La denuncia clamorosa di Banca Etica: Per il riarmo toccheranno i risparmi dei cit…? – ULTIM’ROA

 – Banca Etica lancia un allarme sulla direzione intrapresa dall’Unione Europea nel settore della difesa. Con una presa di posizione netta, l’istituto denuncia le strategie del piano ReArm Europe, volto non solo a incrementare la spesa pubblica per l’industria bellica, ma anche a canalizzare una quota significativa dei risparmi privati verso le imprese del comparto militare. Una scelta che, secondo Banca Etica, rischia di legittimare e consolidare la finanziarizzazione della guerra, a discapito della pace, della giustizia sociale e della trasparenza.

Un piano da 800 miliardi: il riarmo passa anche dai conti correnti

Il piano ReArm Europe prevede investimenti pubblici per 800 miliardi di euro, 150 dei quali verrebbero raccolti tramite nuovi prestiti agli Stati membri, aumentando il debito pubblico. Gli altri fondi dovrebbero essere erogati dai bilanci nazionali, ma esclusi dal calcolo del deficit/PIL – un trattamento mai riservato a settori cruciali come sanità e istruzione, da anni oggetto di austerità.

Più inquietante ancora, secondo Banca Etica, è la proposta di utilizzare i risparmi privati come leva finanziaria per l’industria bellica: circa 10.000 miliardi di euro giacenti nei conti correnti e nei fondi europei potrebbero finire, direttamente o indirettamente, a sostenere la produzione di armi.

Una direttiva che espone i risparmiatori a investimenti opachi

La Presidente di Banca Etica, Anna Fasano, ha messo in guardia dalla nuova direttiva sulla Saving and Investment Union, che rischia di indirizzare quote sempre maggiori di risparmio verso investimenti militari, attraverso strumenti come fondi pensione, assicurazioni o cartolarizzazioni. “I cittadini potrebbero investire inconsapevolmente nell’industria bellica, senza alcuna trasparenza”, ha dichiarato.

L’esempio della banca pubblica francese, che si prepara a emettere titoli destinati al finanziamento dei produttori di armi, è secondo Fasano un segnale preoccupante di una tendenza che si sta diffondendo a livello continentale.

Guerra e profitti: un legame pericoloso

Secondo dati riportati da Mediobanca, tra il 2022 e il 2024 i titoli del settore difesa hanno registrato rendimenti record: +72,2% a livello globale, con punte del +128,1% per le aziende europee. Solo nei primi mesi del 2025, l’indice Stoxx Aerospace & Defence ha segnato un +35%, quasi quattro volte l’indice globale. Per Banca Etica, questi numeri mostrano come la guerra stia diventando terreno di speculazione finanziaria, in un circolo vizioso dove i conflitti alimentano i profitti e viceversa.

Minaccia alla finanza sostenibile

La tendenza a includere le aziende armate nei portafogli ESG è ritenuta inaccettabile da Banca Etica. La scelta di Allianz, che ha inserito anche i produttori di armi nucleari tra i titoli “sostenibili”, è vista come una pericolosa deriva. Anche la Global Alliance for Banking on Values (GABV), di cui Banca Etica fa parte, ha ribadito con forza l’incompatibilità tra produzione bellica e principi di finanza etica, sottolineando questo concetto nella Dichiarazione di Milano.

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Un’alternativa esiste: la finanza etica

Nel 2024, la spesa militare globale ha raggiunto i 2.718 miliardi di dollari, +9,4% rispetto all’anno precedente: un incremento senza precedenti dai tempi della Guerra Fredda. In questo contesto, Banca Etica rinnova il suo impegno contro la logica del riarmo e della speculazione bellica. I risparmi dei cittadini – afferma – dovrebbero essere messi al servizio di un futuro più equo, sostenibile e pacifico.

L’appello è chiaro: serve una riflessione pubblica su come vengono utilizzati i capitali e su quali valori guidano le scelte di investimento. Solo una finanza trasparente e orientata al bene comune può garantire la coerenza tra risparmio, etica e pace.

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