Il sondaggio della Ghisleri che spiazza tutti – Ecco il dato epico che nessuno si aspettava

Un sondaggio che fotografa una situazione politica molto più aperta di quanto gli attuali rapporti di forza tra i singoli partiti potrebbero far pensare. Le rilevazioni di Only Numbers, l’istituto diretto da Alessandra Ghisleri, mostrate a Realpolitik su Rete 4 e realizzate il 9 e 10 settembre 2026, consegnano due dati destinati ad alimentare il dibattito politico: il centrosinistra unito raggiunge il 43% e supera il centrodestra, fermo al 41,9%, mentre Giuseppe Conte emerge nettamente quando agli intervistati viene chiesto chi abbia più possibilità di battere Giorgia Meloni.

È una fotografia, naturalmente, e non una previsione del risultato delle prossime elezioni. Il margine tra le due coalizioni è di appena 1,1 punti percentuali, dunque insufficiente per parlare di un vantaggio consolidato. Ma il significato politico della rilevazione è evidente: mettendo insieme Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa, l’area alternativa al governo risulta competitiva e, in questa rilevazione, persino davanti all’attuale maggioranza.

Ancora più interessante è il secondo dato. Nella domanda sulla personalità del centrosinistra con maggiori possibilità di sconfiggere Meloni, Conte arriva al 20,7% sul totale degli intervistati, quasi il doppio di Elly Schlein, ferma al 10,2%. E restringendo l’analisi agli elettori di centrosinistra, l’ex presidente del Consiglio sale addirittura al 31,9%, confermandosi al primo posto.

Il dato che cambia la fotografia delle coalizioni: centrosinistra al 43%

La prima rilevazione di Only Numbers riguarda direttamente le intenzioni di voto aggregate per coalizione.

Il centrosinistra, considerando insieme Pd, M5S, AVS, Italia Viva e +Europa, raggiunge il 43%. Il centrodestra composto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati si ferma invece al 41,9%.

La distanza è quindi di 1,1 punti a favore del centrosinistra.

Non siamo davanti a un distacco enorme, né a un dato che possa permettere di considerare definita la partita del 2027. Ma politicamente il risultato è significativo perché mostra come la frammentazione dell’opposizione rappresenti una delle variabili decisive.

Presi singolarmente, infatti, i partiti del centrosinistra rimangono divisi e nessuno è oggi in grado di competere da solo con l’intero blocco di centrodestra. Sommando però le principali forze alternative alla maggioranza, lo scenario cambia radicalmente.

Il centrodestra non è più irraggiungibile

Per Giorgia Meloni il messaggio proveniente dal sondaggio è altrettanto chiaro: il vantaggio politico costruito dal centrodestra non può essere considerato inattaccabile.

La coalizione di governo resta una forza elettorale enorme, con il 41,9%, e soprattutto dispone di partiti che negli ultimi anni hanno dimostrato di riuscire a presentarsi insieme alle elezioni nonostante le numerose differenze interne.

È proprio questa capacità di coalizione che ha rappresentato uno dei principali vantaggi competitivi del centrodestra.

Il centrosinistra, al contrario, deve ancora dimostrare di poter trasformare una somma aritmetica in una vera alleanza politica. Ed è una differenza fondamentale: 43% sulla carta non significa automaticamente 43% alle urne, soprattutto se prima del voto emergessero divisioni sul programma, sulla leadership o sulle alleanze.

E proprio le dichiarazioni delle ultime ore di Giuseppe Conte dimostrano quanto questo passaggio sia tutt’altro che scontato.

Conte detta le condizioni, ma i numeri mostrano quanto peserebbe il M5S

Il sondaggio arriva infatti mentre il presidente del Movimento 5 Stelle sta mettendo sul tavolo una serie di condizioni per la costruzione del cosiddetto campo largo.

Conte ha chiesto un programma scritto e vincolante, ha respinto l’idea che la leadership debba spettare automaticamente al partito più forte e ha aperto alle primarie, purché organizzate con largo anticipo rispetto alla campagna elettorale.

Soprattutto, ha posto il tema dell’Ucraina come uno dei nodi da risolvere prima di sottoscrivere qualsiasi accordo: il M5S non vuole un programma che preveda la prosecuzione dell’attuale politica di invio di armi a Kiev.

È un punto sul quale l’area riformista del Pd ha già risposto duramente.

Il dato Ghisleri, però, mostra contemporaneamente perché il confronto con Conte sia così importante per tutto il centrosinistra: senza una componente politicamente ed elettoralmente rilevante come il Movimento 5 Stelle, costruire un blocco capace di contendere la maggioranza alla destra diventerebbe molto più difficile.

La seconda domanda scuote il centrosinistra: chi può battere Meloni?

È però la seconda rilevazione mostrata a Realpolitik a offrire lo scenario politicamente più interessante.

La domanda posta è molto precisa: chi, tra le personalità del centrosinistra, ha più possibilità di battere Giorgia Meloni?

Sul totale degli intervistati, Giuseppe Conte conquista il primo posto con il 20,7%.

Alle sue spalle compare una sorpresa importante: Silvia Salis, sindaca di Genova, raggiunge l’11,8%, superando la segretaria del Partito democratico.

Elly Schlein si ferma infatti al 10,2%.

Seguono Matteo Renzi con il 5,6%, Nicola Fratoianni con il 2,4% e Angelo Bonelli con il 2,1%. Un ulteriore 4,1% indica altri nomi.

Molto elevata, però, la quota di chi non sa o non risponde: 43,1%. Un dato essenziale per interpretare correttamente la rilevazione e che dimostra come la partita sulla leadership sia ancora molto fluida.

Conte al 20,7%, Schlein al 10,2%: l’ex premier vale il doppio

Il confronto diretto tra i due principali leader dell’area progressista è il dato destinato inevitabilmente a fare più rumore.

Conte raccoglie il 20,7%, mentre Schlein ottiene il 10,2%.

In questa specifica domanda, quindi, l’ex presidente del Consiglio raccoglie una percentuale più che doppia rispetto alla segretaria del Pd.

È importante precisare cosa misura il sondaggio: non si tratta di una simulazione di primarie reali e nemmeno di intenzioni di voto alle elezioni politiche. Agli intervistati viene chiesto chi abbia, secondo loro, maggiori possibilità di battere Giorgia Meloni.

Il risultato misura quindi soprattutto la percezione di competitività dei diversi possibili candidati.

E sotto questo profilo Conte emerge nettamente.

Tra gli elettori di centrosinistra Conte sale addirittura al 31,9%

Only Numbers propone anche un secondo dato, restringendo il campione agli elettori di centrosinistra.

Ed è qui che il risultato diventa ancora più interessante.

Giuseppe Conte raggiunge il 31,9% e rimane saldamente al primo posto.

Elly Schlein recupera terreno rispetto alla rilevazione generale e arriva al 18,4%, ma resta distante di 13,5 punti dal presidente del Movimento 5 Stelle.

Silvia Salis ottiene il 14,9%, confermandosi anche in questo caso una presenza tutt’altro che marginale.

Matteo Renzi si ferma al 7,4%, mentre Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli raccolgono entrambi il 2%. Gli altri candidati valgono complessivamente l’1,6%.

La quota degli indecisi scende sensibilmente rispetto al campione generale, ma rimane importante: 21,8%.

Conte davanti anche nel perimetro del centrosinistra

È proprio il 31,9% ottenuto da Conte tra gli elettori del centrosinistra a rendere la rilevazione particolarmente rilevante nel dibattito sulle future primarie.

Uno degli argomenti utilizzati contro l’ipotesi di una candidatura dell’ex premier potrebbe essere quello di una maggiore capacità di Conte di raccogliere consenso nel proprio elettorato rispetto al resto della coalizione.

Il sondaggio Ghisleri suggerisce però uno scenario diverso: quando la domanda viene rivolta specificamente agli elettori del centrosinistra, Conte rimane primo e aumenta significativamente la propria percentuale.

Naturalmente una vera primaria avrebbe regole, partecipazione e dinamiche completamente differenti. Non è quindi possibile trasformare automaticamente questo 31,9% in una previsione del risultato di una futura consultazione.

Ma il segnale politico esiste: Conte appare oggi come uno dei candidati più forti, e in questa rilevazione il più forte in assoluto, quando la domanda è chi possa avere maggiori possibilità di sconfiggere Meloni.

La sorpresa Silvia Salis: davanti a Schlein nel dato nazionale

C’è poi un altro risultato che merita attenzione: quello di Silvia Salis.

La sindaca di Genova raccoglie l’11,8% sul totale degli intervistati, posizionandosi al secondo posto e superando Schlein.

Tra gli elettori del centrosinistra, invece, la segretaria Pd torna davanti: Schlein 18,4%, Salis 14,9%.

La differenza tra i due campioni è interessante perché potrebbe suggerire una maggiore capacità percepita di Salis di raccogliere attenzione anche al di fuori del perimetro tradizionale del centrosinistra. Ma sarebbe prematuro trasformare questo elemento in una conclusione definitiva.

Resta comunque un risultato notevole per una figura che non guida nessuno dei grandi partiti nazionali.

Schlein davanti a Salis nel centrosinistra, ma molto lontana da Conte

Per Elly Schlein la rilevazione presenta quindi luci e ombre.

La segretaria guida il partito numericamente più importante dell’opposizione e, all’interno del solo elettorato di centrosinistra, recupera la seconda posizione con il 18,4%.

Ma il distacco da Conte resta ampio.

Ed è proprio questo risultato a rafforzare indirettamente la posizione sostenuta dal presidente M5S nelle ultime ore: la leadership della coalizione non può essere assegnata automaticamente al segretario del partito più votato.

Conte ha definito quella del “partito più forte” una regola “egemonica”, sostenendo che l’eventuale candidato debba essere individuato attraverso un percorso condiviso.

Il sondaggio Ghisleri fornisce ora un argomento politico a quella tesi: il Pd può essere il primo partito dell’area, ma nella percezione degli intervistati il suo leader non è automaticamente la personalità considerata più competitiva contro Meloni.

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Anche per questo sarebbe sbagliato leggere la rilevazione come una previsione di sconfitta del governo.

Il centrodestra parte dal 41,9%, appena 1,1 punti dietro, e può contare su una struttura di coalizione già sperimentata. Inoltre il sondaggio sulle personalità del centrosinistra non misura direttamente un ipotetico ballottaggio Conte-Meloni.

Ma rispetto all’immagine di un centrodestra irraggiungibile, la fotografia di Only Numbers racconta qualcosa di diverso.

La partita appare contendibile.

E soprattutto emerge una questione che il centrosinistra dovrà risolvere molto prima delle elezioni: chi può trasformare quella somma di consensi in una proposta politica unitaria?

Il doppio segnale del sondaggio Ghisleri: centrosinistra avanti e Conte primo

Alla fine sono due i numeri che dominano la rilevazione.

Il primo è 43 contro 41,9: centrosinistra davanti al centrodestra nella somma delle intenzioni di voto delle rispettive forze.

Il secondo è 20,7% per Conte contro il 10,2% di Schlein quando si domanda all’intero campione chi abbia più possibilità di battere Giorgia Meloni. E tra gli elettori del centrosinistra Conte arriva al 31,9%, contro il 18,4% della segretaria Pd.

Sono dati che non eleggono un candidato, non sostituiscono eventuali primarie e soprattutto non anticipano il risultato delle elezioni del 2027. Ma politicamente pesano.

Il sondaggio di Alessandra Ghisleri fotografa infatti un’opposizione che, se riuscisse davvero a unirsi, potrebbe giocarsi la partita con il centrodestra. E contemporaneamente indica Giuseppe Conte come la figura che oggi raccoglie la percentuale più alta quando agli italiani viene chiesto chi, nel centrosinistra, abbia maggiori possibilità di battere Giorgia Meloni.

Per Pd e M5S il problema, a questo punto, non è soltanto capire se allearsi. È stabilire su quale programma farlo e chi dovrà guidare quella sfida.

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