Il nuovo sondaggio! M5s sempre più vicino al Partito Democratico? Arrivano i dati shock

Il nuovo sondaggio EMG Different per il Tg3 ridisegna, almeno nelle intenzioni di voto, la geografia politica italiana. Il dato che balza subito agli occhi è il progressivo avvicinamento del Movimento 5 Stelle al Partito Democratico, con i due principali partiti dell’area progressista ormai separati da meno di otto punti percentuali. Sullo sfondo, un centrodestra ancora in testa, un centro moderato in affanno – con Azione inchiodata al 3,1% – e una partecipazione al voto stimata in forte calo rispetto alle Politiche del 2022.

Centrodestra primo blocco, ma il centrosinistra non è lontano

Il sondaggio fotografa un’Italia divisa in due blocchi principali, ma non più separati da un abisso.

Totale centrodestra: 48,0%

Fratelli d’Italia: 28,6%

Forza Italia: 9,4%

Lega: 8,7%

Noi Moderati: 1,3%


Totale centrosinistra/allargato: 44,8%

Partito Democratico: 21,0%

Movimento 5 Stelle: 13,4%

Alleanza Verdi–Sinistra Italiana: 5,6%

Italia Viva: 2,8%

+Europa: 2,0%

Il centrodestra nel suo complesso resta quindi primo polo del Paese, ma il distacco sul fronte progressista si riduce a poco più di tre punti. Se in Parlamento i rapporti di forza sono ancora schiacciati a favore della maggioranza guidata da Giorgia Meloni, nell’elettorato potenziale la distanza non è più quella delle Politiche 2022.

Il dato politico: il Movimento 5 Stelle si avvicina al Pd

Dentro il campo di opposizione, il dato più significativo è proprio quello del Movimento 5 Stelle, che si attesta al 13,4%. Il Pd conserva la leadership con il 21%, ma il M5S si consolida come seconda forza dell’area, restringendo le distanze e confermandosi interlocutore imprescindibile per qualunque ipotesi di alternativa alla destra.

La fotografia del sondaggio suggerisce alcuni elementi politici:

1. Bipolarismo interno al campo progressista
Il Pd non è più l’unica calamita del voto anti–Meloni: il M5S dispone di un bacino significativo, in grado di attrarre soprattutto elettori critici verso le politiche sociali ed economiche del governo.


2. Convergenza numerica Pd–M5S
La somma dei due principali partiti di opposizione supera il 34%: un dato che, se tradotto in un progetto politico comune, potrebbe mettere in discussione la supremazia del centrodestra in molti collegi uninominali.


3. Identità differenziate ma comunicanti
Pd e M5S competono su temi contigui – lavoro, welfare, sanità, ambiente – ma con linguaggi diversi. Il sondaggio mostra che entrambi hanno spazio, soprattutto se riescono a parlare a pezzi di società differenti (ceti urbani, giovani, periferie, lavoratori dipendenti).

Verdi–Sinistra, Italia Viva e +Europa: i piccoli che contano

Nella stessa area, Alleanza Verdi–Sinistra si attesta al 5,6%, un risultato che, se confermato alle urne, la renderebbe decisiva in molte sfide di collegio.

Completano il quadro:

Italia Viva al 2,8%,

+Europa al 2,0%.


Sono numeri modesti, ma politicamente rilevanti: in un sistema elettorale misto, ogni punto percentuale può risultare determinante nella conquista dei seggi uninominali. La frammentazione del campo progressista resta dunque un fattore da non sottovalutare: un’alleanza larga potrebbe trasformare percentuali oggi sparse in un blocco competitivo; la corsa separata, al contrario, rischierebbe di premiare ancora una volta il centrodestra.

1. Azione non sfonda
Il 3,1% colloca il partito di Carlo Calenda su una soglia che, in un’eventuale competizione nazionale, lo renderebbe poco incisivo in termini di seggi, soprattutto in un quadro polarizzato. Il richiamo all’elettorato moderato e riformista sembra per ora non bastare a costruire un “terzo polo” competitivo.


2. Il centro come area residuale
Sommando anche il Partito Liberal Democratico, il “centro” non arriva al 5%. In un sistema che tende a semplificare lo scontro tra blocchi, l’area centrista appare stretta in una morsa: da una parte il centrodestra guidato da Meloni, dall’altra il fronte progressista in cui M5S e Pd sono destinati a pesare molto più delle piccole sigle.

Democrazia Sovrana e Popolare sotto il 2%

Fuori dai grandi poli, il sondaggio segnala Democrazia Sovrana e Popolare all’1,2%. Una percentuale che conferma l’esistenza di uno spazio politico critico verso Ue, Nato e globalizzazione, ma che al momento non assume dimensioni tali da incidere sugli equilibri complessivi.

Affluenza stimata al 56%: un Paese stanco della politica

Forse il dato più preoccupante non riguarda i singoli partiti, ma la partecipazione al voto: l’affluenza stimata si ferma al 56%, ben otto punti in meno rispetto al 64% delle Politiche 2022.

Significa che quasi un elettore su due potrebbe scegliere di non recarsi alle urne. Un segnale di:

sfiducia verso la classe politica,

stanchezza per una campagna elettorale permanente,

delusione per le promesse mancate sul terreno sociale (inflazione, salari, sanità, caro–vita).


Per Pd e M5S – che puntano a rappresentare il disagio di ampie fasce di popolazione – la vera sfida sarà riportare alle urne almeno una parte degli astenuti, soprattutto tra i giovani e i ceti popolari più colpiti dalla crisi.

Possibili scenari: cosa succede se Pd e M5S fanno davvero fronte comune

Il sondaggio EMG, preso da solo, non basta a prevedere l’esito di future elezioni. Ma consente di immaginare alcuni scenari:

1. Opposizione frammentata, centrodestra favorito
Se Pd, M5S, Verdi–Sinistra, Italia Viva e +Europa dovessero presentarsi ognuno per conto proprio, il centrodestra unito partirebbe quasi sempre in vantaggio nei collegi uninominali, anche con uno scarto nazionale ridotto.


2. Campo largo progressista
Un accordo strutturale tra Pd e M5S, con il coinvolgimento di Verdi–Sinistra e di una parte del centro liberal–riformista, potrebbe trasformare il 34% combinato dei due principali partiti in una base su cui costruire un’alleanza competitiva, in grado di contendere alla destra la maggioranza dei seggi.


3. Strategia dei vasi comunicanti
Se il M5S continua ad avvicinarsi al Pd senza superarlo, potrebbe imporsi come partner paritario in un eventuale fronte comune, spingendo il baricentro programmatico su temi come salario minimo, sanità pubblica, stop al riarmo e politiche sociali espansive.

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Il sondaggio EMG per il Tg3 restituisce l’immagine di un equilibrio politico più fluido di quanto la composizione attuale del Parlamento lasci immaginare. Il centrodestra resta avanti ma non domina; il centrosinistra allargato è a pochi punti di distanza; il Movimento 5 Stelle si avvicina al Partito Democratico, rendendo sempre più inevitabile una riflessione seria su forme di collaborazione strutturale.

Sul tutto incombe, però, una massiccia area di astensione potenziale. Senza un’operazione di riconciliazione tra cittadini e politica – su lavoro, servizi pubblici, lotta alle disuguaglianze – ogni percentuale rischia di restare un gioco di palazzo, mentre oltre il 40% degli italiani sceglie semplicemente di restare a casa.

In questo spazio, tra chi vota turandosi il naso e chi non vota più, si deciderà davvero se l’avanzata del M5S sul Pd sarà l’inizio di un nuovo equilibrio progressista o solo una parentesi numerica nel lungo braccio di ferro con la destra di governo.

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