Il Presidente Sergio Mattarella torna a rimproverare il Governo – Ecco perché – Inedito

Il Capo dello Stato firma la legge sui ristori ma denuncia le gravi disparità tra figli di coppie sposate e non sposate. “Lesione del principio di uguaglianza”. Lettera a Camera e Senato.

 

Un atto di promulgazione accompagnato da un richiamo netto, incisivo e senza mezzi termini. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato la legge che prevede ristori per i parenti delle vittime di crolli stradali e autostradali — come quello tragico del Ponte Morandi — ma ha colto l’occasione per indirizzare un severo monito al Parlamento.

In una lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato, il Capo dello Stato ha evidenziato l’esistenza di una norma contenuta nel provvedimento che introduce una “discriminazione inaccettabile” tra i figli delle vittime, sulla base dello stato civile dei genitori. Il riferimento è alla distinzione operata tra figli nati all’interno di un matrimonio e quelli nati da unioni civili o convivenze non formalizzate.

> “Una tale previsione è in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione, in particolare con l’articolo 3, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge”, ha scritto Mattarella.

Il contesto: il ddl sui ristori per le vittime del Ponte Morandi

La legge, fortemente voluta dal governo, è nata con l’intento di risarcire in maniera più equa e strutturata i familiari delle vittime di crolli di infrastrutture pubbliche, come il disastro del Ponte Morandi del 2018, in cui persero la vita 43 persone. Ma, come segnalato dal Presidente, il testo approvato presenta una gerarchia tra le diverse forme familiari che rischia di escludere o penalizzare alcuni figli solo per il tipo di legame giuridico tra i genitori.

> “È una norma che di fatto considera meno degni alcuni figli di vittime, creando una frattura intollerabile nel diritto all’indennizzo e al riconoscimento del danno subito”, scrive Mattarella.

La questione delle unioni civili: un altro punto critico

Nella stessa comunicazione, il Presidente evidenzia anche un altro aspetto problematico: la legge non equipara le unioni civili al matrimonio, attribuendo diritti e riconoscimenti diversi a seconda del tipo di legame giuridico tra i partner. Una scelta che secondo Mattarella introduce una forma di “discriminazione normativa” nei confronti di coppie dello stesso sesso o non sposate.

> “L’ordinamento giuridico italiano riconosce le unioni civili come una delle forme familiari tutelate dalla legge. Non è ammissibile che un provvedimento dello Stato faccia distinzione tra i dolori e i diritti dei superstiti sulla base della forma della loro unione”, ha scritto il Presidente.

Mattarella promulga, ma con riserva: “Non posso bloccare la legge, ma vi invito a correggerla”

Nonostante le critiche, il Capo dello Stato ha firmato la legge, spiegando che i rilievi espressi non ostano alla promulgazione, ma richiedono un immediato intervento correttivo da parte del Parlamento. È una forma di richiamo non nuova nella prassi costituzionale, ma che in questo caso assume un peso particolare per la delicatezza dei temi toccati: la giustizia per le vittime e l’uguaglianza dei cittadini davanti al dolore e alla legge.

Reazioni politiche: opposizioni pronte alla modifica, il governo tace

Mentre dal governo, almeno per ora, non sono arrivate repliche ufficiali, le opposizioni hanno colto al volo il monito di Mattarella. Diversi esponenti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e dell’Alleanza Verdi e Sinistra hanno annunciato che presenteranno emendamenti per sanare le disuguaglianze evidenziate dal Quirinale.

“Il presidente Mattarella ha ragione. Non possiamo permettere che il dolore venga pesato con criteri burocratici e discriminatori. Ogni figlio ha il diritto di essere riconosciuto come tale, indipendentemente dallo stato civile dei suoi genitori”, ha dichiarato Elly Schlein.

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Un richiamo etico e costituzionale

Ancora una volta, il Presidente della Repubblica si conferma come garante dell’equilibrio istituzionale e dei diritti fondamentali. Non è la prima volta che Mattarella segnala incongruenze o storture nei testi normativi, ma in questo caso il richiamo ha un tono particolarmente forte, perché tocca il cuore della funzione dello Stato: riconoscere la pari dignità di ogni persona, soprattutto nel momento della sofferenza e della perdita.

Una legge nata per sanare una ferita rischia ora di aprirne un’altra. Ma il messaggio del Quirinale è chiaro: è ancora possibile rimediare, a patto che ci sia volontà politica.

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