La “carica” dei privilegi: ecco la sopresa dei politici agli italiani a fine anno – beccati!

Qui non siamo davanti a “rumors” o a un dibattito astratto. Dalla ricostruzione del Fatto Quotidiano di oggi c’è un soggetto strutturato che sta spingendo per rimettere in moto i privilegi.

Parliamo dell’Associazione degli ex parlamentari, che – come titola il pezzo – “chiede il ritorno dei vitalizi, dell’immunità e delle Camere con 945 eletti anziché 600”. Non solo: viene indicato anche lo strumento politico con cui puntano a farlo, cioè un referendum che – secondo la loro narrazione – “sarà un plebiscito”.

Quindi: non è una discussione teorica, è una strategia.

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Il punto centrale: rimettere in discussione il taglio dei parlamentari

La leva principale, nel racconto della pagina, è la battaglia per abolire il taglio dei seggi di Camera e Senato (il richiamo è esplicito anche nel box laterale: “Abolire il taglio dei seggi di Camera e Senato”).

La cornice è questa:

oggi i parlamentari sono 600,

loro chiedono di tornare a 945,

e presentano il “taglio” come un errore da correggere perché avrebbe reso il Parlamento meno rappresentativo.

Ma qui sta l’operazione politica vera: la parola “rappresentatività” viene usata come passepartout per riaprire la porta a un sistema che gli italiani avevano accettato di ridurre. In sostanza: più seggi, più posti, più possibilità di carriera e apparati.

Chi guida e chi parla: l’Associazione e la sua leadership

Nell’articolo che si vede in foto compare chiaramente il nome del presidente dell’Associazione: Beppe Gargani. È lui a fare da volto pubblico dell’iniziativa e a rivendicare la linea: rimettere mano alle regole e, soprattutto, farlo con un percorso politico (disegno di legge, iniziative, e l’idea del referendum).

Il punto non è solo “cosa” chiedono, ma “come” lo presentano:

come un ritorno alla “normalità”,

come un aggiustamento “istituzionale”,

come una correzione necessaria.


È il solito trucco: il privilegio non si dice, si veste.

Vitalizi e immunità: il pacchetto-privilegi torna intero

La pagina è nettissima: non c’è solo il tema dei seggi. Il titolo parla di “Vitalizi d’oro e immunità” e “ex parlamentari alla carica”. Quindi l’orizzonte è un pacchetto completo di restaurazione.

1) Vitalizi: il simbolo del “noi siamo diversi”

Rimettere in pista i vitalizi non è un tecnicismo: è un segnale culturale. Vuol dire riaprire l’idea che la politica debba avere un trattamento separato, speciale, protetto. E infatti viene raccontato come “ritorno” di qualcosa che, per molti cittadini, è esattamente ciò che ha distrutto fiducia e credibilità.

2) Immunità: da garanzia a scudo percepito

Poi c’è l’immunità. Anche qui: formalmente può essere raccontata come tutela del mandato, ma nell’immaginario collettivo italiano suona spesso come scudo. E nel titolo appare esplicitamente accanto ai vitalizi: è la fotografia di una politica che torna a discutere non di servizi, non di salari, non di sanità, ma di protezioni per sé.

E quando vitalizi e immunità vengono messi insieme nello stesso frame, l’effetto è inevitabile: la percezione è quella di una classe dirigente che tenta di ricostruire il recinto.

Il “plebiscito” evocato: come si costruisce la narrativa

La frase sul referendum “plebiscitario” è rivelatrice. È una tipica mossa comunicativa: si parla come se il consenso fosse già acquisito, così da trasformare una richiesta controversa in qualcosa di “inevitabile”.

Ma è proprio questo che rende la vicenda esplosiva: perché se davvero si torna a votare su un tema del genere, lo scontro non sarà tra riformisti e conservatori. Sarà tra:

chi vuole un Parlamento più “grande” e più protetto,

e chi vede in questa operazione una restaurazione della casta.

Il contrappunto Campania: D’Errico come schiaffo morale al ritorno dei privilegi

Ed è qui che entra bene la seconda pagina che mi hai mandato, dal Corriere del Mezzogiorno: Davide D’Errico, consigliere regionale in Campania, che dichiara: “Ho rinunciato al vitalizio”.

Anche senza farne un santino, il punto politico è oggettivo: mentre un’Associazione nazionale di ex parlamentari lavora per rimettere i privilegi, in Campania un eletto rivendica il gesto opposto.

Questo non “risolve” il problema, ma crea un corto circuito potentissimo:

se si può rinunciare, allora non è inevitabile;

se non è inevitabile, allora chi lo rivendica sta facendo una scelta precisa: sceglie il privilegio.

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Ci sono ex parlamentari organizzati in Associazione, con un presidente identificabile, che stanno chiedendo esplicitamente vitalizi, immunità e il ritorno a 945 eletti.

Non è “analisi”. È agenda.
Non è “memoria storica”. È progetto.

E il fatto che questo progetto torni ad affacciarsi mentre la gente vive precarietà, stipendi bassi e servizi pubblici sotto pressione è il vero “shock” politico: quando manca tutto, la priorità diventa rimettere in sicurezza i privilegi di chi sta sopra.

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