Il parere della Corte: richiesti chiarimenti sul Cipess
La Corte dei Conti ha intervenuto ufficialmente sul progetto del Ponte sullo Stretto, sollevando dubbi e bloccando – almeno temporaneamente – l’iter di avvio dei lavori. I magistrati contabili hanno respinto la delibera Cipess con la quale il governo – e in particolare il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini – aveva dato il via libera al progetto, avanzando rilievi tecnici, procedurali e motivazionali.
Tra le questioni sollevate dalla Corte:
Mancanza di motivazioni adeguate per le scelte adottate nel progetto;
Disallineamenti tra stime economiche e costi asseverati (ad esempio un divario tra importi certificati da KPMG e quelli inseriti nel quadro economico ufficiale)
Necessità di chiarimenti sulle stime di traffico su cui si basa la redditività futura dell’opera
Dubbi rispetto alla procedura d’urgenza con cui l’opera è stata classificata come di “interesse strategico” e alle scelte che hanno aggirato vincoli ambientali e normativi europei
La Corte ha concesso venti giorni al Governo per fornire risposte documentate. In assenza di una risposta convincente, potrà decidere “allo stato degli atti” o consentire un ritiro in autotutela del provvedimento.
Salvini nel mirino: critiche e pressioni politiche
Il blocco dell’appalto rappresenta non solo un colpo tecnico, ma anche una ferita politica per Salvini. Solo pochi giorni fa, il ministro aveva garantito che i lavori sarebbero iniziati già in ottobre. Ora, quella promessa appare fortemente compromessa.
Il Partito Democratico non ha perso tempo nel definire la decisione della Corte come una “sonora bocciatura” del piano governativo, annunciando interrogazioni parlamentari su costi, alternative progettuali e rispetto delle direttive europee.
Anche in ambienti tecnico-amministrativi, si segnala che il progetto è giudicato da tempo “deficitaria” per mancanza di dati certi e di studi aggiornati. Secondo alcune fonti, i rilievi della Corte confermerebbero le critiche mosse da anni dalle opposizioni : costi gonfiati, proiezioni di traffico irrealistiche, omissioni ambientali.
Conseguenze: stop ai cantieri e la resa del “Salvini ponte”
Con il parere della Corte, il cantiere del Ponte sullo Stretto non potrà partire ad ottobre, come annunciato dal ministro. Il Movimento 5 Stelle ha già tuonato che è giunta l’ora di “cambiare mestiere” per Salvini.
L’opera (che ha sempre polarizzato opinioni, partiti, territori) rischia di diventare simbolo della dissonanza tra annunci propagandistici e realtà tecnica. È probabile che il governo debba rivedere il progetto — o addirittura ritirarlo — se vuole evitare il rischio di un’eclatante disfatta politica.
Il parere della Corte dei Conti contro la delibera Cipess segna un momento cruciale per Salvini e per l’intero governo Meloni. Non si tratta più di una disputa ideologica o simbolica: qui entra in gioco la credibilità istituzionale, la serietà dei bilanci pubblici e il rispetto delle normative ambientali e europee.
Una bocciatura tecnica, sì, ma con conseguenze politiche molto concrete. Se Salvini non saprà rispondere con numeri, chiarezza e trasparenza entro il termine imposto, il suo “ponte” rischia di restare un’illusione da billboard elettorale.
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In conclusione, lo stop della Corte dei Conti non è un incidente di percorso ma un banco di prova sulla solidità tecnica e contabile del Ponte sullo Stretto. Entro venti giorni il governo dovrà colmare i vuoti di motivazione, chiarire i disallineamenti sui costi, documentare le stime di traffico e spiegare la scorciatoia dell’urgenza: numeri e carte, non slogan. Se queste risposte non arriveranno, l’iter potrà incepparsi definitivamente—con l’avvio dei cantieri che sfuma e il “ponte di Salvini” che rischia di restare un manifesto elettorale. È qui che si misura la credibilità dell’esecutivo: o trasparenza e rigore, oppure un boomerang politico di proporzioni notevoli.



















