La 5stelle ed ex sindaca Virginia Raggi lancia l’allarme: Ecco cosa denuncia – ULTIM’ORA

ROMA, 25 giugno 2025 – Si alza una barriera bipartisan a difesa della Tuscia: con un voto compatto e unanime, l’Assemblea Capitolina ha approvato una mozione – a prima firma di Virginia Raggi (M5S) – che impegna il Comune di Roma a contrastare con determinazione l’ipotesi che il Parco Tecnologico e il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi vengano collocati nel territorio viterbese o nelle zone limitrofe. L’iniziativa, accolta favorevolmente da tutte le forze politiche, rappresenta un punto di svolta nella mobilitazione istituzionale contro il progetto del deposito unico per le scorie nucleari in una delle aree più fragili e ricche di valore storico e ambientale del Lazio.

“No alle scorie nella Tuscia”: la posizione di Raggi

“Un voto netto, compatto, condiviso da tutte le forze politiche presenti in Aula, che rappresenta una chiara presa di posizione a difesa del patrimonio ambientale, storico e paesaggistico della Tuscia”, ha dichiarato Virginia Raggi in una nota diffusa dopo l’approvazione della mozione. L’ex sindaca di Roma, oggi consigliera capitolina del Movimento 5 Stelle, ha sottolineato come il territorio della Tuscia sia già gravato da criticità ambientali e infrastrutturali, e non possa sostenere un ulteriore carico sotto forma di rifiuti radioattivi.

Un voto trasversale: “Non è una battaglia di destra o sinistra”

“La battaglia per la tutela della Tuscia non è né di destra né di sinistra – ha affermato Raggi – ma appartiene a tutti coloro che credono in un’idea di sviluppo rispettoso dei territori e delle comunità”. Con questa dichiarazione, la consigliera M5S ha voluto sottolineare il carattere trasversale della mozione, che ha ottenuto il consenso dell’intero arco politico rappresentato nell’Assemblea Capitolina, in un raro esempio di unità su un tema ambientale cruciale.

Un segnale alla Regione e al Governo

La mozione approvata non ha valore vincolante per le decisioni nazionali, ma rappresenta un chiaro segnale politico indirizzato ai livelli istituzionali superiori: alla Regione Lazio, al Governo centrale e all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che ha il compito di gestire la procedura di localizzazione del Deposito Nazionale. Il documento impegna il sindaco di Roma e l’amministrazione Gualtieri ad attivarsi presso tutti gli organi competenti per “scongiurare” l’ipotesi che la Tuscia diventi il sito prescelto.

Un’area a rischio: tra fragilità ambientale e ricchezza culturale

Il territorio della Tuscia, che comprende l’intera provincia di Viterbo e parte dell’alto Lazio, è considerato di grande valore sia dal punto di vista ambientale sia storico-culturale. È un’area segnata dalla presenza di siti archeologici etruschi, borghi medievali, sorgenti termali e paesaggi agricoli di pregio. Al contempo, è un’area che soffre da anni per la carenza di infrastrutture e servizi pubblici, e su cui pesano criticità ambientali legate a inquinamento e sfruttamento delle risorse idriche. La prospettiva di ospitare un’infrastruttura per lo smaltimento delle scorie radioattive – che includerebbe anche rifiuti ad alta attività – ha fatto scattare un allarme diffuso tra cittadini, comitati locali e amministrazioni.

“La Tuscia non sarà la pattumiera nucleare d’Italia”

“La mozione approvata è un atto politico forte, un segnale chiaro: la Tuscia non può e non deve diventare la pattumiera nucleare d’Italia”, ha ribadito Virginia Raggi, che da mesi si è unita alla mobilitazione dei territori interessati. Già in passato, l’ex sindaca aveva espresso preoccupazione per la possibilità che il Viterbese – a causa di una combinazione tra bassa densità abitativa e caratteristiche geologiche favorevoli – potesse rientrare tra i siti ritenuti “idonei” secondo la CNAPI, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee pubblicata da Sogin.

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Verso una mobilitazione istituzionale più ampia?

L’iniziativa dell’Assemblea Capitolina potrebbe ora innescare un effetto domino su altri enti locali, a partire dalla Regione Lazio, chiamata anch’essa a esprimere una posizione chiara e formale. Nel frattempo, cresce anche la pressione su Parlamento e Governo affinché venga riaperto un dibattito pubblico ampio e trasparente sulla gestione dei rifiuti radioattivi, con la richiesta – avanzata da più parti – di escludere a priori i territori ad alta valenza ambientale e culturale.

L’allarme lanciato da Virginia Raggi e il voto dell’Assemblea Capitolina dimostrano che il tema del nucleare, pur essendo tecnico e complesso, sta tornando a occupare uno spazio centrale nel dibattito politico e nella coscienza collettiva. E la Tuscia, per ora, resiste.

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