Un nuovo sondaggio dell’Istituto Ixè, commissionato da Sondaggi BiDiMedia, consegna al governo Meloni una fotografia impietosa dell’opinione pubblica italiana. A pochi giorni dalla pubblicazione della nuova media sondaggi — che già segnalava un calo della fiducia nella Premier sotto la soglia psicologica del 40% — arrivano dati ancora più allarmanti. Solo il 12% degli italiani ritiene che il governo stia facendo meglio del previsto, mentre il resto del campione si divide tra chi lo giudica in linea con le aspettative (30%) e chi, in modo netto, pensa stia andando peggio di quanto temuto (58%).
Una fiducia ai minimi storici
Il dato più allarmante riguarda il giudizio globale sull’operato dell’esecutivo. Il 58% degli intervistati boccia il governo, certificando un trend ormai consolidato: la luna di miele tra l’elettorato e Giorgia Meloni sembra essersi conclusa. Non solo: il livello di insoddisfazione è trasversale e colpisce anche elettori che alle ultime politiche avevano scelto il centrodestra.
Tra le principali ragioni del malcontento emergono due temi dominanti: la gestione dell’economia, percepita come distante dalle esigenze quotidiane dei cittadini, e la crescente spesa per la difesa, oggetto di un giudizio particolarmente critico da parte dell’opinione pubblica. ECCO IL DATO:
La “sorpresa” del sondaggio: italiani contrari alle spese militari
Ma è su un tema specifico che il sondaggio registra un vero e proprio scollamento tra governo e opinione pubblica: le spese militari. Alla domanda su cosa si dovrebbe fare riguardo all’aumento del bilancio della difesa — promesso da Meloni sia in sede NATO che nel recente G7 in Puglia — la risposta degli italiani è clamorosa: il 68% si dice contrario all’aumento delle spese militari, mentre solo il 18% le approva. Il resto si dichiara incerto.
Tra le motivazioni principali di chi si oppone: la convinzione che l’Italia debba investire prioritariamente su scuola, sanità e lavoro, non su armamenti. Significativo anche il fatto che molti tra i contrari vedano nelle spese militari una sudditanza eccessiva agli Stati Uniti e alla NATO, tema tornato d’attualità con la crisi in Medio Oriente e la posizione controversa assunta dal governo italiano in merito al conflitto tra Israele e Iran. ECCO IL DATO:
Il nodo della politica estera: “troppo allineati a Washington”
Il sondaggio affronta anche il tema della politica estera. A sorpresa, solo il 25% degli italiani approva l’attuale linea atlantista del governo Meloni. Una larga maggioranza — oltre il 60% — chiede una politica estera più autonoma, più attenta agli interessi nazionali che non alle dinamiche geopolitiche dettate da Washington o Bruxelles.
Il recente coinvolgimento dell’Italia nelle manovre NATO in Europa orientale, così come l’appoggio quasi incondizionato a Israele nella crisi mediorientale, sembrano aver minato la percezione di neutralità e diplomazia che una parte dell’opinione pubblica si aspetta dal nostro Paese.
Meloni in difficoltà: ecco i numeri della delusione
Oltre alla bocciatura sull’operato generale e alla contrarietà verso le spese militari, il sondaggio Ixè mostra una flessione della fiducia personale in Giorgia Meloni, che scende al 38%, il livello più basso da quando è a Palazzo Chigi. Il dato è ancora più significativo se confrontato con il 55% registrato nei primi mesi del suo mandato.
L’emorragia di consensi si fa sentire soprattutto tra gli elettori più giovani (under 35) e tra i residenti nel Centro-Sud, dove la percezione dell’efficacia dell’azione di governo è in calo verticale. Cresce invece — ma in modo frammentato — l’attenzione verso le opposizioni, con il PD in lieve crescita e il M5S che recupera terreno tra i delusi del centrodestra.
Il sondaggio Ixè disegna uno scenario complesso per il governo Meloni, che si avvicina all’autunno — e quindi alla sessione di bilancio — con una fiducia calante e una frattura sempre più marcata con l’opinione pubblica, soprattutto sui temi sociali e sulla politica internazionale. La difesa a oltranza della linea atlantista e l’aumento delle spese militari rischiano di alienare ulteriormente un elettorato già provato da inflazione, precarietà e tagli al welfare.
Se il governo non correggerà rotta, il rischio è quello di una crisi di consenso profonda e duratura, che potrebbe riflettersi già nelle prossime tornate elettorali locali. Per ora, la fotografia è chiara: l’“effetto Meloni” sembra essersi esaurito e l’insofferenza degli italiani è più che mai visibile.
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Il sondaggio Ixè rappresenta molto più di una semplice battuta d’arresto nei consensi: è un chiaro segnale d’allarme per Giorgia Meloni e per l’intero esecutivo. L’erosione di fiducia non riguarda solo l’opposizione o gli indecisi, ma penetra anche nel cuore dell’elettorato di centrodestra, deluso da promesse mancate, priorità percepite come distanti e da un’agenda sempre più piegata agli interessi internazionali piuttosto che a quelli sociali.
La crescente contrarietà verso le spese militari e la richiesta diffusa di un’Italia più autonoma nella politica estera dimostrano quanto il Paese senta il bisogno di un governo che ascolti e risponda ai problemi reali: lavoro, sanità, scuola, giustizia sociale.
Con l’autunno alle porte e la prossima legge di bilancio all’orizzonte, Meloni si trova davanti a un bivio cruciale: proseguire nella linea attuale, rischiando una frattura irreversibile con il Paese, o ricalibrare le priorità per ricucire il rapporto con un’opinione pubblica sempre più disillusa. La scelta spetta alla premier. Ma il tempo per decidere non è infinito.



















