Il sondaggio che butta giù Giorgia Meloni? Più del 60% dice che… – ARRIVA IL DATO SHOCK

C’è un numero che, più di ogni commento politico, racconta il clima che si respira nel Paese: il 61% degli italiani ritiene che l’Italia stia andando nella direzione sbagliata. È il dato più alto dal periodo pre-Covid e attraversa indistintamente Nord e Sud, senza fratture territoriali significative.
A metterlo nero su bianco è Nando Pagnoncelli, in un’analisi pubblicata sul Corriere.it, che restituisce un quadro molto meno rassicurante di quello raccontato dalla propaganda governativa.

Per Giorgia Meloni non sono buone notizie. Perché quel 61% non esprime rabbia ideologica, ma preoccupazione diffusa, una sensazione di incertezza che si traduce in sfiducia sul futuro.

Un Paese con “la stretta allo stomaco”

Il 2025, secondo il sondaggio, si chiude con un sentimento dominante che non è l’indignazione, ma qualcosa di più profondo: timore. Gli italiani non vedono una via d’uscita rapida e sommano ansie diverse, che vanno dalla quotidianità economica alle tensioni internazionali.

È un malessere silenzioso ma persistente, che non esplode in proteste eclatanti, ma si deposita nella percezione collettiva: l’idea che il Paese stia scivolando lentamente, senza una direzione chiara.

Le priorità degli italiani: economia, lavoro e sanità

Quando si chiede agli italiani quali siano le urgenze principali, la classifica resta ancorata ai fondamentali.

Economia e lavoro sono al primo posto con il 56%, in lieve ma costante crescita.

Subito dopo avanza la sanità, che arriva al 40% (+5 punti), con una percezione sempre più legata a carenze di personale, liste d’attesa e difficoltà della medicina territoriale.

In forte risalita anche il tema della sicurezza, indicato dal 33%, con un balzo di +8 punti in un solo anno e +11 rispetto al 2019.


Non si tratta di emergenze improvvise, ma di preoccupazioni strutturali che si accumulano e che, sommate, alimentano la sensazione di fragilità.

Dal nazionale al locale: come cambiano le paure

Quando l’attenzione si sposta dal quadro generale alla dimensione locale, le priorità cambiano leggermente. Economia e lavoro restano centrali, ma cresce il peso della questione ambientale, seguita da mobilità e infrastrutture.

L’immigrazione, che nel dibattito politico nazionale occupa spesso il centro della scena, a livello locale scivola invece su un piano più secondario. Un dato che segnala una distanza evidente tra la narrazione politica e le preoccupazioni quotidiane delle persone.

Pnrr: da speranza a occasione logorata

Un altro segnale allarmante riguarda il Pnrr. Se inizialmente era stato percepito come una leva decisiva per rilanciare il Paese, oggi appare fortemente ridimensionato nelle aspettative.

Il 61% degli italiani ritiene che non produrrà risultati apprezzabili (erano il 49% solo un anno fa).

Oltre due terzi temono che una parte rilevante dei progetti non verrà completata.


È un cambio di percezione netto: da opportunità storica a promessa che rischia di restare incompiuta. E questo contribuisce a rafforzare l’idea di un sistema incapace di trasformare le risorse in miglioramenti concreti.

Lo sguardo sul futuro: più timori che speranze

Il clima di incertezza emerge con forza quando si guarda ai prossimi mesi:

il 35% degli italiani prevede un peggioramento dell’economia nei prossimi sei mesi;

solo il 18% intravede un miglioramento.


L’inflazione resta una ferita aperta: il tema del potere d’acquisto coinvolge circa l’80% della popolazione. Anche quando i prezzi non crescono in modo esplosivo, la percezione è quella di stipendi e pensioni che non tengono il passo.

Famiglie vulnerabili: il dato che fa più paura

Il senso di precarietà diventa concreto quando si entra nelle case. Un quarto delle famiglie italiane non riuscirebbe a far fronte a una spesa imprevista di 1.000 euro. Se l’imprevisto salisse a 10.000 euro, la quota raddoppierebbe.

I numeri dell’Istat completano il quadro:

povertà assoluta all’8,4%;

povertà relativa al 10,6%.


Sono percentuali che raccontano un Paese dove una parte consistente della popolazione vive sul filo, senza margini di sicurezza.

Le guerre e la difesa: un’ansia che non diventa consenso

Alle difficoltà interne si sommano quelle esterne. Tre quarti degli italiani si dicono preoccupati per la guerra tra Russia e Ucraina, ma il 53% non si schiera apertamente. È una preoccupazione che non si traduce in entusiasmo per il riarmo.

Non a caso, sulla richiesta Nato di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil, prevale la contrarietà: il 59% è contrario. Un segnale chiaro di stanchezza e di diffidenza verso soluzioni percepite come lontane dai problemi quotidiani.

Il problema politico per Meloni

Tutti questi dati, messi insieme, disegnano un quadro problematico per Giorgia Meloni. Non perché ci sia un crollo improvviso del consenso, ma perché emerge un logoramento lento, una distanza crescente tra il racconto del governo e la percezione del Paese reale.

Il dato del 61% che vede l’Italia andare nella direzione sbagliata non è una bocciatura ideologica: è un campanello d’allarme. Racconta un’Italia che non si sente accompagnata verso una prospettiva migliore e che guarda al futuro con più timore che fiducia.

Leggi anche

Il sondaggio di Pagnoncelli restituisce l’immagine di un Paese preoccupato, vulnerabile, disorientato. Le priorità sono chiare: lavoro, sanità, sicurezza, potere d’acquisto. Le promesse non mantenute, dal Pnrr alla riduzione delle disuguaglianze, pesano più delle dichiarazioni ottimistiche.

Per Meloni, il problema non è solo politico ma strutturale: un’Italia che non vede la direzione giusta è un’Italia che prima o poi chiede un cambio di rotta. E quel “oltre il 60%” non è solo una percentuale: è un messaggio che difficilmente può essere archiviato come rumore di fondo.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini