l sondaggio EMG che fa tremare il governo: il “campo largo” si… Mentre Conte va in… – I DATI

Un sondaggio che, numeri alla mano, riduce lo spazio di sicurezza del governo e accende l’allarme nella maggioranza. L’ultima rilevazione EMG (rilanciata online) fotografa un quadro in cui il centrodestra resta avanti, ma con un margine che si assottiglia fino a diventare politicamente “pericoloso”: 47,2% contro 45,4%. Tradotto: 1,8 punti di distanza, un vantaggio che, in un ciclo elettorale reale, può essere eroso da oscillazioni fisiologiche, mobilitazione dell’astensione o coalizioni variabili.

Il dato che completa la scena è forse il più pesante: l’affluenza stimata al 55%, ben al di sotto del 64% delle Politiche 2022. Un crollo che rende tutto più instabile, perché in un Paese dove vota poco più della metà degli aventi diritto, basta spostare una piccola quota di elettori per cambiare l’esito.

I numeri chiave: centrodestra 47,2%, campo largo 45,4%

Il sondaggio mette nero su bianco due blocchi quasi a contatto:

Totale centrodestra (cdx): 47,2% (in calo di 0,5 nel confronto indicato dal grafico)

Fratelli d’Italia: 28,8%

Forza Italia: 8,4%

Lega: 8,4%

Noi Moderati: 1,6%


Totale centrosinistra/campo largo (csx): 45,4% (in crescita di 0,6)

PD: 22,0%

Movimento 5 Stelle: 13,0%

Alleanza Verdi-Sinistra: 5,7%

Italia Viva: 2,9%

+Europa: 1,8%

Il messaggio politico è immediato: il centrodestra è ancora primo, ma non domina più lo scenario con distanza ampia. E soprattutto il “campo largo”, sommando le sue componenti, aggancia il blocco di governo come non accadeva da tempo in molte rilevazioni.

Perché è “shock” per il governo: margine sottile e blocco avversario in risalita

Dal punto di vista della maggioranza, il problema non è solo lo scarto ridotto. È la combinazione di tre elementi:

1. il centrodestra arretra (segnale -0,5 sul totale);


2. l’opposizione avanza (+0,6 sul totale);


3. la distanza tra i due blocchi scende sotto la soglia “psicologica” dei due punti, diventando una situazione che può ribaltarsi anche con un evento politico, un errore comunicativo o una diversa mobilitazione dell’astensione.

Quando il vantaggio è minimo, ogni frizione interna (Lega/Fi/FdI), ogni tema divisivo (riforme, economia, esteri), ogni scivolone può trasformarsi in perdita di consenso “a catena”.

Dentro il centrodestra: FdI sotto il 30, Lega e FI appaiate

Un altro dato politicamente interessante è la distribuzione interna del centrodestra:

FdI 28,8%: resta nettamente primo, ma sotto il 30%. Non è un crollo, ma è un livello che suggerisce una fase meno espansiva rispetto ai picchi del post-elezioni.

Lega 8,4% e Forza Italia 8,4%: la parità dice due cose:

la Lega non riesce a riagganciare una dinamica di crescita autonoma;

Forza Italia resta competitiva nel suo perimetro, ma non allarga significativamente.

In sostanza: la coalizione regge perché FdI è dominante, ma gli alleati non danno la spinta che servirebbe per allontanare l’opposizione.

Il “campo largo” si compatta nei numeri: PD e M5S fanno la differenza

Sul fronte opposto, il dato è chiaro: la somma delle forze è competitiva.

PD 22,0%: resta perno del fronte;

M5S 13,0%: è il dato che cambia la partita, perché rende il campo largo molto più vicino al centrodestra.

AVS 5,7%: consolida una presenza non marginale;

IV 2,9% e +Europa 1,8%: percentuali piccole, ma decisive quando lo scarto tra blocchi è minimo.


Qui c’è un punto politico enorme: quando la distanza è 1,8, anche forze sotto il 3% possono diventare “ago della bilancia” in coalizione, accordi e candidature.

Il “centro” separato: 4,7% con Azione e PLD

Il sondaggio segnala anche un’area “centro” fuori dai due blocchi principali:

Totale centro: 4,7% (in calo di 0,2)

Azione: 3,1%

Partito Liberal Democratico (PLD): 1,6%

Questo dato è cruciale per un motivo: se quella fetta resta autonoma e non si integra stabilmente in una coalizione, può pesare come sottrazione soprattutto sul lato dell’opposizione (in termini di compatibilità elettorale), o comunque rendere più difficile la costruzione di un fronte unico.

Altre liste e segnale sull’area “sovranista”

Compaiono anche:

Democrazia Sovrana e Popolare: 1,6% (+0,3)

Altra lista: 1,1% (−0,2)


Percentuali piccole, ma indicano un pezzo di voto che si muove ai margini e che, in un quadro di bassa affluenza, può incidere più di quanto dica il numero.


Il vero dato che spaventa tutti: affluenza stimata 55%

L’affluenza stimata al 55% è un campanello d’allarme trasversale. Perché una partecipazione così bassa:

rende l’elettorato più volatile;

aumenta il peso delle campagne capaci di mobilitare “i propri” e demotivare “gli altri”;

apre lo spazio a sorprese: se vota poca gente, il risultato può cambiare con pochi spostamenti.


E questo si lega perfettamente al dato politico dei blocchi quasi pari: con un margine di 1,8 punti, la variabile affluenza può diventare decisiva.


Cosa significa davvero questo sondaggio: vantaggio cdx, ma partita riaperta

Il centrodestra resta primo, ma il sondaggio EMG racconta una situazione in cui:

l’opposizione non è lontana,

la coalizione di governo non allunga,

l’astensione potenziale è altissima,

e quindi la partita, in prospettiva, è molto meno blindata.

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Se questo sondaggio è “shock” per il governo è perché fotografa una verità semplice: la distanza di sicurezza non c’è più. Con il centrodestra al 47,2% e il campo largo al 45,4%, basta poco per trasformare un vantaggio in un testa a testa. E quando in più l’affluenza scende al 55%, non vince chi “è più forte” in astratto: vince chi riesce a mobilitare, coalizzare e non sprecare consenso.

In breve: oggi Meloni resta avanti, ma il quadro suggerisce che la campagna – e soprattutto la capacità dell’opposizione di stare unita – può rendere la sfida molto più aperta di quanto il governo vorrebbe ammettere.

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