Una domanda semplice, quasi brutale nella sua chiarezza, ma capace di riassumere l’intero scontro politico che in queste ore attraversa l’Italia: “Da che parte sta il governo?”. È questo il cuore dell’editoriale pronunciato da Corrado Formigli durante la trasmissione Piazzapulita su La7.
Un intervento diretto, senza sfumature, che si inserisce nel pieno del dibattito politico sull’escalation militare in Medio Oriente e sul ruolo dell’Italia nella crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele. Nel suo commento, il giornalista ha puntato il dito contro l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusandolo di non aver espresso con chiarezza una posizione politica e giuridica sulla guerra in corso.
Secondo Formigli, il nodo non è solo diplomatico o militare: è soprattutto una questione di principio, che riguarda il rispetto del diritto internazionale e la coerenza con la Costituzione italiana.
La domanda che divide il dibattito: bombe o diritto internazionale?
Nel suo editoriale, Formigli ha costruito l’intervento attorno a una domanda che suona come una sfida politica.
“Il governo italiano dove sta? Che posizione stiamo prendendo sull’uso delle armi che partono dalle basi militari americane, sul rispetto del diritto internazionale?”
Il riferimento è alle basi statunitensi presenti sul territorio italiano e al possibile utilizzo di queste infrastrutture nel contesto della guerra contro l’Iran. Un tema che nelle ultime settimane è tornato al centro del dibattito politico, soprattutto dopo l’intensificarsi delle operazioni militari americane e israeliane.
Per il giornalista, la posizione dell’Italia non può restare ambigua. E non dovrebbe essere dettata solo da equilibri geopolitici o rapporti con gli alleati, ma da un principio più profondo: quello sancito dalla Costituzione.
Il richiamo alla Costituzione italiana
Uno dei passaggi centrali dell’editoriale riguarda proprio il quadro costituzionale.
Formigli ha ricordato che la posizione dell’Italia rispetto alla guerra non è un terreno neutro o puramente diplomatico, perché la Costituzione italiana contiene un principio preciso sul ripudio della guerra come strumento di offesa.
Secondo il conduttore, proprio questo principio dovrebbe guidare la linea del governo nella crisi internazionale.
“La posizione dell’Italia non può essere incerta perché ce la racconta la nostra Costituzione”.
Una frase che, nella lettura proposta dal giornalista, implica una scelta chiara: se un’azione militare viola il diritto internazionale, l’Italia dovrebbe dirlo apertamente.
Il silenzio del governo e il ruolo dei ministri
Nell’editoriale non manca un riferimento diretto ai ministri che in queste settimane stanno rappresentando il governo nel dibattito parlamentare e mediatico.
Formigli ha citato in particolare Antonio Tajani e Guido Crosetto, accusandoli di non poter dire esplicitamente ciò che – secondo lui – sarebbe la questione centrale.
“Meloni manda i suoi ministri, Tajani e Crosetto, a spiegare quello che possono spiegare, ma soprattutto a tacere quello che non possono dire”.
Secondo il giornalista, esisterebbe una parola che il governo eviterebbe accuratamente di pronunciare: “aggressione”.
Il riferimento è agli attacchi militari condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che secondo una parte del dibattito politico e giuridico internazionale potrebbero configurarsi come azioni fuori dal quadro del diritto internazionale.
“Basta dirlo”: l’appello a una posizione chiara
Nel passaggio più forte del suo intervento, Formigli invita il governo a compiere un gesto politico molto semplice: dire apertamente ciò che pensa.
“Basta dirlo”.
Per il giornalista, la chiarezza è la condizione necessaria per evitare che la posizione italiana appaia ambigua o subordinata alle scelte degli alleati.
Il punto, sostiene, è decidere da che parte stare.
“Con le bombe o con il diritto internazionale?”
L’editoriale si chiude con una serie di domande retoriche che riassumono il senso dell’intervento.
“Stiamo con le bombe americane o col diritto internazionale? Con la pace o con la guerra?”
Sono parole che trasformano il commento televisivo in un vero e proprio intervento politico, destinato inevitabilmente a riaccendere il confronto tra governo e opposizione.
Da una parte chi sostiene la linea dell’esecutivo, che punta sulla cooperazione con gli alleati occidentali e sulla necessità di garantire la sicurezza internazionale.
Dall’altra chi chiede una posizione più autonoma e una condanna esplicita delle operazioni militari considerate illegittime.
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Le parole di Formigli non sono un episodio isolato, ma si inseriscono in un clima di forte polarizzazione che attraversa la politica e l’opinione pubblica italiana.
La guerra in Medio Oriente sta diventando sempre più un terreno di confronto interno:
sul ruolo dell’Italia nella Nato
sull’uso delle basi militari sul territorio nazionale
sul rapporto con gli Stati Uniti
e sul rispetto del diritto internazionale.
In questo contesto, editoriali come quello andato in onda su Piazzapulita diventano parte integrante del dibattito pubblico.
Perché dietro la domanda posta dal giornalista – “da che parte sta il governo?” – si nasconde una questione più ampia: quale ruolo vuole avere l’Italia in un mondo che torna a parlare sempre più spesso il linguaggio della guerra.


















