Il sondaggo EMG – Il M5S record e sempre più vicino al PD? Ecco cosa accade – I DATI

Il nuovo rilevamento sulle intenzioni di voto – accompagnato da una stima di affluenza ferma al 55% (ben sotto il 64% del 2022) – fotografa un quadro politico in movimento: il Movimento 5 Stelle è il partito che “accende” di più la dinamica del mese, toccando quota 13,6%, mentre il resto del campo resta più stabile o si muove a scarti ridotti.

Il dato più politico, però, non è solo la percentuale: è la combinazione tra un M5S che torna a macinare consensi e un’area di centrosinistra che resta in scia al centrodestra, in un contesto in cui la partecipazione stimata alle urne scende. Tradotto: la partita non si gioca soltanto “tra partiti”, ma anche su chi riesce a portare al voto il proprio elettorato.

Il quadro generale: centrodestra avanti, ma la distanza si assottiglia nei blocchi

Nel riepilogo per aree politiche, il totale centrodestra è indicato al 47,7% (con variazione complessiva -0,5 rispetto al periodo di confronto), mentre il totale centrosinistra è al 44,8%. La differenza tra i due blocchi è quindi di 2,9 punti: un margine che tiene il centrodestra davanti, ma senza l’effetto “fuga” che spesso si registra quando un partito di traino cresce nettamente.

E proprio qui entra in gioco il dato più interessante: la crescita più visibile non arriva dal partito leader del centrodestra, ma dal M5S, che nel campo opposto segna il valore più alto del mese.

Il “record del mese” del M5S: 13,6% e nuova centralità nel campo progressista

Il Movimento 5 Stelle viene stimato al 13,6%: non è solo una percentuale, è un segnale politico perché:

consolida il M5S come secondo perno dell’area alternativa al governo, dietro al PD;

rafforza l’idea di una competizione interna al campo progressista, dove ogni punto guadagnato cambia i rapporti di forza;

rende più credibile, almeno sul piano aritmetico, l’ipotesi di un “campo largo” che non dipenda da un solo partito.


In uno scenario in cui la partecipazione cala, un partito che cresce non sta solo “prendendo voti”: spesso sta anche rimotivando un pezzo di elettorato che rischierebbe di restare a casa. È per questo che il 13,6% ha un peso che va oltre la cifra secca: indica capacità di mobilitazione.

Fratelli d’Italia resta il perno del centrodestra, ma il blocco non accelera

Dentro il centrodestra, i partiti sono stimati così:

Fratelli d’Italia: 28,4%

Forza Italia: 9,1%

Lega: 8,7%

Noi Moderati: 1,5%


Il dato complessivo del blocco (47,7%) segnala che il centrodestra mantiene il vantaggio, ma il fatto che non si veda un’espansione netta dell’area lascia spazio a due letture politiche:

1. la coalizione regge, ma non sta sfondando;


2. l’energia della fase non sembra “spingere” ulteriormente il consenso di governo, anche perché la variabile affluenza (55%) può diventare un fattore di rischio o di protezione a seconda di chi mobilita meglio.

PD davanti nel campo progressista, ma il M5S è il motore della crescita

Nel blocco di centrosinistra i numeri indicati sono:

PD: 21,2%

M5S: 13,6%

Alleanza Verdi-Sinistra: 5,5%

Italia Viva: 2,7%

+Europa: 1,8%


Il PD resta il primo partito dell’area, ma il punto politico è che il M5S cresce e diventa l’elemento dinamico: quando il secondo polo sale, inevitabilmente aumenta anche la pressione su leadership, alleanze, candidature e agenda. In altre parole: il “campo largo”, se esiste, smette di essere un progetto con un solo baricentro e diventa una negoziazione a due (almeno), con AVS come terzo attore stabile.

Il “centro” e le liste minori: movimento limitato, ma utile negli equilibri

L’area di centro viene indicata al 4,9% (con +0,4 nel confronto considerato), composta da:

Azione: 3,3%

Partito Liberal Democratico: 1,6%


Compaiono poi anche:

Democrazia Sovrana e Popolare: 1,3% (con +0,2)

Altra lista: 1,3% (con -0,1)


Non sono numeri “da maggioranza”, ma in una politica frammentata possono pesare su: soglie, collegi, coalizioni locali, e – soprattutto – sul racconto mediatico del “chi sale / chi scende”.

Affluenza al 55%: il vero dato che cambia la partita

Il sondaggio stima un’affluenza al 55%, in calo rispetto al 64% del 2022. Questo è il dato più strutturale e più preoccupante, perché:

rende i risultati più sensibili alla mobilitazione (chi porta più elettori al voto può “valere” di più);

può amplificare la volatilità: piccoli spostamenti diventano grandi effetti;

sposta la campagna elettorale sul terreno della partecipazione, non solo delle promesse.


In questo contesto, un M5S che segna il record del mese non manda solo un segnale ai competitor: manda un segnale anche sul fatto che il suo elettorato sta tornando più “attivo”.

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La fotografia che emerge è chiara: il centrodestra resta primo blocco (47,7%), ma il centrosinistra è in scia (44,8%) e, soprattutto, dentro quell’area c’è un dato che spicca: il Movimento 5 Stelle al 13,6% firma il record del mese e si riprende un ruolo centrale nella dinamica oppositiva.

Il punto politico, però, è che tutto questo avviene mentre l’affluenza stimata scende al 55%: una soglia che può ribaltare strategie e gerarchie. Perché se metà Paese resta a casa, allora “chi cresce” non è solo chi convince: è anche chi riesce a far uscire di casa i propri elettori.

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