Nel pieno del dibattito parlamentare sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il deputato del Movimento 5 Stelle ed ex procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, ha lanciato un durissimo monito in Aula contro la riforma voluta dal centrodestra, definendola un attacco diretto alla Costituzione e all’indipendenza della magistratura.
Il richiamo alla P2: “Era nel piano eversivo di Gelli”
De Raho ha ricordato le origini storiche di questa proposta, sottolineando che la separazione delle carriere non è una novità, ma affonda le sue radici in un disegno ben preciso:
> “Nessuno deve dimenticare che la separazione delle carriere venne inserita nel piano eversivo della P2, che lo considerava lo strumento per indebolire la magistratura, renderla attaccabile e condizionabile”.
Un richiamo che riporta al progetto di Licio Gelli, smascherato negli anni ’80, che puntava a controllare e limitare il potere giudiziario per ridurre i margini di autonomia e indipendenza.
Argomenti della maggioranza “improvvisati e senza fondamento”
Il deputato M5S ha contestato nel merito le giustificazioni avanzate dal centrodestra, che ha collegato la necessità della riforma a presunti squilibri tra parte giudicante e parte requirente:
“Cosa c’entra con la separazione delle carriere il fatto che un tribunale del riesame ribalti la decisione di un giudice? Secondo questa logica dovremmo dividere i giudici di primo grado da quelli di appello, e questi da quelli della Cassazione”.
Per De Raho, l’argomento portato dalla maggioranza è non solo fuorviante, ma addirittura autolesionista: il fatto che i giudici possano smentire la tesi accusatoria non dimostra la necessità della separazione, ma il contrario, ossia che l’indipendenza del giudice dal pubblico ministero è già garantita dal sistema vigente.
“Alta Corte come plotone di esecuzione”
Uno dei punti più critici della riforma riguarda la creazione della cosiddetta Alta Corte disciplinare, che secondo l’ex procuratore antimafia rischia di diventare uno strumento politico contro i magistrati:
“La nuova Alta Corte somiglierà più a un plotone di esecuzione che a un organo di garanzia”.
Una previsione che riflette la paura diffusa tra le toghe: il rischio che il nuovo organismo disciplini non in base a criteri di diritto, ma sotto pressioni e condizionamenti esterni.
Un attacco alla magistratura e ai diritti dei cittadini
De Raho ha accusato la maggioranza di voler perseguire un obiettivo chiaro: intimorire e indebolire il potere giudiziario.
“La maggioranza porta avanti argomenti del tutto improvvisati perché il suo obiettivo è tutt’altro: attaccare e intimidire i magistrati. Con questa legge il cittadino sarà meno tutelato, non avrà più nella giustizia un riferimento sicuro per far valere i suoi diritti davanti a un giudice veramente autonomo e indipendente”.
Il deputato M5S ha dunque ribadito che la riforma non colpisce solo i magistrati, ma mina le basi stesse dello Stato di diritto e del rapporto di fiducia tra cittadini e giustizia.
“Ci batteremo insieme ai cittadini”
Concludendo il suo intervento, De Raho ha lanciato un appello alla mobilitazione, non solo politica ma anche civile:
“Questo è lo scenario che ci attende, ma insieme a tanti cittadini ci batteremo contro questo attacco alla Costituzione”.
Parole che fanno capire come il tema della separazione delle carriere si stia trasformando in una delle principali battaglie dell’opposizione nelle prossime settimane, con il Movimento 5 Stelle deciso a guidare il fronte del “no”.
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L’intervento di Federico Cafiero De Raho ha mostrato con chiarezza i rischi della riforma: non un passo avanti per la giustizia, ma un attacco diretto all’indipendenza della magistratura e ai diritti dei cittadini. Richiamando il piano eversivo della P2 e denunciando il pericolo di un’“Alta Corte-plotone di esecuzione”, l’ex procuratore antimafia ha avvertito che la separazione delle carriere finirebbe per intimidire i giudici e rendere la giustizia più debole e condizionabile. Per questo, il M5S annuncia battaglia dentro e fuori dal Parlamento, a difesa della Costituzione e dello Stato di diritto.



















