È scontro totale sulla guerra tra Stati Uniti e Iran. E questa volta le parole non sono misurate, né diplomatiche. In Aula, il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Riccardo Ricciardi, attacca frontalmente il governo con un intervento durissimo che accende il dibattito politico.
L’accusa è netta: la linea dell’esecutivo starebbe esponendo l’Italia a rischi concreti, trasformandola — secondo il M5S — in un potenziale bersaglio nel contesto dell’escalation internazionale.
“La guerra è diventata quotidiana perché l’avete normalizzata”
Ricciardi parte da una critica di fondo alla postura dell’esecutivo sulla politica estera:
> “Sono anni che vi diciamo che a forza di parlare di guerra e di armi, poi la guerra diventa quotidiana e diventa soluzione.”
Un passaggio che non è solo polemico ma strategico: il M5S rivendica coerenza nella propria posizione contro l’escalation militare e accusa il governo di aver progressivamente legittimato un linguaggio bellico che oggi — secondo l’opposizione — presenta il conto.
Il nodo della “mediazione” italiana
Il capogruppo pentastellato mette poi in discussione uno dei pilastri della narrativa governativa: il ruolo di mediazione dell’Italia nello scenario internazionale.
> “Ci avete detto che l’Italia doveva avere un ruolo di mediazione. È così che avete giustificato le mancate prese di posizione davanti al genocidio a Gaza e l’esservi inginocchiati a Trump. Ma quando questa politica di mediazione porta i suoi frutti?”
Ricciardi trasforma così la linea diplomatica dell’esecutivo in un boomerang politico: se l’Italia voleva mediare, perché oggi si trova nel mezzo di una crisi energetica e con migliaia di connazionali bloccati in aree di guerra?
“Crisi energetica pazzesca e italiani bloccati”
Nel suo intervento, Ricciardi collega direttamente la guerra agli effetti concreti:
tensione sulle rotte energetiche,
rischio rincari su carburanti e trasporti,
italiani presenti in scenari di conflitto che non sanno come rientrare.
L’attacco si sposta poi sul piano internazionale, con un riferimento al cosiddetto “Board of Peace”, al quale — secondo Ricciardi — l’Italia avrebbe scelto di partecipare con l’idea che fosse “meglio osservare”.
> “La prima cosa che evidentemente ha deliberato è stata l’aggressione criminale a un Paese sovrano.”
Un’affermazione pesante, che si inserisce nel solco della critica M5S all’intervento americano e israeliano.
Tajani e Meloni nel mirino
Il passaggio più duro è rivolto al governo e in particolare alla presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri.
Ricciardi accusa:
Tajani, di non aver preso una posizione chiara;
Meloni, di essere rimasta in silenzio per cinque giorni prima di intervenire.
> “Meloni non ha parlato per cinque giorni e poi ha detto, in un capolavoro disarmante dal punto di vista etico, che ‘condanniamo gli attacchi dell’Iran sui Paesi del Golfo’, senza dire nulla su quello che stavano facendo Trump e Netanyahu.”
Il M5S contesta quella che definisce una condanna selettiva, accusando il governo di aver evitato qualsiasi critica verso gli alleati occidentali.
“Non vi crede più nessuno sulla bomba atomica”
Ricciardi spinge ancora oltre, mettendo in discussione la narrativa sulla minaccia nucleare iraniana:
> “Non vi crede più nessuno sul fatto che l’Iran ha la bomba atomica.”
Una frase che alza il livello dello scontro politico e segnala la volontà del M5S di contrastare apertamente l’impianto argomentativo utilizzato per giustificare l’intervento militare.
“Se l’Italia diventa un bersaglio la responsabilità è vostra”
Il punto centrale dell’intervento è però un altro:
> “Se l’Italia diventa un bersaglio la responsabilità è vostra. L’Italia non dia nessun supporto a questo attacco.”
È una linea chiara: nessun coinvolgimento, neanche indiretto, nelle operazioni militari. Per il Movimento 5 Stelle, ogni forma di sostegno rischierebbe di trascinare il Paese dentro un conflitto che potrebbe avere ripercussioni sulla sicurezza interna.
Il caso Crosetto: “Nessuno sapeva dove fosse”
Nel finale, Ricciardi attacca anche il ministro della Difesa Guido Crosetto:
> “Il tema non è che ha preso un volo di Stato, non ci interessa. Ci interessa che nessuno sapeva dove fosse, che non si parla con il ministro degli Esteri e non è stato avvertito di nulla. È una questione politica.”
L’accusa riguarda la catena decisionale e informativa: chi era informato? Chi coordinava? Per l’opposizione, si tratterebbe di un problema di trasparenza e gestione politica della crisi.
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La richiesta: “Meloni venga in Aula”
La conclusione è un appello diretto:
Meloni venga a riferire in Parlamento.
Per il M5S, solo un passaggio in Aula può chiarire la posizione ufficiale dell’Italia, i margini di manovra, gli eventuali impegni presi con gli alleati e le misure per proteggere cittadini e interessi nazionali.
La guerra tra Usa e Iran si combatte con missili e droni nel Golfo.
Ma in Italia si combatte con parole durissime in Parlamento.
E lo scontro, politico e istituzionale, è appena cominciato.



















