Il Quirinale sceglie parole nette, in una fase in cui la tensione in Medio Oriente torna a salire e il fronte libanese rischia di trasformarsi nell’ennesimo punto di rottura. La telefonata tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente israeliano Isaac Herzog, definita da fonti istituzionali come un colloquio «franco e aperto», ha assunto il peso di un passaggio diplomatico delicatissimo.
Al centro del confronto, avvenuto nella serata di mercoledì 13 maggio, ci sono stati i principali nodi della crisi regionale: l’escalation militare, la sicurezza del contingente Unifil nel sud del Libano, il rispetto del diritto internazionale e la necessità di uscire da quella che Mattarella ha indicato come una condizione ormai insostenibile di conflitto permanente.
Il superamento di una condizione di guerra permanente in Medio Oriente, il rispetto del diritto alla navigazione nelle acque internazionali e la cessazione degli attacchi contro la missione Unifil in Libano, giudicati “inaccettabili”. Sono questi i punti principali affrontati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso di una telefonata con il presidente israeliano Isaac Herzog. A contattare il Quirinale è stato lo stesso Herzog. Il Colle ha descritto il confronto come un colloquio “franco e aperto”.
Durante la conversazione, Mattarella ha ribadito con forza l’urgenza di uscire da quella che ha definito una condizione di “guerra permanente”. Particolarmente rilevante anche il riferimento alla “necessità del rispetto del diritto della navigazione nelle acque internazionali”, un passaggio che richiama l’operazione con cui la Marina israeliana ha fermato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla al largo di Creta, trattenendo poi per ore decine di attivisti a bordo di una nave militarizzata, in condizioni denunciate come lesive dei diritti civili fondamentali.
Il messaggio del Quirinale: basta conflitto permanente
Il Capo dello Stato italiano ha posto con fermezza un punto politico e diplomatico centrale: l’urgenza di abbandonare la logica dello scontro continuo. Secondo quanto trapelato dal Quirinale, Mattarella avrebbe sottolineato la necessità di costruire un percorso capace di riportare stabilità nell’area, superando l’attuale clima di tensione permanente.
Non si tratta soltanto di un richiamo generico alla pace, ma di una presa di posizione che arriva in un momento particolarmente difficile. Il Medio Oriente è attraversato da nuove fratture, mentre il Libano torna a essere teatro di bombardamenti, operazioni militari e timori internazionali sempre più forti.
Gli attacchi contro Unifil e la parola più dura: “Inaccettabili”
Il passaggio più significativo del colloquio riguarda gli attacchi che hanno coinvolto il contingente Unifil, la missione delle Nazioni Unite dispiegata nel sud del Libano, nella quale è presente anche personale italiano.
Mattarella avrebbe definito questi episodi «inaccettabili», usando un termine che fotografa la gravità della situazione. La sicurezza delle forze di pace Onu rappresenta infatti un elemento essenziale per l’equilibrio dell’area e per la credibilità della presenza internazionale sul terreno.
La tensione è aumentata ulteriormente dopo l’esplosione di un drone all’interno del quartier generale della missione Onu. L’episodio, fortunatamente senza feriti, ha però rafforzato le preoccupazioni sulla vulnerabilità del contingente e sul rischio che la crisi possa allargarsi ulteriormente.
Il fronte libanese e i nuovi raid
Mentre la diplomazia prova a contenere l’escalation, sul terreno la situazione resta drammatica. Secondo il ministero della Sanità libanese, raid israeliani condotti con droni nei pressi di Beirut sud avrebbero provocato almeno otto morti, tra cui due bambini. Altri attacchi avrebbero colpito anche l’area di Sidone.
Da parte israeliana, l’esercito sostiene di aver preso di mira oltre quaranta infrastrutture riconducibili a Hezbollah nelle ultime ventiquattro ore, tra depositi di armi ed edifici usati a fini militari. Una dinamica che conferma quanto il fronte libanese sia ormai diventato uno dei punti più sensibili della crisi regionale.
Il richiamo al diritto internazionale e alla navigazione
Nel colloquio tra Mattarella e Herzog sarebbe stato ribadito anche il principio del rispetto del diritto della navigazione nelle acque internazionali. Un riferimento che molti osservatori collegano al caso della Flotilla per Gaza, fermata nelle scorse settimane durante operazioni israeliane nel Mediterraneo orientale.
Il tema resta altamente sensibile, perché intreccia diritto internazionale, sicurezza marittima, aiuti umanitari e rapporti diplomatici tra Israele, Paesi europei e organizzazioni internazionali.
La posizione italiana contro l’antisemitismo
Accanto alle critiche sugli attacchi a Unifil e al richiamo alla necessità di fermare l’escalation, Mattarella ha riaffermato anche l’impegno determinato dell’Italia contro ogni forma di antisemitismo.
È un passaggio rilevante, perché conferma la linea del Quirinale: fermezza nel condannare l’odio antiebraico, ma allo stesso tempo chiarezza nel richiedere il rispetto del diritto internazionale, la tutela delle missioni Onu e la ricerca di una soluzione politica alla crisi.
Leggi anche

Figuraccia clamorosa del meloniano Donzelli in diretta TV – Ecco cosa è succeso a Porta a Porta da Vespa – VIDEO
La domanda era semplice, quasi elementare: indicare un Paese europeo in cui l’introduzione del salario minimo avrebbe prodotto un peggioramento
L’intervento del Capo dello Stato arriva in un momento di forte tensione, mentre Israele ha intensificato i bombardamenti in Libano alla vigilia di un nuovo ciclo di colloqui diretti atteso a Washington. Nelle stesse ore, un drone è esploso all’interno del quartier generale della missione Onu, dove è presente anche un contingente italiano, senza provocare feriti. Prima e dopo l’esplosione, l’area era stata presa di mira da Israele. La missione Unifil ha espresso preoccupazione per le attività di Hezbollah e dei militari israeliani nei pressi delle postazioni Onu.
Una crisi che resta aperta
La telefonata tra Mattarella e Herzog non chiude il dossier, ma segnala un irrigidimento del tono istituzionale italiano davanti a una situazione sempre più difficile. Il Quirinale chiede che venga superata la logica della guerra permanente e che siano tutelate le forze internazionali impegnate sul campo.
Il punto politico è chiaro: la sicurezza del contingente Unifil non può essere considerata un elemento secondario, così come non può essere ignorato il rischio di un allargamento del conflitto. In una fase in cui i colloqui diplomatici internazionali restano fragili, il messaggio di Mattarella pesa come un monito rivolto non solo a Israele, ma all’intera comunità internazionale: senza un cambio di rotta, il Medio Oriente rischia di restare intrappolato in una spirale senza fine.



















