Il Sondaggio che riapre tutto – Ora veramente Conte e il M5S potrebbero… – TUTTI I DATI

Per mesi il centrodestra ha dato l’impressione di poter controllare la scena politica senza veri rivali. Ma i nuovi numeri dell’Istituto Demopolis raccontano un quadro molto diverso: il vantaggio della maggioranza di governo si sarebbe praticamente dissolto, lasciando spazio a un testa a testa sempre più acceso con il cosiddetto campo largo progressista.

È questo il dato politico che emerge dal Barometro Politico di maggio: se si votasse oggi, la coalizione composta da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, +Europa e Italia Viva sarebbe leggermente avanti rispetto al centrodestra guidato da Giorgia Meloni.

Un sorpasso minimo, ma simbolicamente enorme. Perché fotografa un sistema politico improvvisamente tornato competitivo dopo mesi in cui la maggioranza sembrava saldamente dominante.

I numeri del sondaggio: campo largo avanti

Secondo la rilevazione Demopolis, il campo progressista raggiungerebbe il 45,8% dei consensi, contro il 45,3% del centrodestra.

Uno scarto ridottissimo, praticamente un pareggio tecnico, ma sufficiente per cambiare completamente il clima politico. Non è tanto il vantaggio numerico a colpire, quanto il trend registrato negli ultimi mesi.

L’istituto evidenzia infatti come, da dicembre a oggi, gli equilibri si siano progressivamente modificati:

il campo largo sarebbe passato dal 45% al 45,8%;

il centrodestra sarebbe invece sceso dal 48,6% al 45,3%.


In pochi mesi la distanza si sarebbe quindi quasi completamente azzerata.

Perché il centrodestra perde terreno

Secondo l’analisi Demopolis, il calo della maggioranza sarebbe legato a più fattori politici e strategici.

Uno dei principali riguarda gli effetti della recente sfida referendaria, considerata sfavorevole al governo. Le tensioni interne alla coalizione e le difficoltà emerse su alcuni dossier internazionali ed economici avrebbero inoltre contribuito a raffreddare parte dell’elettorato moderato.

Ma c’è anche un altro elemento che starebbe cambiando gli equilibri: la nascita di Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci.

Secondo il sondaggio, la nuova formazione raccoglierebbe già il 3,6%, un dato che potrebbe erodere consensi soprattutto nell’area della destra sovranista e identitaria.

È proprio questo uno degli aspetti più delicati per Giorgia Meloni: la competizione non arriverebbe più soltanto dall’opposizione, ma anche da nuovi soggetti politici capaci di intercettare il malcontento interno all’elettorato conservatore.

Il ruolo di Calenda e degli esclusi

Fuori dalle principali coalizioni resta invece Azione di Carlo Calenda, stimata al 2,7%.

Una percentuale apparentemente marginale, ma che potrebbe diventare decisiva in uno scenario di equilibrio così stretto. Se il distacco tra centrodestra e campo largo dovesse restare di pochi decimali, ogni area politica esterna alle coalizioni tradizionali potrebbe trasformarsi in ago della bilancia.

Ed è proprio questo il quadro che inizia a delinearsi verso il 2027: un sistema meno bloccato, più fluido e molto più competitivo rispetto agli anni precedenti.

Centrosinistra, torna il tema delle primarie

Parallelamente ai numeri sulle coalizioni, il sondaggio riapre il dibattito interno al centrosinistra sulla leadership futura.

Secondo Demopolis, il 53% degli elettori progressisti considera necessarie le primarie per scegliere il candidato premier del campo largo.

Il 38%, invece, preferirebbe una scelta politica diretta senza passare dai gazebo.

È un dato significativo perché mostra come una parte consistente dell’elettorato progressista continui a considerare le primarie uno strumento fondamentale di legittimazione democratica e partecipazione politica.

Ma il vero nodo resta un altro: chi dovrebbe guidare l’alleanza?

Schlein contro Conte: il duello è apertissimo

Alla domanda sulla leadership del campo largo, il sondaggio restituisce un equilibrio quasi perfetto.

Il 44% degli elettori progressisti sceglierebbe Elly Schlein, mentre il 40% indicherebbe Giuseppe Conte.

Il restante 16% si dichiara ancora indeciso.

Numeri che raccontano un centrosinistra ancora privo di una leadership totalmente consolidata. Schlein mantiene una lieve prevalenza, ma Conte continua a rappresentare un punto di riferimento fortissimo soprattutto nell’elettorato più critico verso il governo Meloni.

È uno scontro politico che potrebbe segnare l’intera costruzione della futura coalizione progressista.

L’effetto Silvia Salis cambia tutto

Ma il dato più sorprendente del sondaggio riguarda forse l’ipotesi Silvia Salis.

Secondo Demopolis, la presenza della sindaca di Genova in una possibile corsa alla leadership modificherebbe radicalmente gli equilibri interni.

In un confronto a tre:

Giuseppe Conte salirebbe al 35%;

Elly Schlein scenderebbe al 32%;

Silvia Salis raccoglierebbe il 20%.


Numeri che mostrano come l’ingresso di nuove figure possa ridisegnare rapidamente il quadro del centrosinistra.

Silvia Salis viene percepita da parte dell’elettorato come un profilo meno divisivo, più civico e potenzialmente capace di parlare anche a settori moderati oggi distanti dal centrosinistra tradizionale.

La partita vera è appena iniziata

Demopolis sottolinea comunque che si tratta di orientamenti ancora in evoluzione. Le elezioni politiche del 2027 sono lontane e il quadro internazionale, economico e sociale potrebbe cambiare profondamente nei prossimi mesi.

Tuttavia, il sondaggio ha già un effetto politico immediato: rompe la narrazione di un centrodestra inattaccabile e restituisce centralità all’idea di una sfida aperta.

Per Giorgia Meloni il dato più preoccupante non è soltanto il lieve svantaggio numerico, ma la sensazione di un progressivo logoramento del vantaggio accumulato nei mesi precedenti.

Per il campo largo, invece, il problema opposto resta quello della leadership e della tenuta interna. L’alleanza appare competitiva nei numeri, ma ancora fragile negli equilibri politici.

Il peso del contesto internazionale

A influenzare il consenso c’è anche il contesto globale. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, la crisi energetica, le paure legate allo Stretto di Hormuz, il confronto tra Trump e Xi Jinping e le incertezze economiche stanno contribuendo a creare un clima politico instabile.

In scenari simili, i governi tendono a essere sottoposti a una pressione continua. Ogni scelta internazionale, ogni difficoltà economica o sociale può riflettersi rapidamente sul consenso interno.

Ed è probabilmente anche questo uno dei motivi del riavvicinamento tra maggioranza e opposizioni registrato da Demopolis.

Il centrodestra resta forte, ma non più dominante

Nonostante il calo, il centrodestra resta comunque competitivo e vicino alla soglia del 46%. Fratelli d’Italia continua a rappresentare il principale partito italiano e Giorgia Meloni mantiene un ruolo centrale nella politica nazionale.

Ma rispetto a pochi mesi fa, cambia il clima. Non c’è più la percezione di una corsa senza avversari.

La crescita del campo largo e l’emergere di nuove forze come quella di Vannacci mostrano un sistema politico più mobile e meno prevedibile.

Leggi anche

I nuovi sondaggi Demopolis segnano probabilmente l’inizio di una nuova fase politica. Il vantaggio del centrodestra si è assottigliato fino quasi a scomparire, mentre il campo largo torna competitivo e riapre completamente la partita verso il 2027.

Il dato del 45,8% contro il 45,3% non basta da solo per parlare di svolta definitiva, ma rappresenta un segnale politico fortissimo: l’elettorato si sta muovendo, gli equilibri stanno cambiando e la leadership futura del Paese appare molto meno scontata rispetto a qualche mese fa.

Da una parte Giorgia Meloni deve difendere il consenso della sua maggioranza in un contesto sempre più complesso. Dall’altra il centrosinistra deve capire se riuscirà davvero a trasformare il “campo largo” in una coalizione stabile e credibile.

La sensazione, però, è che la lunga marcia verso il 2027 sia appena cominciata.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini