Indagato shock nel centrodestra – Proprio il Presidente di regione – Ecco che accade

L’indagine sui rimborsi legati alle auto di servizio del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto cambia scenario e finisce nella Capitale. Non per un colpo di scena politico, ma per una questione tecnica di competenza territoriale: il fascicolo passa dalla procura di Catanzaro a quella di Roma, perché – secondo quanto ricostruito nelle notizie riportate – il reato ipotizzato (truffa aggravata) si perfezionerebbe nel momento dell’incasso e dunque nel luogo in cui avviene l’accredito dei rimborsi.

Il punto chiave, infatti, è che i bonifici contestati sarebbero stati accreditati su un conto presso un’agenzia bancaria di Roma: un dettaglio che, secondo questa impostazione, sposta la competenza e mette ora la vicenda nelle mani dei pm romani.

Due filoni: la truffa sui rimborsi a Roma, la corruzione resta a Catanzaro

La vicenda viene descritta come un tassello dentro un quadro più ampio. Da quanto riportato, a Roma finisce il filone relativo alla truffa sui rimborsi/contratti di noleggio delle auto di rappresentanza. Ma a Catanzaro resterebbe un’altra indagine distinta, nella quale Occhiuto risulta indagato per corruzione per altre vicende collegate – secondo la ricostruzione citata – all’attività della “Cittadella” regionale.

Sono dunque due binari diversi, con procure diverse e oggetti diversi: da una parte i costi e i rimborsi delle auto, dall’altra altri episodi che la stampa colloca nell’orbita di un’inchiesta più ampia.

Il nodo dell’auto blu: contributo fisso e pagamenti regionali “paralleli”

Il cuore della contestazione sulla truffa ruota attorno a un interrogativo semplice, ma potenzialmente pesante: chi ha pagato cosa, e soprattutto quante volte le spese per l’auto di rappresentanza sarebbero finite sulle casse pubbliche.

Secondo quanto riportato:

esiste una delibera del Consiglio regionale del 28 marzo 2013 che riconosce al presidente un contributo mensile di 3.893 euro destinato al noleggio dell’auto di rappresentanza (voce indicata tra i compensi ufficiali);

parallelamente, però, il dipartimento Economia della Regione Calabria avrebbe sostenuto ulteriori costi per il noleggio di un’auto (viene citata un’Audi A6 da 245 cavalli).


Da qui i dubbi investigativi richiamati negli articoli: il presidente disponeva di una sola auto o di più auto? Il contributo era utilizzato come previsto oppure, a prescindere dal contributo, la Regione pagava direttamente il noleggio? In sostanza: l’ipotesi è che possa esserci stata una copertura doppia (contributo + pagamenti regionali), da chiarire nei dettagli.

Perché Roma: la competenza legata al “momento dell’incasso”

Il passaggio a Roma viene spiegato con una motivazione tecnica: la truffa aggravata, nell’impostazione riportata, si “consumerebbe” quando il denaro viene incassato. E se l’accredito avviene su un conto presso una banca di Roma, allora il luogo determinante diventa Roma.

È un elemento che sposta l’inchiesta, ma non cambia la sostanza: gli atti ora vengono valutati da un’altra procura, che dovrà ricostruire la catena di delibere, pagamenti, contratti e rimborsi.

L’intercettazione che dà impulso alle verifiche: “Gliene pago un’altra… e lui pija il rimborso”

Uno snodo centrale, nelle ricostruzioni citate, è un’intercettazione telefonica indicata come decisiva per rilanciare e approfondire gli accertamenti.

Secondo quanto riportato nell’informativa della Guardia di Finanza, un manager pubblico, Paolo Posteraro, parlando con la moglie avrebbe fatto riferimento a un’ulteriore auto nella disponibilità di Occhiuto: una Audi Q4 Sportback 40 E-Tron. E avrebbe detto una frase attribuita testualmente così:

> «gliene pago un’altra in forza della quale lui pija un bel rimborso dalla Regione!»

È su questo passaggio che si innesta l’ipotesi investigativa richiamata negli articoli: l’utilizzo di un’auto per le funzioni istituzionali pur fruendo già di un’altra automobile pagata dalla Regione, con un possibile intreccio tra disponibilità del mezzo e rimborso.

Va chiarito: la frase, per come riportata, è un elemento indiziario che dovrà essere contestualizzato (chi paga, in base a quale titolo, con quali atti amministrativi, e che cosa significhi “gliene pago un’altra”). Ma nel racconto delle notizie è il punto che accende il riflettore sull’eventuale esistenza di un “secondo veicolo” e sulla possibilità che le spese siano ricadute più volte sul pubblico.

I numeri citati: fatture, rate e il totale del noleggio

Un ulteriore livello della vicenda riguarda i numeri e le scadenze dei contratti di noleggio così come riportati.

Secondo quanto indicato:

una delle ultime fatture liquidate dalla Regione per il noleggio dell’Audi risalirebbe al 18 luglio (nell’articolo viene citata come “dello scorso luglio”);

l’importo della singola rata sarebbe stato di circa 2.300 euro;

il contratto sarebbe un noleggio per 30 mesi;

per un totale complessivo indicato in circa 73.496 euro, distribuiti tra 2024 e 2026.


Nel racconto giornalistico, il punto politico-amministrativo è netto: se esiste un contributo ad hoc per coprire quel tipo di spesa, perché – secondo questa ricostruzione – avrebbe pagato direttamente il dipartimento regionale invece del titolare della carica tramite il contributo? È questa la domanda che, nell’impostazione accusatoria evocata, può trasformarsi in ipotesi di truffa.

Il caso Land Rover e l’incidente: un secondo fronte sulle auto?

Oltre all’Audi, viene richiamata anche una Land Rover: sarebbe l’auto su cui Occhiuto e membri dello staff avrebbero avuto un incidente a gennaio 2024. Anche in questo caso, secondo quanto riferito, il contratto di noleggio sarebbe stato pagato dal dipartimento Economia e non direttamente dal governatore.

Resta un punto aperto, per come viene posto negli articoli: i pm di Roma si concentreranno anche su questi ulteriori pagamenti? Se sì, il quadro economico e amministrativo potrebbe allargarsi, perché non si parlerebbe più di un solo mezzo e di un solo contratto.

Politica, fondi pubblici e trasparenza: perché questo caso pesa

Al di là del merito giudiziario, casi del genere hanno un impatto politico immediato perché toccano il tema più sensibile: l’uso di risorse pubbliche per spese di rappresentanza, e la necessità di una linea chiara tra ciò che è consentito, ciò che è rimborsabile e ciò che non può essere coperto due volte.

La questione non riguarda solo “un’auto”, ma il meccanismo: delibere, contributi, pagamenti diretti, fatture, contratti e – se confermata – anche l’eventuale duplicazione di mezzi o di coperture economiche.

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Presunzione di innocenza e prossimi passaggi

Resta fermo un principio: Roberto Occhiuto è da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza definitiva. L’indagine a Roma dovrà verificare, atto per atto, se ci sia stata davvero una condotta penalmente rilevante o se il sistema dei rimborsi e dei pagamenti sia spiegabile in modo diverso.

Il passaggio di competenza non chiude nulla: sposta il baricentro dell’inchiesta e apre una fase in cui la Procura di Roma sarà chiamata a fare luce su tre snodi:

1. il rapporto tra contributo mensile (3.893 euro) e pagamenti della Regione;


2. l’effettiva disponibilità di una o più auto e chi ne sosteneva i costi;


3. il significato e la portata dell’intercettazione che parla di “un’altra” auto e di un rimborso.

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