Il prof. Orsini shock su Trump e Pace… Ecco cosa rivela in studio da Del Debbio – IL VIDEO

Dopo oltre due anni di conflitto nella Striscia di Gaza, il mondo ha accolto con sollievo la notizia di un cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Nella notte, il governo israeliano ha ratificato l’accordo raggiunto al Cairo sotto la regia degli Stati Uniti, con la mediazione di Egitto, Qatar e Turchia.
L’intesa prevede il ritiro delle truppe israeliane fino alla cosiddetta “Linea Gialla” entro 24 ore, la creazione di una task force multinazionale con la partecipazione di 200 soldati statunitensi, e la liberazione di 20 ostaggi israeliani in cambio di circa 1.950 prigionieri palestinesi.

Un passo che Donald Trump, promotore del piano, ha salutato come una vittoria storica: “Abbiamo fermato la guerra, sarà una pace duratura”, ha dichiarato l’ex presidente USA, oggi tornato protagonista della scena internazionale.

Orsini a Rete 4: “Trump non è un salvatore, ma in ritardo”

Non tutti, però, condividono l’entusiasmo. Alessandro Orsini, sociologo e analista, è stato ospite di Paolo Del Debbio a Dritto e Rovescio su Rete 4, e non ha risparmiato critiche durissime a Trump.
“Trump viene magnificato ma, a mio giudizio, in maniera errata – ha dichiarato Orsini – perché fermare questa guerra era un gioco da ragazzi”.

Secondo il professore, gli Stati Uniti avrebbero potuto imporre già da mesi una soluzione diplomatica simile, evitando la scia di sangue che ha devastato Gaza e Israele. “Non c’era bisogno di due anni di massacri – ha aggiunto –. Bastava la volontà politica di fermare le armi”.

Le reazioni in studio: stupore e tensione

Le parole di Orsini hanno colpito l’intero parterre di ospiti, con espressioni di sorpresa e disaccordo. Del Debbio ha sottolineato che la tregua, seppur fragile, rappresenta un risultato non scontato. Altri commentatori hanno accusato Orsini di minimizzare la complessità del conflitto e i rischi che un accordo troppo affrettato avrebbe potuto comportare.

Ma il professore è rimasto fermo sulle sue posizioni: “Trump arriva tardi e cavalca una pace che non ha costruito con lungimiranza, ma solo quando era ormai inevitabile. Questo non è un successo diplomatico, è la conferma di una gestione fallimentare che ha lasciato campo libero a morte e distruzione”.

Trump esulta, ma le ombre restano

Mentre Trump rivendica il merito dell’intesa – e ribadisce di attenersi a quanto concordato dalle parti, anche sull’ipotesi di una futura soluzione a due Stati – le parole di Orsini pongono un interrogativo: quanto avrebbe potuto essere evitato se la diplomazia fosse intervenuta prima?

La tregua, infatti, resta fragile: Hamas dovrà rilasciare tutti gli ostaggi entro 72 ore, mentre Israele si ritirerà progressivamente da alcune aree chiave. La comunità internazionale guarda con cautela agli sviluppi, consapevole che l’equilibrio potrebbe spezzarsi da un momento all’altro.

Il durissimo attacco di Alessandro Orsini a Donald Trump non è solo una provocazione, ma il tentativo di smascherare quella che definisce una “narrazione trionfalistica” costruita intorno all’ex presidente USA.
Per il sociologo, la pace non è stata frutto di abilità diplomatica, ma di inerzia colpevole e di calcoli politici tardivi.

Se la tregua reggerà o meno, lo diranno i prossimi giorni. Intanto, il dibattito resta acceso: Trump viene celebrato da molti come l’artefice della svolta, mentre per Orsini e altri critici il suo intervento è arrivato troppo tardi, quando “fermare la guerra era davvero un gioco da ragazzi”.

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Lo scontro televisivo restituisce il vero nodo politico: non l’etichetta di “vittoria storica”, ma il costo del tempo perduto. La tregua è un risultato concreto solo se tradotta in impegni verificabili — ritiro alla “Linea Gialla”, rilascio degli ostaggi, task force sotto controllo internazionale, corridoi umanitari stabili — e se apre, subito, a un percorso negoziale credibile verso due Stati. L’intervento di Orsini incrina la narrazione trionfalistica e rimette al centro una domanda scomoda: quanto sangue si sarebbe potuto evitare con una diplomazia più tempestiva? Da qui si giudicherà la politica, di Washington come di tutti gli attori coinvolti: non dai proclami, ma dalla capacità di garantire il rispetto degli accordi, la protezione dei civili e un processo irreversibile di ricostruzione e sicurezza reciproca.

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