

44,9 + 2,7 = 47,6%


Campo progressista largo (PD + M5S + AVS):

22,9 + 12,7 + 7,6 = 43,2%


Se a questo si aggiunge il “centro” (Azione + IV + +Europa):

43,2 + 2,9 + 2,1 + 1,5 = 49,7%


Morale: il vantaggio del centrodestra non è più “scontato” se l’opposizione riuscisse davvero a sommare tutto (cosa politicamente difficilissima, ma numericamente possibile).

E soprattutto: il dato suggerisce che la partita non è “Meloni contro il nulla”, ma Meloni con un’alleanza che scricchiola, mentre dall’altra parte ci sono pezzi che, seppur divisi, nel totale pesano.

 

Perché FdI scende e Conte sale: clima politico e referendum sullo sfondo

Il contesto conta. Quando l’agenda pubblica è dominata da tensioni, polemiche, scontri istituzionali e battaglie mediatiche, spesso succede questo:

chi governa paga l’attrito del potere (FdI scende gradualmente),

chi ha una comunicazione più “oppositiva” e identitaria può recuperare (Conte risale),

i partiti “di mezzo” rischiano di essere stritolati (Lega giù forte, centro spezzettato).


E sullo sfondo c’è un elemento che, in questa fase, può agire da amplificatore: il referendum, che polarizza e spinge l’elettorato a scegliere “di pancia” chi interpreta meglio la sua posizione sul tema giustizia/poteri dello Stato.

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Il dato non dice che FdI sta crollando in modo irreversibile. Dice qualcosa di più sottile e, per questo, più pericoloso per chi governa: FdI non cresce più e inizia a consumarsi.

E contemporaneamente dice che Conte torna a salire, proprio mentre la Lega perde terreno e il centrodestra rischia di diventare una coalizione dove:

il partito principale deve reggere tutto,

e gli alleati o si indeboliscono o cercano strade alternative.


Se questo trend continua, la vera notizia dei prossimi mesi potrebbe essere questa: non “Meloni cade”, ma la maggioranza entra in una fase di nervosismo permanente, in cui ogni dossier (economia, dazi, lavoro, giustizia, sicurezza) diventa un test di tenuta interna.

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