Iran, parla il Capo di Stato maggiore, il Generale Camparoni: “Il vero pericolo per l’Italia è…” Shock

La crisi internazionale legata al conflitto con l’Iran continua ad alimentare interrogativi sulla sicurezza dell’Europa e sul ruolo che i Paesi occidentali potrebbero assumere in caso di escalation militare. In Italia il dibattito si concentra soprattutto su un punto sensibile: l’eventuale utilizzo delle basi militari statunitensi presenti sul territorio nazionale per operazioni contro Teheran.

A fare chiarezza sul quadro strategico e sui possibili rischi per il nostro Paese è il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica militare, che in una intervista al Corriere della Sera ha analizzato lo scenario internazionale e le implicazioni per l’Italia.

Secondo l’ex vertice militare, il vero pericolo per l’Europa e per l’Italia non sarebbe rappresentato da un attacco diretto con missili iraniani, bensì dalla possibile riattivazione di reti terroristiche legate alla crisi mediorientale.

Il nodo delle basi americane in Italia

Uno dei temi più delicati riguarda la presenza di basi militari statunitensi sul territorio italiano, che da anni rappresentano un elemento fondamentale dell’architettura strategica della Nato nel Mediterraneo.

Camporini ricorda però che queste installazioni, pur ospitando forze armate americane, restano sotto sovranità italiana. Questo significa che un eventuale utilizzo per operazioni militari contro l’Iran non potrebbe avvenire automaticamente.

Secondo l’ex capo di Stato maggiore, qualsiasi decisione dovrebbe passare attraverso un preciso percorso istituzionale.

“Un eventuale utilizzo da parte americana delle basi in Italia per bombardare l’Iran deve passare per il governo e per il Parlamento”, spiega il generale.

Si tratta di una procedura stabilita da accordi bilaterali e trattati internazionali che regolano la cooperazione militare tra Roma e Washington e che nel corso degli anni sono stati aggiornati e confermati.

Il precedente del 2003 e le decisioni politiche

Camporini ricorda che situazioni simili si sono già verificate in passato. Un caso emblematico riguarda il 2003, quando gli Stati Uniti chiesero all’Italia di utilizzare le basi per l’invio di paracadutisti della brigata americana di stanza a Vicenza (Ederle) nel contesto della guerra in Iraq.

In quella occasione, dopo un confronto istituzionale che coinvolse governo, Parlamento e Quirinale, fu autorizzato soltanto un trasferimento logistico verso la Turchia, evitando l’impiego diretto delle truppe nella zona di combattimento.

Questo precedente dimostra, secondo l’ex capo di Stato maggiore, che ogni richiesta americana viene valutata caso per caso, tenendo conto delle implicazioni politiche e militari.

Un esempio più recente riguarda l’utilizzo della base di Sigonella, da cui due anni fa venne autorizzato un attacco con droni ritenuto necessario in un contesto operativo specifico.

Missili iraniani: perché l’Italia non sarebbe un bersaglio diretto

Uno dei timori più diffusi riguarda la possibilità che l’Iran possa colpire direttamente l’Europa e l’Italia con missili balistici. Su questo punto Camporini invita a mantenere un approccio realistico.

Secondo l’ex capo di Stato maggiore, la gittata dei missili iraniani non sarebbe sufficiente per raggiungere il territorio italiano.

“Rischi per noi? Non dai missili di Teheran che hanno una gittata di circa duemila chilometri”, afferma.

Anche ipotizzando un lancio dal punto più occidentale dell’Iran, spiega il generale, questi vettori riuscirebbero ad arrivare al massimo fino alla Grecia, senza raggiungere la penisola italiana.

Per questo motivo l’ipotesi di un attacco diretto contro l’Italia viene considerata altamente improbabile nel contesto attuale.

Il vero pericolo: la ripresa del terrorismo

Se la minaccia missilistica appare limitata, Camporini individua invece un rischio molto più concreto: il ritorno del terrorismo internazionale.

Secondo l’analisi dell’ex vertice militare, una escalation del conflitto in Medio Oriente potrebbe favorire la riattivazione di cellule dormienti presenti in Europa, eventualmente sostenute o ispirate da attori legati a Teheran.

“Non si può escludere che sul territorio europeo e nazionale possano esserci assetti che potrebbero essere sponsorizzati dall’Iran”, osserva.

Si tratterebbe quindi di una minaccia indiretta ma potenzialmente più difficile da contrastare, perché basata su operazioni clandestine o azioni terroristiche mirate, piuttosto che su attacchi militari convenzionali.

I militari italiani già in prima linea nel Golfo

Nel frattempo l’Italia è già presente in alcune delle aree più sensibili del Medio Oriente attraverso missioni internazionali.

Un esempio è la base di Ali Al Salem, in Kuwait, dove personale dell’Aeronautica militare italiana partecipa alla coalizione internazionale contro il terrorismo.

In quella base operano diversi assetti italiani, tra cui:

caccia Eurofighter;

un velivolo tanker per il rifornimento in volo;

un C-130 per il trasporto logistico.


Si tratta di un’area strategica ma anche particolarmente esposta alle tensioni regionali, dove negli ultimi anni si sono verificati attacchi con droni e missili attribuiti a milizie legate all’Iran.

L’ipotesi Mediterraneo e il caso Libia

Nel dibattito strategico è stata avanzata anche l’ipotesi che eventuali minacce possano arrivare dal Mediterraneo meridionale, in particolare dalla Libia.

Camporini però invita a non sopravvalutare questa possibilità.

Secondo il generale, l’idea che il territorio libico possa essere utilizzato come piattaforma per attacchi contro l’Italia appare più una forzatura emotiva che uno scenario realistico.

Nel Paese nordafricano sono infatti presenti attori internazionali come Turchia e Russia, che difficilmente accetterebbero di essere trascinati in un conflitto diretto con l’Europa o con la Nato.

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Uno scenario complesso per la sicurezza europea

Nel complesso l’analisi del generale Camporini delinea uno scenario complesso, nel quale le decisioni militari devono essere accompagnate da valutazioni politiche e strategiche molto attente.

L’eventuale utilizzo delle basi americane in Italia resterebbe una scelta politica e parlamentare, mentre le principali minacce per il nostro Paese riguarderebbero soprattutto la sicurezza interna.

In un contesto internazionale sempre più instabile, la vera sfida per l’Europa potrebbe non essere quella di difendersi da missili balistici, ma prevenire il ritorno di una stagione di terrorismo legata alle tensioni geopolitiche del Medio Oriente.

Ed è proprio questo, secondo Camporini, il rischio che le istituzioni e i servizi di sicurezza dovranno monitorare con maggiore attenzione nei prossimi mesi.

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