DUBAI — La visita di Stato negli Emirati Arabi Uniti si chiude con un messaggio che unisce diplomazia e interessi economici: per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la collaborazione “organizzata in maniera sistemica” tra Unione europea ed Emirati è un risultato che l’Italia può rivendicare anche sul piano politico. Lo ha detto incontrando a Dubai una delegazione di imprenditori italiani, sottolineando come Roma abbia avuto un ruolo determinante nel promuovere e sostenere questa cornice di cooperazione, destinata — nelle sue parole — a facilitare ulteriormente il lavoro delle aziende presenti nell’area.
“L’Italia ha insistito di più”: il rivendicato ruolo di Roma
Il passaggio centrale dell’intervento di Mattarella è una rivendicazione chiara: l’intesa tra Bruxelles e Abu Dhabi non viene descritta come un’evoluzione automatica, ma come un obiettivo perseguito con particolare determinazione dall’Italia. Il Capo dello Stato parla infatti di un “successo politico”, spiegando che l’Italia è stata il Paese che “di più ha proposto, insistito e premuto” perché si arrivasse a una collaborazione strutturata tra l’Unione e gli Emirati.
In questa impostazione, l’accordo non è solo una questione di relazioni internazionali: diventa un moltiplicatore per l’economia reale, perché offre alle imprese un quadro più stabile e prevedibile in cui muoversi, investire, creare partnership e consolidare una presenza già significativa.
Il contesto: verso un nuovo round di negoziati Ue-Emirati
Le parole di Mattarella arrivano in una fase in cui, secondo quanto riportato, è atteso proprio a Dubai un nuovo round dei negoziati di libero scambio tra l’Unione europea e gli Emirati Arabi Uniti. È un dettaglio rilevante perché lega il messaggio del Quirinale a un calendario concreto: non solo dichiarazioni di principio, ma un percorso negoziale che entra nel vivo e che, se avanzasse, potrebbe tradursi in regole e opportunità più favorevoli per chi fa impresa.
La sequenza, dunque, è leggibile in modo lineare: l’intesa “sistemica” viene indicata come cornice politica; i negoziati vengono presentati come passaggio operativo; gli imprenditori sono il terminale economico di un’impostazione che punta a trasformare la diplomazia in condizioni più vantaggiose per export, investimenti e cooperazione industriale.
Scambi raddoppiati, ma il punto è “la presenza” delle imprese
Nel discorso del presidente emerge un doppio livello di lettura. Da un lato c’è il dato numerico: Mattarella richiama il “raddoppio degli scambi commerciali”, segnalando una crescita significativa dei rapporti economici. Dall’altro, però, insiste sul fatto che la cifra da sola non basta a descrivere la qualità della relazione: l’elemento “reale” è la presenza sul territorio e la rete di collaborazioni tra operatori italiani ed emiratini.
È su questo concetto che Mattarella costruisce la parte più “industriale” del ragionamento: ciò che conta davvero è l’integrazione tra sistemi produttivi, la fiducia verso le imprese italiane e la capacità di trasformare la relazione commerciale in partnership stabili. In altre parole: non solo vendere, ma radicarsi, cooperare, diventare interlocutori affidabili nel lungo periodo.
Dubai come modello di dinamismo: “capacità di visione” e innovazione
Nella cornice della visita, Mattarella dedica parole molto marcate al contesto emiratino, definendone il dinamismo non soltanto proverbiale ma “esemplare”, soprattutto per la velocità e per la capacità di visione che avrebbe guidato il percorso di sviluppo del Paese. È un riconoscimento che serve anche a spiegare perché Dubai sia diventata un nodo strategico: un luogo in cui l’attività economica e finanziaria è intensa e dove le opportunità si muovono con tempi rapidi.
Dentro questa descrizione, la presenza italiana viene raccontata come ampia e articolata: dai grandi gruppi industriali alle piccole e medie imprese, con un’attenzione particolare alla capacità di costruire relazioni internazionali e collaborazioni con altri Paesi. È un punto che rafforza l’immagine di un “sistema Italia” che non si esaurisce nei grandi marchi, ma si regge anche su una trama di aziende più piccole capaci di inserirsi in mercati complessi.
Affidabilità e qualità: la leva che rende “preziosa” la collaborazione
Un altro passaggio chiave del discorso è legato alla reputazione. Mattarella collega direttamente la pluralità del tessuto imprenditoriale italiano a due elementi: qualità della produzione e affidabilità. Ed è proprio questa affidabilità — nella sua ricostruzione — a rendere la collaborazione “preziosa” per entrambi i Paesi, perché sostiene la fiducia nelle imprese e consolida l’interlocuzione economica con gli operatori emiratini e con il governo locale.
In questa prospettiva, la politica non sostituisce l’impresa, ma la accompagna: crea cornici, rafforza canali, valorizza credibilità e continuità. Ed è in questa logica che viene citato anche un fenomeno sociale conseguente, descritto dal presidente: l’aumento costante della presenza di italiani che scelgono di vivere negli Emirati, segnale di una relazione che non è più solo commerciale ma anche di mobilità, lavoro, comunità.
L’incontro a Dubai con il padre di Emanuele Galeppini
Accanto al capitolo economico, la tappa di Dubai comprende anche un momento umano: contestualmente all’incontro con gli imprenditori, Mattarella ha incontrato il padre di Emanuele Galeppini, il giovane golfista italiano deceduto a Crans-Montana. Un passaggio riportato come parte della giornata emiratina del presidente, legato al fatto che i genitori di Emanuele vivono proprio a Dubai.
Una chiusura che sposta il baricentro sul “dopo”: dalla cornice al risultato
Il senso politico complessivo della giornata sta nel tentativo di trasformare un riconoscimento diplomatico — la collaborazione Ue-Emirati — in un vantaggio concreto per il sistema produttivo italiano. Mattarella lo dice in modo esplicito: la cornice più ampia “agevola” il lavoro delle imprese. Ora, però, la partita passa ai passaggi successivi: al negoziato, ai contenuti, ai tempi, e soprattutto alla capacità di tradurre l’aumento di collaborazione in strumenti reali per chi opera sul mercato.
E in questo incrocio tra diplomazia e impresa si misura la posta in gioco: non soltanto “quando” e “quanto” si scambia, ma quale qualità assume la presenza italiana negli Emirati e quanto l’Italia riesce a trasformare la sua spinta politica in opportunità economiche verificabili.
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In conclusione, la visita di Mattarella a Dubai chiude con un messaggio preciso: la diplomazia, se “organizzata in maniera sistemica”, non è un esercizio di stile ma un investimento politico che deve produrre vantaggi misurabili per l’economia reale. Rivendicando il ruolo dell’Italia nel promuovere la cornice Ue-Emirati, il Quirinale mette l’accento su un punto chiave: in un’area dove le opportunità corrono veloci, contano stabilità delle regole, affidabilità dei partner e capacità di trasformare le relazioni in presenza strutturata, non in semplice export.
Ora però la prova decisiva arriva dopo le dichiarazioni: nei negoziati, nei contenuti dell’intesa, nella possibilità di tradurre il raddoppio degli scambi in accordi concreti, filiere e partnership durature per grandi gruppi e Pmi. È lì che si misurerà se la “spinta” politica rivendicata dall’Italia diventerà davvero un moltiplicatore di lavoro, investimenti e competitività, oppure resterà una cornice promettente ma incompleta.



















