Il discorso di Sergio Mattarella alla Conferenza degli ambasciatori, alla Farnesina, è uno di quelli destinati a pesare nel dibattito politico internazionale.
Non è solo il tradizionale messaggio di fine anno alla diplomazia italiana: è un vero e proprio atto d’accusa contro le ingerenze sull’Unione europea, gli assalti al diritto internazionale e la tentazione di riscrivere i confini con la forza.
Senza mai citarlo direttamente, il presidente della Repubblica manda un messaggio chiarissimo all’indirizzo di Donald Trump e dell’attuale linea statunitense, ma anche alla Russia di Vladimir Putin e ai governi che stanno cercando di delegittimare le Corti internazionali, a partire da quelle che indagano sui crimini di guerra a Gaza.
“Aggressione ingiustificata all’Unione europea”: il messaggio a Trump
Mattarella parte da un dato simbolico: i 70 anni dell’ingresso dell’Italia nelle Nazioni Unite, che cadono in un momento in cui l’UE viene dipinta – soprattutto da Trump – come una sorta di gabbia burocratica da smantellare o ridurre a semplice mercato.
Le parole del Capo dello Stato sono un chiaro rovesciamento di quella narrazione:
“Appare a dir poco singolare che… si assista a una disordinata e ingiustificata aggressione nei confronti dell’Unione europea, alterando la verità e presentandola come un’organizzazione oppressiva se non addirittura nemica della libertà”
.
In controluce c’è l’offensiva politica e mediatica di Trump contro Bruxelles, arrivato a paventare la disgregazione dell’UE se non tornerà ai cosiddetti “valori tradizionali” e a una diversa gestione della libertà di stampa.
Mattarella richiama l’Europa a resistere a queste pressioni e, allo stesso tempo, invita la diplomazia italiana a difendere l’idea stessa di integrazione europea come uno dei grandi successi democratici del secondo dopoguerra.
Il cuore del discorso: il diritto internazionale sotto attacco
Il passaggio più duro riguarda però il tentativo di criminalizzare il diritto internazionale e le sue istituzioni.
Il presidente denuncia apertamente le manovre – in prima fila quelle provenienti dagli Stati Uniti e dai loro alleati più stretti – per punire giudici e Corti internazionali “colpevoli” di aver aperto fascicoli su crimini di guerra, in particolare a Gaza:
“Assistiamo oggi alla pretesa di imporre punizioni contro giudici delle Corti internazionali per le loro funzioni di istruire denunce contro crimini di guerra, a difesa dei diritti umani… Sono pretese di un mondo volto pericolosamente indietro, al peggiore passato”.
Il riferimento è chiarissimo: quando un Paese che fu protagonista del processo di Norimberga arriva a minacciare sanzioni, persino carcerazioni, contro i giudici che applicano il diritto internazionale, siamo di fronte – dice Mattarella – a un rovesciamento dei valori fondamentali dell’Occidente.
Il rischio, avverte, è una vera e propria “operazione diretta contro il campo occidentale”, che punta ad allontanare le democrazie dai principi su cui sono nate, separando i destini delle nazioni e minando la fiducia nelle regole comuni.
Russia, Ucraina e il principio dei confini inviolabili
Se Trump e gli Usa sono nel mirino per l’attacco alle istituzioni multilaterali, la Russia lo è per l’aggressione armata all’Ucraina.
Mattarella ricorda che il tentativo di ridefinire i confini europei con la forza era stato ritenuto “irresponsabile e inammissibile” già oltre mezzo secolo fa, alla Conferenza di Helsinki sulla sicurezza nel continente.
Oggi, con la guerra in Ucraina ancora in corso, quel principio viene messo in discussione:
“Preoccupa l’aggressione russa ai danni dell’Ucraina, con vittime e immani distruzioni, e con l’aberrante intendimento di infrangere il principio del rifiuto di ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa”.
L’avvertimento è doppio:
alla Russia, perché l’uso della forza non potrà mai essere legittimato;
ma anche all’Occidente, perché non può rispondere a quell’aggressione smantellando proprio gli strumenti di diritto internazionale che dovrebbero giudicarla.
“Policrisi” e “poli-diplomazia”: la ricetta del Quirinale
Il presidente colloca queste tensioni in un contesto globale che definisce “epoca delle policrisi”: conflitti regionali, crisi climatiche, competizione tecnologica, diseguaglianze economiche, migrazioni.
Di fronte a questo scenario, Mattarella indica una strada: “poli-diplomazia”, cioè più dialogo, più cooperazione, più ruolo delle istituzioni multilaterali.
La legalità internazionale diventa così un “bene comune” da difendere non per astratto moralismo, ma perché è l’unico argine al “generale arretramento della civiltà” che il presidente vede profilarsi all’orizzonte.
In altre parole: se saltano le regole e le Corti che dovrebbero farle rispettare, il terreno resta libero per chi ha più forza militare, economica o tecnologica. E il mondo tornerebbe a logiche pre-novecentesche, in cui la ragione sta solo dalla parte di chi ha più potere.
Europa sotto pressione: tra ingerenze e tentazioni sovraniste
Mattarella invita l’Unione europea a non cedere ai tentativi di ingerenza e a non lasciarsi trascinare nella contrapposizione artificiale tra “Occidente” e diritto internazionale.
Secondo il Capo dello Stato, è in corso una doppia manovra:
1. Dall’esterno, leader come Trump attaccano Bruxelles, alimentano l’idea di un’UE burocratica e illiberale, cercano di dividere gli Stati membri su dossier cruciali (Ucraina, Medio Oriente, rapporti con la Cina).
2. Dall’interno, avanzano governi e movimenti sovranisti che vedono nelle istituzioni comuni più un vincolo che un’opportunità, e che spesso si ritrovano, di fatto, sulla stessa lunghezza d’onda delle critiche arrivate da Washington.
In questo quadro, le parole di Mattarella suonano come un appello alla resistenza democratica: difendere l’Europa non significa accettare tutto ciò che fa, ma riconoscerne il ruolo come barriera contro la regressione dei diritti e la logica dei rapporti di forza.
La pace come “ricerca nella sicurezza”: il richiamo ad Aldo Moro
Nella parte conclusiva del suo intervento, il presidente recupera un’espressione di Aldo Moro: la pace come “ricerca nella sicurezza”.
Non basta invocarla: va costruita ogni giorno, con:
cooperazione internazionale,
riduzione dei divari economici ed educativi,
investimento nelle relazioni tra i popoli, non solo nei rapporti tra i governi,
rispetto delle regole condivise, anche quando colpiscono alleati scomodi o interessi economici immediati.
È un modo per ricordare che la sicurezza vera non è quella conquistata contro il diritto internazionale, ma dentro il diritto internazionale.
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Il discorso alla Conferenza degli ambasciatori è, in fondo, uno specchio in cui l’Occidente è chiamato a guardarsi.
Mattarella denuncia la tentazione di alcuni governi – a partire dagli Usa di Trump – di pretendere un’eccezione per sé: difendere il diritto internazionale quando riguarda i nemici, delegittimarlo quando tocca gli alleati.
Allo stesso tempo, il Capo dello Stato ricorda che l’Europa è sotto assedio da più fronti:
l’aggressione russa che prova a riscrivere i confini con la forza,
la propaganda sovranista che dipinge Bruxelles come il problema,
i colpi di maglio contro le Nazioni Unite e le Corti internazionali.
In questo contesto, il messaggio è chiaro:
se l’Occidente vuole restare fedele a se stesso, non può arretrare sui principi che ha posto alla base del suo ordine internazionale.
Difendere l’ONU, la legalità internazionale, la dignità delle Corti e l’unità dell’Europa non è un esercizio retorico, ma l’unico modo per evitare “un generale arretramento della civiltà”.
Un monito che, dalle sale della Farnesina, è destinato a risuonare ben oltre i confini italiani.



















