La Legge di Bilancio 2026 doveva essere, nelle intenzioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e di Giorgia Meloni, il provvedimento che metteva in sicurezza i conti pubblici in vista delle prossime scadenze europee. Ma il nuovo sondaggio di BiDiMedia del 6 novembre racconta tutt’altra storia: l’opinione pubblica guarda alla manovra con crescente diffidenza, soprattutto sulla misura simbolo – l’innalzamento dell’età pensionabile – e la bocciatura arriva da una maggioranza netta degli intervistati.
Pensioni, la misura più contestata
Il quesito più esplosivo del sondaggio è quello dedicato alla norma che prevede un aumento di un mese dell’età pensionabile dal 2027 e di ulteriori due mesi dal 2028. Una misura che il governo difende come passaggio obbligato per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale.
Gli italiani, però, la vedono in modo molto diverso:
52% giudica la misura «sbagliata, l’età pensionabile non deve aumentare»
29% la considera «giusta, serve a tenere in ordine il bilancio dello Stato»
11% la ritiene addirittura «del tutto insufficiente, serve ridurre drasticamente la spesa pensionistica»
8% non sa o non si esprime
La fotografia è chiara: oltre un cittadino su due rifiuta l’idea di lavorare più a lungo, mentre solo poco meno di un terzo appoggia esplicitamente la linea del governo. Interessante anche quel 11% che vorrebbe un giro di vite ancora più duro sulla spesa pensionistica, segno di un fronte minoritario ma molto rigido in chiave “rigore dei conti”.
Il dato politicamente più pesante è che l’area del “no all’aumento” non è una nicchia: è la maggioranza relativa dell’elettorato, trasversale per ceto e fascia d’età, e indica che il capitolo previdenza resta una ferita aperta nella società italiana, già segnata dall’esperienza delle riforme precedenti.
La pagella degli italiani alla Legge di Bilancio
BiDiMedia ha poi chiesto un giudizio complessivo su quanto finora emerso della Legge di Bilancio 2026. Anche qui le risposte non fanno sorridere Palazzo Chigi.
Alla domanda «Nel complesso, come valuta la Legge di Bilancio 2026?» il campione si divide così:
54% la valuta negativamente
37% la valuta positivamente
9% dichiara «non saprei»
Più di uno su due quindi esprime un giudizio negativo, mentre il fronte dei soddisfatti si ferma ben sotto il 40%. È una bocciatura politica, prima ancora che tecnica: la manovra viene percepita come poco vicina ai bisogni reali di famiglie, lavoratori e pensionati, e troppo sbilanciata sulla logica dei vincoli di bilancio.
Chi sostiene davvero la manovra
Il sondaggio entra ancora più nel dettaglio analizzando da dove arrivano i giudizi positivi. Quando si guarda alla composizione politica di chi apprezza la Legge di Bilancio, il quadro si rovescia:
tra gli elettori di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati) l’84% esprime un giudizio positivo;
tra gli elettori di centrosinistra (Pd, Verdi/Sinistra, +Europa) la percentuale scende al 2%;
tra gli elettori del Movimento 5 Stelle si ferma al 1%;
nell’area di centro (Azione, Italia Viva e liste affini) approva la manovra il 19%.
In sostanza, la Legge di Bilancio regge quasi esclusivamente sul consenso del blocco di governo. Fuori da quell’area, la soddisfazione è praticamente nulla: centrosinistra e M5S la respingono in blocco, mentre nel centro liberale c’è una minoranza favorevole, ma la maggior parte resta critica o scettica.
Questo significa che la manovra non sposta voti, non allarga il campo del governo e non conquista nuovi pezzi di opinione pubblica: parla alla propria base, ma fatica a convincere chi non è già schierato.
Un segnale politico per Giorgetti e Meloni
Per Giorgetti e Meloni questo sondaggio è un campanello d’allarme doppio.
Da un lato, conferma che la scelta di alzare gradualmente l’età pensionabile è estremamente impopolare. In un Paese dove la precarietà lavorativa, gli stipendi bassi e la fatica fisica in molti settori sono ancora una realtà quotidiana, chiedere altri mesi di lavoro viene vissuto come un ulteriore sacrificio scaricato sulle spalle di chi ha meno.
Dall’altro, il giudizio complessivo sulla manovra rivela che il racconto del governo – “non ci sono alternative, servono sacrifici per mettere in sicurezza i conti” – non buca più come un tempo. La percezione prevalente è che i sacrifici siano sempre degli stessi, mentre le risorse si concentrano su bonus mirati, investimenti non sempre chiari, partite simboliche (come la difesa o le opere bandiera) che non incidono sulla vita quotidiana dei cittadini.
Il fatto che il sostegno alla manovra sia quasi circoscritto all’elettorato di centrodestra dice anche un’altra cosa: la Legge di Bilancio 2026 non è una manovra “di sistema”, pensata per costruire convergenze più ampie, ma un provvedimento fortemente identitario, che rischia però di isolare il governo dal resto del Paese.
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Conclusione: una manovra che divide, non che convince
Il sondaggio BiDiMedia consegna un’immagine netta: la Legge di Bilancio 2026 non è percepita come equa né come condivisa. Sulle pensioni la maggioranza degli italiani rifiuta l’idea di nuovi sacrifici, sul giudizio complessivo prevale il “no” e il gradimento si addensa quasi esclusivamente nel perimetro degli elettori che già sostengono il governo.
Per Giorgetti e Meloni questo significa che la manovra, così com’è, non costruisce consenso, ma al contrario apre nuovi fronti di scontro sociale e politico. Se l’obiettivo era rassicurare i mercati e, allo stesso tempo, mostrare attenzione a ceti medi e lavoratori, il termometro dell’opinione pubblica racconta che la terapia non sta funzionando.
Da qui in avanti, molto dipenderà dalla capacità dell’esecutivo di correggere il tiro in Parlamento o di accompagnare la manovra con misure più visibili a sostegno di chi fatica di più. Perché se questo sondaggio è solo il primo di una serie, il rischio è che la Legge di Bilancio 2026 diventi non solo un terreno di scontro con l’opposizione, ma la prova più evidente di una distanza crescente tra il governo e il Paese reale.



















