Il prof Orsini affonda Carlo Calenda senza mezzi termini. Ecco perché l’ha fatto – INEDITO

Alessandro Orsini, docente di sociologia del terrorismo, torna al centro del dibattito pubblico con un intervento diretto e polemico nei confronti di alcune delle voci che più spesso lo criticano: Carlo Calenda, Aldo Grasso, Stefano Cappellini, Giancarlo Loquenzi e Stefano Bonaccini. Figure influenti del panorama politico e mediatico italiano che, secondo Orsini, non si limitano a esprimere dissenso, ma sono veri e propri “haters”. E per dimostrarlo, il professore introduce un concetto contenuto nel suo ultimo libro: il “criterio dell’assurdità statistica”.

Critici o odiatori?

“Molti odiatori sono tali senza saperlo”, afferma Orsini, richiamando la “scuola del sospetto” – Marx, Nietzsche e Freud – per spiegare come spesso gli esseri umani tendano a illudersi della propria buona fede. “Tutti i miei odiatori dicono: ‘Non sono un hater, ma un critico di Orsini!’”, scrive, ma a suo giudizio esiste un metodo oggettivo per distinguere tra critica e odio: l’analisi della proporzione.

“Se un giornalista, un ricercatore o un conduttore pubblica per tre anni cento tra video, articoli e post su di me, e il 100% di questi contenuti è negativo, allora costui è un odiatore. Il margine di errore è zero”, sostiene il professore. Una logica “matematica”, dunque, che non guarda alle dichiarazioni d’intenti, ma alla realtà dei numeri. E proprio su questa base, Orsini si dice certo che alcuni nomi noti dell’arena pubblica rientrino senza dubbio nella categoria degli “haters”: Stefano Cappellini, Carlo Calenda, Aldo Grasso, Giancarlo Loquenzi, Stefano Bonaccini.

“È statisticamente impossibile che il 100% di ciò che uno studioso dice, fa e scrive sia sempre sbagliato”, spiega. E lo stesso principio, aggiunge, si può applicare non solo alle persone, ma anche ai media: “È statisticamente impossibile che la Russia abbia sempre torto e l’Occidente sempre ragione in tutte le crisi internazionali. Se un giornalista lo afferma, è sicuramente un corrotto, nel senso sociologico del termine”.

Dalla statistica all’introspezione

Ma la riflessione di Orsini non si limita alla denuncia. Il professore invita anche a un esercizio di autocoscienza, un processo di “educazione al sospetto” che chiama in causa la psicanalisi junghiana: “Comprendere il meccanismo dell’assurdità statistica può migliorare la nostra vita individuale e la nostra società, perché ci pone nella condizione di guardarci allo specchio e di sospettare di noi stessi. Ci pone nella condizione di metterci a contatto con l’‘ombra’, di cui parla Jung.”

Questa “ombra” – ovvero il lato oscuro che ciascuno porta dentro di sé – non va proiettata solo verso il nemico o l’altro da sé, ma riconosciuta anche nella nostra cultura, nella nostra civiltà: “Anziché cercare sempre il male negli altri, impariamo a cercarlo dentro noi stessi e dentro la nostra cultura e la nostra ‘luminosa’ civiltà occidentale che fornisce a Netanyahu le armi per il genocidio a Gaza.”

Leggi anche

Un messaggio politico e morale

Il pensiero di Orsini è, come sempre, intrinsecamente politico. Non si limita alla difesa personale, ma si estende a una critica radicale del sistema dei media, del potere politico occidentale, e di ciò che lui percepisce come ipocrisia dominante. Il professore invita a “lottare per un mondo migliore”, a “usare la cultura come strumento di liberazione” e ad abbracciare il sospetto non come arma distruttiva, ma come mezzo per elevarsi.

In un clima pubblico in cui la polarizzazione spesso offusca il dialogo, l’intervento di Orsini ha il merito di rimettere al centro un tema scomodo: la distinzione tra dissenso e odio, tra critica e persecuzione. E, soprattutto, di suggerire che i numeri – spesso più delle intenzioni dichiarate – possono dire molto sulla natura reale delle relazioni tra individui e sulla qualità del dibattito democratico.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini