Il voto al Referendum salta? Ecco cosa deciderà il Tar del Lazio domani – Governo col fiato sospeso

Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia – in particolare sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri – doveva essere il grande appuntamento politico di marzo. Ma adesso la partita potrebbe cambiare prima ancora di arrivare alle urne. Il motivo è un ricorso che approda al Tar del Lazio, chiamato a valutare la legittimità della delibera con cui il governo, il 12 gennaio, ha fissato il voto in due giornate, 22 e 23 marzo. Se il Tribunale amministrativo accoglierà la richiesta di sospensiva, l’effetto sarebbe immediato: il referendum verrebbe rinviato.

Ecco perché, oggi, la domanda “può cambiare tutto?” non è solo uno slogan da campagna elettorale: riguarda il calendario, le regole e gli equilibri politici attorno alla riforma. In gioco non c’è soltanto un Sì o un No nel merito, ma la possibilità che l’intera consultazione venga rimessa in discussione sul piano procedurale.

Il punto: il Tar valuta il ricorso contro la delibera del Consiglio dei ministri

Il Tar del Lazio esamina il ricorso nella camera di consiglio di martedì 27 gennaio. Al centro c’è la delibera con cui il governo ha indetto il referendum in due giorni. Secondo i promotori del ricorso, l’esecutivo avrebbe agito in anticipo, senza attendere la scadenza del termine utile per la raccolta firme a sostegno di un referendum di iniziativa popolare collegato alla riforma Nordio.

È una contestazione che, se accolta, non impone di riscrivere tutta la vicenda nel merito (cosa che richiederebbe mesi), ma può produrre un effetto immediato sul calendario: la sospensiva, per sua natura, blocca l’atto in attesa che venga valutato nel merito.

La sospensiva: l’arma che può congelare il voto

La richiesta cautelare è stata presentata dal comitato per il No, guidato dall’avvocato Carlo Guglielmi, che – secondo quanto riportato – avrebbe anche scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il punto non è solo “avere ragione” alla fine del processo amministrativo, ma ottenere subito la sospensione della delibera.

Se il Tar dovesse accogliere la sospensiva, lo scenario cambia all’istante: referendum rinviato, campagna elettorale congelata, calendario da riscrivere, e nuova fase di incertezza politica e istituzionale.

L’esame del merito, invece, richiederà tempi più lunghi: si parla di mesi, perché una decisione piena sul ricorso comporta istruttoria e valutazioni che non possono essere compresse in poche ore.

Quando arriva la decisione: tra martedì sera e giovedì

Il momento della decisione è un altro nodo decisivo. La pronuncia sulla sospensiva potrebbe arrivare tra martedì sera e mercoledì, ma viene considerato più probabile che la comunicazione arrivi mercoledì o addirittura giovedì. Questo significa che la settimana che si apre il 27 gennaio può diventare quella che “sposta” l’intero referendum: o lo conferma nella traiettoria annunciata, o lo rinvia aprendo un vuoto temporale e politico.

La mobilitazione del No e il “quesito alternativo”: la raccolta firme ha superato quota 545mila

Nel frattempo, la mobilitazione ha già prodotto un risultato che pesa: la raccolta firme avviata il 22 dicembre ha superato la soglia necessaria con largo anticipo, arrivando a oltre 545mila adesioni. Questo elemento è politicamente rilevante perché rafforza la posizione di chi contesta il calendario: non si tratta di un’iniziativa “in costruzione”, ma di un’azione già concretamente sostenuta da numeri rilevanti.

Il fatto che le firme siano state raccolte e superino la soglia viene usato come argomento per dire: il governo non poteva fissare la data senza aspettare la conclusione della finestra prevista.

Il 28 gennaio: un’altra data-chiave tra Tar e Cassazione

Se il 27 è il giorno della camera di consiglio al Tar, il 28 gennaio viene descritto come un altro snodo cruciale: nello stesso giorno è previsto il deposito in Cassazione delle firme raccolte da un comitato di giuristi, sia in formato cartaceo sia digitale.

Da quel momento, la Suprema Corte avrà 30 giorni per verificare la regolarità delle sottoscrizioni e valutare la nuova richiesta di referendum. Qui entra in gioco un ulteriore livello di complessità: non basta raccogliere firme, bisogna che siano validate, regolari, e che il quesito sia valutato dentro la procedura prevista.

La scadenza formale per la raccolta firme sarebbe il 30 gennaio, rispettando i tre mesi previsti dalla Costituzione dalla pubblicazione della riforma in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, per ragioni organizzative, la consegna viene anticipata, anche per evitare sovrapposizioni con l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione prevista il 29 gennaio.

Perché tutto questo può “cambiare tutto”: calendario, campagna e peso politico del voto

Se la consultazione slitta, non cambia solo una data. Cambiano almeno tre cose:

1. La campagna referendaria: tempi, intensità, mobilitazioni, strategie di comunicazione. Un rinvio può raffreddare o riaccendere lo scontro, a seconda di dove si colloca la nuova data.


2. Il clima politico: il referendum sulla giustizia è già un test di forza. Un intervento del Tar che rinvia il voto sposta il baricentro dal merito alla legittimità delle decisioni del governo.


3. La narrazione istituzionale: se passa l’idea che il governo abbia forzato i tempi, la questione diventa anche “metodo”, non solo “contenuto”.

 

In altre parole, la domanda “può cambiare tutto?” ha una risposta concreta: sì, può cambiare il percorso stesso che porta alle urne.

E sul merito? Restano aperti i nodi politici e giuridici sulla riforma

Parallelamente allo scontro sul calendario, restano aperti i nodi “di merito” sulla riforma: separazione delle carriere, assetto del Csm, rapporto tra pm e giudice, equilibrio tra poteri. Sono questioni che, in queste settimane, stanno animando la discussione pubblica anche fuori dai palazzi.

Ma l’elemento nuovo, oggi, è che prima ancora di arrivare al Sì o al No sul testo costituzionale, si rischia un passaggio preliminare che incide sul voto: la legittimità e la tempistica della delibera governativa.

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Il referendum sulla giustizia si sta trasformando in un caso istituzionale ancor prima di diventare una scelta popolare. Il Tar del Lazio può bloccare la macchina del voto con una sospensiva, e la Cassazione entra in campo per verificare firme e procedura. In mezzo, una partita politica che si gioca su due tavoli: il merito della riforma e la correttezza delle regole.

Ecco perché sì: può cambiare tutto. Non solo perché un referendum cambia la Costituzione, ma perché già ora può cambiare la tempistica, la campagna, il clima e l’equilibrio stesso della sfida tra governo e opposizioni.

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