“Destra in calo?” La risposta, guardando i numeri del sondaggio EMG Different mostrato dal Tg3, è: sì, ma analizziamo i dati. Il centrodestra resta avanti come blocco, però il margine si assottiglia e – soprattutto – emerge un dato che pesa più di un decimale: l’affluenza stimata scende al 55%, contro il 64% delle Politiche 2022. È qui che il quadro diventa davvero politico: non è solo chi sta sopra o sotto, ma quanta parte del Paese non ci sarebbe proprio.
Il dato di blocco: centrodestra ancora primo, ma la forbice si stringe
Nel grafico “Affluenza attesa e intenzioni di voto politiche” (base: chi dice che andrebbe a votare) il Totale cdx è al 46,6%, con una variazione -0,2 rispetto alla rilevazione precedente. Il Totale csx è al 45,9%, con una variazione +0,3.
Tradotto: il centrodestra resta davanti, ma il vantaggio è minimo: 0,7 punti. Non un crollo, quindi, ma un segnale: quando due blocchi sono quasi appaiati, anche un movimento piccolo può diventare politicamente enorme, soprattutto se accompagnato da una partecipazione bassa.
Dentro la destra: FdI primo partito, ma il blocco non “sfonda”
Il centrodestra si presenta con una struttura molto chiara:
Fratelli d’Italia: 28,0%
Forza Italia: 8,6%
Lega: 8,4%
Noi Moderati: 1,6%
Il dato più evidente è che FdI resta nettamente il perno: quasi un terzo dell’elettorato “che voterebbe” sta lì. Ma il blocco complessivo non cresce: anzi, arretra leggermente. Questo può voler dire due cose (che possono anche convivere):
1. la maggioranza non sta “perdendo pezzi” in modo drammatico, ma non sta nemmeno allargando;
2. una parte del consenso potenziale si sta muovendo fuori dalla coalizione o finisce nel grande contenitore dell’astensione (che qui è già gigantesca).
Il campo progressista: lieve crescita di coalizione, PD davanti, M5S solido
Nel campo opposto il Totale csx arriva al 45,9% (+0,3), con questi valori:
PD: 22,7%
Movimento 5 Stelle: 12,5%
Alleanza Verdi-Sinistra: 6,1%
Italia Viva: 2,7%
+Europa: 1,9%
Qui il dato politico è che il centrosinistra (in senso largo) cresce leggermente e si porta a distanza di contatto dal centrodestra. Il PD resta il primo componente del blocco, il M5S tiene una quota importante, AVS consolida un’area riconoscibile. Ma anche qui vale la regola più dura: con affluenza al 55%, basta poco per cambiare gli equilibri. Non serve “sfondare”: serve mobilitare.
Il “centro” non decolla e perde terreno: la zona grigia resta piccola
Il Totale centro è al 4,5% (-0,2), diviso tra:
Azione: 2,8%
Partito Liberal Democratico: 1,7%
È un’area che, in questa fotografia, non ha massa critica per diventare ago della bilancia. Più che un “terzo polo” appare una somma di nicchie: ciascuna con identità, ma senza la spinta numerica per impattare da sola sui blocchi principali.
Le liste minori: poco ma non irrilevante, soprattutto con astensione alta
In coda compaiono:
Democrazia Sovrana e Popolare: 1,7% (=)
Altra lista: 1,3% (+0,1)
Sono numeri piccoli, ma in un contesto dove la partecipazione è bassa, anche percentuali contenute possono pesare nel dibattito pubblico e nelle dinamiche di alleanze, soprattutto se intercettano rabbia, proteste o temi identitari.
Il vero “sondaggio shock” è l’affluenza: 55% stimato (contro 64% nel 2022)
La casella a destra del grafico è il punto che cambia tutto: Affluenza stimata 55% (con indicazione di stabilità rispetto alla wave precedente), mentre viene ricordato il 64% del 2022.
Questo significa che la partita, prima ancora dei partiti, si giocherebbe su un terreno fragile: quasi metà dell’elettorato fuori dal seggio. E quando l’astensione diventa così larga, succedono due cose:
1. i partiti non competono solo tra loro: competono contro il vuoto, contro la sfiducia, contro l’idea che “tanto non cambia niente”;
2. l’interpretazione dei sondaggi diventa più delicata, perché i numeri fotografano chi dice che andrebbe a votare. Ma se l’affluenza reale scende ancora o risale, lo scenario può cambiare drasticamente.
“Destra in calo?”: sì, ma il segnale è politico più che numerico
Se guardiamo solo la variazione: -0,2 sul totale centrodestra non è un tonfo. È una limatura. Però in una fase in cui:
la distanza tra i blocchi è minima (0,7),
la partecipazione stimata è bassa (55%),
anche una limatura diventa un messaggio: il centrodestra non è in fase espansiva; il centrosinistra recupera qualcosa; e l’astensione resta il “partito” più grande, quello che può decidere davvero l’esito.
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Nota tecnica (quella che spesso spiega più di mille commenti)
Nel riquadro informativo in basso il sondaggio indica, tra le altre cose, che si tratta di una rilevazione su panel con campione di 1.000 casi, field 26–27 gennaio 2026, con informazioni su contatti e tasso di risposta. È un promemoria utile: questi numeri sono una fotografia dentro un metodo, non un verdetto.
Conclusione: il centrodestra resta davanti, ma il vento non spinge. E il Paese, prima di scegliere, rischia di non presentarsi
Quindi: destra in calo? Sì, leggermente. Ma il punto politico è che il centrodestra, pur restando primo blocco, non allunga e si trova quasi appaiato al centrosinistra allargato. In mezzo c’è una variabile gigantesca che nessuno può fingere di ignorare: l’affluenza stimata al 55%. Se quella cifra regge, la vera battaglia non è “chi guadagna un decimale”, ma chi riesce a far uscire la propria gente di casa.


















