Un nuovo sondaggio di BiDiMedia, pubblicato mette a nudo la profonda spaccatura del Paese sul Ponte sullo Stretto di Messina, il progetto simbolo del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. E i numeri parlano chiaro: la maggioranza degli italiani non lo vuole.
Il dato nazionale: italiani più contrari che favorevoli
Secondo l’indagine, solo il 37% degli intervistati si dice favorevole alla costruzione del Ponte, definendolo “un progetto fondamentale per lo sviluppo del Meridione”.
Al contrario, il 47% lo considera uno spreco di denaro pubblico, sostenendo che in Sicilia e Calabria esistano altre priorità infrastrutturali e sociali più urgenti.
Un ulteriore 16% dichiara di non sapere o di non avere un’opinione precisa.
In sostanza, quasi uno su due boccia il progetto, e solo poco più di un terzo lo sostiene: un verdetto che indebolisce la narrativa trionfalistica del governo e, in particolare, del leader leghista che del Ponte ha fatto una bandiera politica.
Le posizioni dei partiti: il consenso resta confinato al centrodestra
Analizzando i dati per appartenenza politica, emerge un quadro polarizzato.
Fratelli d’Italia (FDI): l’85% dei suoi elettori è favorevole, segno di un sostegno compatto alla linea di Giorgia Meloni.
Lega: ancora più netto l’appoggio, con un 90% di consensi tra gli elettori di Salvini.
Forza Italia (FI): approvazione alta ma più contenuta, al 69%.
Tuttavia, quando si guarda fuori dal recinto del centrodestra, il consenso crolla.
Centrosinistra e Movimento 5 Stelle (CSX + M5S): 91% contrari, il dato più alto di tutto il sondaggio.
Azione e +Europa (Az + DD): 57% contrari, nonostante un terzo (32%) si dichiari favorevole.
Italia Viva (IV): più divisa, con 45% favorevoli e 40% contrari.
Questi numeri dimostrano che il Ponte divide non solo il Paese, ma anche il Parlamento: il sostegno è confinato alla maggioranza di governo, mentre l’opposizione è quasi unanime nel bocciare l’opera.
Il giudizio del Sud: Sicilia e Calabria dicono no (IL DATO CLAMOROSO)
Un dato ancora più significativo arriva dalle regioni direttamente coinvolte: Sicilia e Calabria.
Proprio dove dovrebbe sorgere il Ponte, il 57% dei cittadini ritiene che l’opera sia uno spreco e che le risorse vadano destinate ad altre emergenze — dai trasporti locali alla sanità, dalle strade interne alle reti idriche e fognarie.
Solo il 34% la considera “fondamentale per lo sviluppo del Meridione”.
Un segnale politico pesantissimo per Salvini, che da mesi insiste nel presentare il Ponte come un’opera “attesa e voluta dal Sud”.
Un progetto divisivo e sempre più isolato
Il sondaggio BiDiMedia arriva in un momento di forte tensione istituzionale: la Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità alla delibera del Cipess, bloccando di fatto l’iter amministrativo e segnalando gravi carenze documentali e tecniche nel piano economico-finanziario.
Nel frattempo, Bruxelles ha espresso perplessità sulle procedure di gara e sulla mancanza di valutazioni ambientali aggiornate.
L’opinione pubblica sembra dunque allinearsi alle critiche della magistratura contabile e dell’Unione Europea: la fiducia nel progetto è ai minimi storici, e la narrazione del “grande volano per il Sud” appare sempre meno credibile.
Il significato politico: un colpo per Salvini
Per Matteo Salvini, il Ponte sullo Stretto rappresenta una scommessa personale e simbolica. Ma il sondaggio dimostra che quella scommessa rischia di ritorcersi contro di lui.
Non solo perché il consenso popolare è minoritario, ma anche perché le regioni interessate non ci credono.
Il leader della Lega, che aveva promesso l’apertura dei cantieri entro il 2025, si trova ora stretto tra un’opinione pubblica diffidente, i rilievi della Corte dei Conti e la mancanza di fondi certi.
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Conclusione: il Paese non segue Salvini
In definitiva, il sondaggio BiDiMedia “asfalta” Salvini nel momento più delicato della sua battaglia politica.
Il ministro delle Infrastrutture resta isolato su un progetto che divide l’Italia, spacca il Parlamento e suscita scetticismo perfino nelle regioni dove dovrebbe portare sviluppo.
Il messaggio degli italiani è chiaro:
> prima le infrastrutture che servono, poi i sogni faraonici.



















