L’intervento durissimo durante la presentazione di Casa Bianca – Italia: “Siamo uno Stato satellite degli Usa, l’informazione nobilita questa soggezione”
Un Alessandro Orsini mai visto così. Senza freni, senza giri di parole, con una carica polemica esplosiva contro il governo italiano e i media mainstream, durante il suo intervento al Paper Fest di Carrara, la rassegna organizzata da Paper First che porta in piazza autori e libri. A margine della presentazione del suo nuovo volume Casa Bianca – Italia, il professore di Sociologia del terrorismo internazionale ha attaccato frontalmente la premier Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e l’intero sistema politico-mediatico italiano.
“Siamo schiavi degli Usa, anche l’informazione copre il genocidio di Gaza”
Il punto di partenza del suo ragionamento è quello che Orsini definisce “l’asservimento totale dell’Italia agli Stati Uniti”. Un rapporto, secondo il docente, che si riflette direttamente sulle scelte di politica estera e sul modo in cui i principali mezzi di comunicazione trattano i conflitti internazionali. “L’Italia – ha scandito Orsini davanti al pubblico di Carrara – è uno Stato satellite della Casa Bianca. La nostra informazione non si limita ad accettarlo, ma lo celebra con narrazioni autocelebrative, che fanno apparire come virtù ciò che in realtà è una sottomissione totale”.
Un’accusa durissima, che il professore lega direttamente alla guerra in Medio Oriente: “Questa sudditanza spiega anche come è stato raccontato il genocidio di Gaza. Prima coperto, poi giustificato. La stampa italiana – ha aggiunto – si è prestata a questo gioco, trasformandosi in una cassa di risonanza di Washington e Tel Aviv”.
“Meloni e Tajani complici di Netanyahu: difendono i crimini davanti ai tribunali”
Ma il passaggio più esplosivo è arrivato quando Orsini ha puntato il dito contro il governo italiano. “Meloni e Tajani – ha detto – si sono distinti per il loro sostegno totale al genocidio compiuto da Israele. Non si sono limitati a schierarsi politicamente: hanno attaccato tutti i tribunali internazionali che stanno indagando sui crimini di Netanyahu, screditando il diritto internazionale e umiliando l’Italia nel mondo”.
Orsini non ha risparmiato accuse nemmeno sul piano personale: “Con le loro dichiarazioni, Meloni e Tajani fanno vergognare gli italiani davanti alla comunità internazionale. Difendono un regime che bombarda scuole, ospedali, rifugi. Chiunque abbia un minimo di dignità dovrebbe prendere le distanze da questo governo”.
Una critica totale al sistema: “Ci raccontano che l’Italia è un esempio, ma è solo servilismo”
Il discorso di Orsini si è poi allargato, in un attacco frontale all’intera narrazione dominante. “Da anni – ha detto – ci viene raccontato che l’Italia è un esempio di democrazia, di equilibri, di moderazione. Ma la verità è che l’Italia non conta nulla, se non come esecutrice degli ordini di Washington. E tutto questo viene presentato come un merito”.
In questo contesto, secondo Orsini, la politica estera italiana non è frutto di scelte autonome, ma di “una obbedienza sistematica agli interessi statunitensi e israeliani, senza nemmeno il pudore di difendere la propria dignità nazionale”.
La reazione del pubblico e il nuovo libro
L’intervento ha suscitato reazioni forti nella platea del Paper Fest, tra applausi e qualche mormorio. Molti, però, hanno avvicinato Orsini per chiedergli chiarimenti e approfondimenti sul suo nuovo libro, Casa Bianca – Italia, che proprio di questi temi si occupa, ricostruendo i legami tra il potere politico italiano e gli Stati Uniti.
“Spero che questo libro – ha concluso Orsini – aiuti gli italiani ad aprire gli occhi su cosa siamo diventati e su come siamo percepiti nel mondo. Non una nazione sovrana, ma un Paese servile, che si rende complice di crimini spaventosi pur di restare nel club dei ‘buoni’”.
Un’uscita che farà discutere
Le parole di Orsini non passeranno inosservate. La sua accusa diretta al governo Meloni e alla stampa italiana promette di riaccendere il dibattito, anche tra i suoi detrattori abituali. Un Orsini che, ancora una volta, si conferma il più controverso tra gli intellettuali italiani sulla scena internazionale. E stavolta, forse, il più feroce di sempre.
L’intervento di Alessandro Orsini al Paper Fest di Carrara ha lasciato un segno profondo, aprendo una nuova, durissima crepa nel già acceso dibattito politico italiano. Il professore non si è limitato a una critica generica, ma ha lanciato accuse dirette e pesantissime contro il governo Meloni, i vertici della diplomazia italiana e l’intero sistema mediatico, dipingendo l’Italia come uno “Stato servile” privo di autonomia e dignità internazionale.
Le sue parole, destinate a far discutere ancora a lungo, mettono in discussione non solo la politica estera del governo, ma anche il ruolo dell’informazione nel racconto dei conflitti globali, dal Medio Oriente all’Ucraina. Orsini rompe ogni tabù, e lo fa senza mediazioni, proponendo un’analisi che, per quanto divisiva, intercetta il malessere di chi teme che il Paese abbia abdicato al proprio ruolo di attore sovrano sulla scena mondiale.
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Al di là delle reazioni, il suo intervento segna una svolta nel tono del confronto pubblico: il dibattito sulla politica estera italiana e sui suoi legami con gli Stati Uniti non potrà più essere liquidato con frasi di circostanza o con la sola etichetta di “antiamericanismo”. Orsini ha acceso un faro su un tema che, nei prossimi mesi, rischia di diventare ancora più esplosivo. E, che piaccia o no, la sua voce sarà difficile da ignorare.
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