La Corte Penale Internazionale su Israele – Ecco chi vuole arrestare – La rivelazione shock

Una nuova indiscrezione ha riacceso lo scontro internazionale attorno alla Corte penale internazionale dell’Aia e al dossier israeliano-palestinese. Secondo quanto riportato da Haaretz e rilanciato da diversi account e testate, l’Ufficio del Procuratore della CPI avrebbe chiesto mandati d’arresto sigillati nei confronti di esponenti di primo piano del governo israeliano e di alti funzionari militari.

La notizia, però, va trattata con molta cautela: non risulta confermata l’emissione di nuovi mandati d’arresto. Anzi, la stessa Corte penale internazionale ha smentito che siano stati emessi nuovi provvedimenti nella situazione relativa allo Stato di Palestina, definendo inesatta la ricostruzione circolata sui media israeliani.

L’indiscrezione: richiesti mandati sigillati per cinque funzionari israeliani

Secondo la ricostruzione attribuita ad Haaretz, il Procuratore della Corte penale internazionale avrebbe richiesto mandati d’arresto sigillati contro il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, la ministra Orit Strock e due ufficiali delle Forze di difesa israeliane, i cui nomi non sarebbero stati resi pubblici. Anche Just Security, nella sua rassegna internazionale del 18 maggio 2026, riporta l’indiscrezione parlando di mandati “requested”, cioè richiesti, non necessariamente già concessi dai giudici.

È proprio questa distinzione a essere decisiva. Nel sistema della CPI, il Procuratore può chiedere l’emissione di un mandato, ma la decisione finale spetta ai giudici della Camera preliminare. Solo dopo quella valutazione il mandato può essere considerato emesso.

La smentita della CPI

Il punto più importante arriva dalla risposta ufficiale della Corte. Secondo Reuters, la portavoce della CPI Oriane Maillet ha comunicato ai giornalisti che il report di Haaretz non era accurato e che la Corte “nega l’emissione di nuovi mandati d’arresto” nella situazione riguardante lo Stato di Palestina.

Questo non significa necessariamente che non esistano indagini, valutazioni o richieste riservate. Significa però che, allo stato delle informazioni confermate, non si può affermare con certezza che nuovi mandati siano stati formalmente emessi contro Smotrich, Ben-Gvir, Strock o ufficiali dell’IDF.

La vicenda resta quindi sospesa tra indiscrezioni giornalistiche, possibili procedure coperte da riservatezza e una smentita formale dell’istituzione giudiziaria chiamata direttamente in causa.

Perché si parla di mandati “segreti”

La parola “segreti” o “sigillati” ha contribuito ad aumentare la confusione. Nelle procedure della Corte penale internazionale, alcune richieste o alcuni mandati possono restare riservati per proteggere indagini, testimoni, vittime o per evitare che gli indagati possano sottrarsi all’arresto.

Nel caso palestinese, già nel 2025 il Guardian aveva riportato che i giudici della CPI avevano imposto al Procuratore di non rendere pubbliche nuove richieste di mandato senza autorizzazione, proprio mentre si preparava una possibile nuova fase dell’indagine su presunti crimini nei territori palestinesi occupati.

Questo precedente rende plausibile l’esistenza di procedimenti riservati, ma non consente di trasformare un’indiscrezione in una certezza giudiziaria. In altre parole: una cosa è una richiesta riservata, un’altra è un mandato già approvato.

Il precedente di Netanyahu e Gallant

Il contesto è segnato da un precedente pesantissimo. Nel novembre 2024 la Corte penale internazionale ha emesso mandati d’arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, accusati di presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità legati alla guerra a Gaza. Reuters aveva riportato anche le parole dell’allora Alto rappresentante Ue Josep Borrell, secondo cui gli Stati firmatari dello Statuto di Roma non possono scegliere se eseguire o meno i mandati della Corte.

Quei mandati hanno aperto una frattura diplomatica enorme. Israele ha respinto le accuse e ha contestato la giurisdizione della Corte, mentre diversi Paesi europei hanno richiamato l’obbligo di cooperazione previsto dallo Statuto di Roma.

È dentro questo quadro che si collocano le nuove indiscrezioni su Smotrich e Ben-Gvir. Se fossero confermate in futuro, segnerebbero un allargamento dell’azione della CPI dal dossier Gaza anche al tema della Cisgiordania occupata, degli insediamenti e della violenza dei coloni.

Il nodo della Cisgiordania e degli insediamenti

Secondo la ricostruzione circolata, i possibili mandati sarebbero collegati al ruolo di alcuni funzionari israeliani nell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania occupata, alla violenza dei coloni e alle violazioni delle Convenzioni di Ginevra, che vietano il trasferimento della popolazione civile della potenza occupante nei territori occupati.

È un terreno estremamente delicato. Smotrich e Ben-Gvir sono due figure chiave della destra nazionalista israeliana e sono da tempo al centro di critiche internazionali per le loro posizioni sui palestinesi, sulla sicurezza e sugli insediamenti. Nel 2025 Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia e Regno Unito hanno annunciato misure contro i due ministri, motivandole con l’incitamento alla violenza contro i palestinesi in Cisgiordania.

Anche i Paesi Bassi hanno successivamente imposto un divieto d’ingresso a Ben-Gvir e Smotrich, denunciando dichiarazioni e comportamenti ritenuti incompatibili con la tutela dei diritti umani nei territori occupati.

Le conseguenze politiche per Israele

Se in futuro la CPI dovesse effettivamente emettere nuovi mandati contro ministri israeliani in carica o ufficiali militari, l’impatto sarebbe enorme. Israele si troverebbe davanti a un ulteriore isolamento giudiziario internazionale, non più limitato alla gestione della guerra a Gaza, ma esteso anche alla politica degli insediamenti in Cisgiordania.

Per Smotrich e Ben-Gvir, un eventuale mandato della CPI significherebbe un rischio concreto negli spostamenti internazionali verso i Paesi aderenti allo Statuto di Roma. Gli Stati membri della Corte, infatti, sono tenuti a cooperare con l’esecuzione dei mandati, anche se nella pratica la gestione politica di questi obblighi può diventare molto complessa.

Per il governo Netanyahu, invece, sarebbe un nuovo fronte diplomatico. Dopo i mandati del 2024, una nuova iniziativa giudiziaria contro altri membri dell’esecutivo rafforzerebbe l’immagine di un conflitto aperto tra Israele e la giustizia penale internazionale.

La posizione degli Stati Uniti

Sul versante opposto, gli Stati Uniti hanno continuato a sostenere Israele e a contestare l’azione della Corte penale internazionale. Washington non è parte dello Statuto di Roma e ha più volte respinto la giurisdizione della CPI su cittadini statunitensi e israeliani.

La tensione è arrivata fino alle sanzioni contro funzionari della Corte. Nel dicembre 2025, il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato nuove sanzioni contro giudici della CPI coinvolti nelle procedure relative a Israele, accusando la Corte di colpire illegittimamente Israele e gli Stati Uniti.

Questo elemento spiega perché ogni nuova indiscrezione su mandati della CPI contro funzionari israeliani non sia soltanto una questione giudiziaria, ma anche un caso diplomatico globale, capace di coinvolgere Europa, Stati Uniti, Israele e mondo arabo.

Una notizia esplosiva, ma ancora non definitiva

Il cuore della vicenda sta qui: la notizia è politicamente esplosiva, ma sul piano giuridico resta non definitiva. L’indiscrezione parla di richieste o presunti mandati sigillati; la CPI, attraverso la sua portavoce, nega che nuovi mandati siano stati emessi.

Questa differenza cambia tutto. Dire che “sono stati emessi mandati d’arresto” significa affermare che i giudici hanno già approvato la richiesta. Dire che “il Procuratore avrebbe chiesto mandati sigillati” significa invece riferire un passaggio preliminare, ancora sottoposto alla valutazione giudiziaria o comunque non confermato pubblicamente.

In un contesto di guerra, propaganda, pressioni diplomatiche e scontro mediatico, questa precisione è fondamentale.

Leggi anche

Il caso dei presunti nuovi mandati d’arresto della Corte penale internazionale contro esponenti israeliani apre una fase delicatissima. Secondo Haaretz, il Procuratore avrebbe richiesto mandati sigillati contro Smotrich, Ben-Gvir, Orit Strock e due ufficiali dell’IDF. Ma la Corte penale internazionale, interpellata da Reuters, ha smentito l’emissione di nuovi mandati nella situazione palestinese.

Resta quindi una vicenda da seguire con attenzione, ma senza forzature. Il precedente dei mandati contro Netanyahu e Gallant dimostra che la CPI può incidere profondamente sugli equilibri diplomatici internazionali. Tuttavia, fino a conferme ufficiali, la formula corretta non è “mandati emessi”, ma “mandati richiesti o presunti secondo fonti giornalistiche”.

La partita, dunque, resta aperta: giudiziaria, politica e diplomatica. E potrebbe diventare ancora più pesante se, nelle prossime settimane, arrivassero nuove conferme dalla Corte o ulteriori decisioni formali sui funzionari israeliani coinvolti.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini