Un messaggio che parte dalla memoria di una delle pagine più drammatiche della storia italiana per arrivare direttamente alle inquietudini del presente. Nel giorno dell’anniversario dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lancia un nuovo e forte monito contro la guerra, le logiche di dominio e il ritorno di quelle volontà di potenza che sembravano appartenere a un passato definitivamente superato.
«Ora le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni, ora le volontà di potenza e i propositi di dominio si riaffacciano, manifestandosi in forme anche inedite», afferma il capo dello Stato. Parole che assumono un significato particolare nell’attuale scenario internazionale e che Mattarella lega alla necessità di custodire la memoria, difendere il pluralismo e proteggere quelle conquiste civili che, avverte il presidente, non possono mai essere considerate definitive.
Il monito di Mattarella: «Le guerre sono tornate a gettare la loro ombra»
È uno dei passaggi più forti del messaggio del presidente della Repubblica. Mattarella non limita la commemorazione a una riflessione sul passato, ma utilizza la memoria di Sant’Anna di Stazzema per richiamare l’attenzione sui pericoli che attraversano il presente.
«Ora le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni», sottolinea il presidente, aggiungendo che sono tornate ad affacciarsi anche «le volontà di potenza e i propositi di dominio».
Il riferimento non viene accompagnato dall’indicazione di singoli Paesi o conflitti. Il messaggio assume così un significato più generale: il ritorno della guerra come strumento della politica internazionale rappresenta un pericolo per un sistema di valori costruito anche sulle macerie della Seconda guerra mondiale.
Non si tratta soltanto dei conflitti armati. Mattarella richiama infatti anche le «forme inedite» attraverso le quali possono manifestarsi le volontà di dominio, sottolineando implicitamente quanto la difesa della democrazia richieda attenzione anche davanti a minacce nuove e differenti da quelle conosciute nel Novecento.
Sant’Anna di Stazzema, la memoria di una strage che segnò l’Italia
Le parole del presidente arrivano nell’anniversario dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, uno dei più atroci massacri compiuti in Italia durante l’occupazione nazifascista.
Il 12 agosto 1944 centinaia di civili furono uccisi nella località toscana. Tra le vittime c’erano donne, anziani e bambini. Sant’Anna è diventata nel corso dei decenni uno dei simboli della violenza contro la popolazione civile e della necessità di conservare la memoria delle conseguenze prodotte dal nazifascismo e dalla guerra.
È proprio da quella tragedia che Mattarella costruisce la propria riflessione sul presente. Ricordare, secondo il capo dello Stato, non significa semplicemente celebrare una ricorrenza, ma utilizzare ciò che è accaduto per riconoscere i rischi che possono ripresentarsi sotto forme diverse.
«Preziose le testimonianze e le coscienze capaci di trasmettere esperienze e valori»
In una fase storica nella quale i testimoni diretti della Seconda guerra mondiale diventano sempre meno numerosi, Mattarella sottolinea l’importanza della trasmissione della memoria tra le generazioni.
«Sono più che mai preziose le testimonianze e le coscienze capaci di trasmettere esperienze e valori», afferma.
Il passaggio assume un significato ancora maggiore perché lega direttamente la memoria alla formazione delle coscienze. La conoscenza del passato diventa uno strumento attraverso il quale riconoscere e respingere il ritorno di idee fondate sulla violenza, sulla sopraffazione e sull’annullamento dell’altro.
La memoria, nella visione espressa dal presidente, non può quindi essere considerata un esercizio puramente storico. Deve diventare parte della cultura democratica di una comunità.
Il richiamo contro violenza, odio e disprezzo del pluralismo
Mattarella indica con precisione anche ciò che deve essere respinto: «violenza, odio, il disprezzo per il rispetto del pluralismo, dell’identità delle persone».
Sono parole che allargano ulteriormente il significato della commemorazione. Il presidente non parla soltanto di guerra, ma richiama alcuni dei principi fondamentali sui quali si regge una società democratica: il riconoscimento delle differenze, il rispetto dell’identità individuale e la convivenza tra idee diverse.
La difesa del pluralismo diventa così una barriera contro qualsiasi nuova forma di autoritarismo. Dove vengono delegittimate le differenze e trasformato l’avversario in un nemico, il terreno sul quale può crescere la violenza diventa inevitabilmente più fertile.
Il messaggio del Quirinale invita quindi a non sottovalutare i segnali che possono precedere la perdita delle libertà democratiche.
«Fare memoria è un atto di liberazione»
Particolarmente significativo è il passaggio nel quale Mattarella definisce il valore stesso della memoria.
«Fare memoria, oltre che atto di responsabilità, è atto di liberazione che si rinnova», afferma il capo dello Stato.
Ricordare le tragedie del passato significa dunque liberarsi dalla possibilità che quelle stesse dinamiche possano essere normalizzate o dimenticate. La memoria diventa responsabilità collettiva perché permette alle nuove generazioni di comprendere il prezzo pagato per la conquista della libertà.
È una concezione profondamente attuale del ricordo: non semplice celebrazione, ma esercizio permanente della democrazia.
La vittoria sul nazifascismo e la rinascita dell’Italia
Mattarella richiama quindi direttamente il passaggio storico dal quale è nata l’Italia democratica.
«La vittoria sul nazifascismo aprì la strada della rinascita», ricorda.
Una rinascita che non fu soltanto materiale. Dalla fine della dittatura e della guerra nacquero un nuovo ordinamento democratico, la Repubblica e la Costituzione, costruita sulla centralità della persona, sui diritti fondamentali e sul rifiuto della guerra come strumento di aggressione.
Il ricordo di Sant’Anna di Stazzema viene così collegato alla stessa origine dell’ordine costituzionale italiano. Le libertà conquistate dopo il 1945 non vengono presentate come il risultato inevitabile della storia, ma come la conseguenza di sacrifici enormi e di una precisa scelta politica e civile.
Mattarella avverte: le conquiste civili non sono definitive
Ed è probabilmente questo uno dei messaggi politicamente e culturalmente più importanti dell’intervento del presidente della Repubblica.
«Ciascuna generazione deve sapere che a ognuna appartiene il rafforzamento e la difesa delle conquiste civili, che non sono acquisite una volta per tutte».
La democrazia, dunque, non è irreversibile. I diritti non possono essere considerati eternamente garantiti soltanto perché inseriti nelle costituzioni. La pace non è una condizione permanente. Ogni generazione eredita ciò che è stato costruito da quelle precedenti, ma contemporaneamente riceve la responsabilità di difenderlo.
Mattarella affida così alle nuove generazioni un compito preciso: preservare e rafforzare le conquiste civili anziché considerarle qualcosa di scontato.
«I presupposti etici vanno rinnovati e rinsaldati»
Il presidente conclude il proprio ragionamento insistendo sulla necessità di alimentare continuamente le fondamenta morali della democrazia.
«I loro presupposti etici, le ragioni di impegno, vanno rinnovati e rinsaldati», afferma.
È un passaggio che completa l’intero messaggio. Le istituzioni, da sole, non sono sufficienti se viene meno la cultura che permette loro di funzionare. Le leggi possono proteggere i diritti, ma è necessario che nella società rimanga viva la convinzione che quei diritti debbano essere rispettati.
La democrazia richiede quindi un impegno permanente, tanto delle istituzioni quanto dei cittadini.
Dalla memoria del 1944 alle guerre di oggi
Il valore del messaggio di Mattarella risiede soprattutto nel collegamento tra passato e presente. Il capo dello Stato non sovrappone gli eventi storici alle crisi contemporanee, ma individua un principio che attraversa entrambe le dimensioni: quando tornano le volontà di potenza e di dominio, la memoria delle conseguenze prodotte dalla guerra diventa ancora più necessaria.
Le tensioni internazionali degli ultimi anni hanno riportato il tema della guerra al centro della vita politica europea. Questioni che per decenni sembravano lontane sono tornate a condizionare le scelte degli Stati, le economie, la sicurezza e il dibattito pubblico.
In questo scenario il presidente sceglie di richiamare l’Italia ai principi sui quali è stata costruita la propria democrazia.
Un messaggio che va oltre la commemorazione
Quello pronunciato in occasione dell’anniversario di Sant’Anna di Stazzema è quindi molto più di un messaggio commemorativo.
Mattarella utilizza la memoria delle vittime per lanciare un avvertimento al presente: la pace, la libertà e il pluralismo hanno bisogno di essere continuamente difesi perché la storia non garantisce che le conquiste ottenute rimangano intatte per sempre.
Le «volontà di potenza» e i «propositi di dominio» possono cambiare linguaggio e strumenti, ma continuano a rappresentare una minaccia quando prevalgono sul rispetto delle persone e delle comunità.
Leggi anche

Il nuovo sondaggio che spiazza veramente tutti – Ecco come vanno i Partiti – Giuseppe Conte sta… – I DATI
Un dato pesa più degli altri nell’ultima media settimanale dei sondaggi politici: il Partito Democratico scende al 20,9% e torna
Il richiamo alla responsabilità di ogni generazione
Il filo conduttore delle parole del presidente è proprio la responsabilità.
Responsabilità nel ricordare chi ha perso la vita. Responsabilità nel trasmettere quella memoria. Responsabilità nel riconoscere il valore delle libertà conquistate. E, soprattutto, responsabilità nel comprendere che nessuna conquista democratica può essere considerata acquisita definitivamente.
Il ricordo dell’eccidio del 12 agosto 1944 diventa così un messaggio rivolto direttamente al futuro.
A ottantadue anni da quella strage, Mattarella invita il Paese a non relegare Sant’Anna di Stazzema nei libri di storia, ma a considerarla una lezione ancora viva. Perché proprio mentre «le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni», conservare la memoria delle conseguenze della violenza e delle volontà di dominio diventa, nelle parole del capo dello Stato, una delle condizioni necessarie per continuare a difendere pace, libertà e democrazia.



















