La presidente della Commissione di Vigilanza RAI Barbara Floridia denuncia la deriva dell’informazione pubblica e difende il giornalismo d’inchiesta
La senatrice del MoVimento 5 Stelle Barbara Floridia, presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza RAI, ha lanciato un duro atto d’accusa contro la televisione pubblica, colpevole – a suo dire – di aver abbandonato il suo ruolo di servizio al cittadino per diventare megafono della narrazione dominante e del potere politico. Lo ha fatto con parole forti, pronunciate in un recente intervento, in cui ha criticato l’appiattimento dell’informazione e l’assenza di voci competenti nei dibattiti su temi cruciali come il conflitto in Medio Oriente.
“In Rai dovevamo vedere esperti, non opinionisti allineati”
Floridia ha preso ad esempio la gestione dell’informazione sul caso palestinese:
“Vedere Francesca Albanese con interviste approfondite, tu in Rai avresti dovuto vedere esperti che spiegavano che cos’è il genocidio e perché si può definire genocidio. E chi pensa che non lo sia, avrebbe dovuto da esperto spiegare perché, secondo il diritto internazionale, non lo è”.
Per la presidente della Vigilanza, la Rai ha mancato gravemente il suo dovere informativo, privilegiando il parere di opinionisti spesso organici alla maggioranza, invece di offrire una pluralità di letture basate su competenze reali.
“La complessità non è la narrazione occidentale”
Un’altra parte centrale dell’intervento di Floridia riguarda il dovere culturale del servizio pubblico:
“Il servizio pubblico deve alfabetizzare, come fece allora il maestro Manzi, ma deve alfabetizzare alla complessità. E la complessità non è la narrazione occidentale”.
Il riferimento è alla storica figura di Alberto Manzi, che negli anni ’60 usava la televisione per insegnare a leggere e scrivere agli italiani. Oggi, secondo Floridia, quel compito dovrebbe trasformarsi in un’alfabetizzazione critica e geopolitica, non nella mera ripetizione di posizioni ufficiali o filo-governative.
Giornalismo d’inchiesta sotto attacco: “Deve piacere ai cittadini, non ai governi”
Floridia ha difeso con forza il ruolo del giornalismo d’inchiesta, spesso sotto pressione in Rai:
“Il giornalismo d’inchiesta è importante perché è esattamente il cane da caccia del governo. Non deve piacere ai governi, deve piacere ai cittadini, affinché sappiano esattamente cosa accade e possano fare riflessioni complesse”.
Un chiaro messaggio in difesa di trasmissioni come Report, oggetto di continue critiche e attacchi da parte di esponenti politici. Per Floridia, un’informazione che non disturba il potere è inutile alla democrazia.
“Basta opinionisti di parte: nei dibattiti servono esperti”
Floridia ha infine ricordato che, proprio grazie al lavoro della Commissione che presiede, è stato inserito nel nuovo contratto di servizio un criterio fondamentale:
“Nei dibattiti ci devono essere gli esperti, non solo gli opinionisti e gli opinionisti di parte”.
Una presa di posizione che mira a riformare in profondità il palinsesto Rai, riportando al centro la qualità, la competenza e la responsabilità del racconto giornalistico.
Rai autonoma è garanzia di democrazia
Le parole della presidente della Vigilanza Rai suonano come un avvertimento, ma anche come un indirizzo politico chiaro: il servizio pubblico non può essere ridotto a eco del potere esecutivo. Deve essere spazio di pluralismo, inchiesta, dibattito reale. In un momento storico in cui la complessità geopolitica richiede informazione di qualità, Floridia richiama la Rai alla sua missione originaria: servire i cittadini, non il governo di turno.
L’intervento di Barbara Floridia rappresenta una presa di posizione netta e coraggiosa in un panorama mediatico sempre più appiattito. Il suo richiamo alla funzione originaria del servizio pubblico – quella di informare, educare, offrire strumenti critici – assume un valore politico e culturale profondo, specie in un contesto in cui la pressione sul giornalismo indipendente cresce di pari passo con la fragilità del pluralismo.
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Difendere il giornalismo d’inchiesta, pretendere competenza nei dibattiti e rifiutare l’occupazione partitica della narrazione mediatica non significa solo chiedere una Rai migliore: significa rivendicare un’idea alta di democrazia, in cui l’informazione non serve a confermare certezze, ma a mettere in discussione il potere. La qualità del servizio pubblico, come Floridia ha sottolineato, non si misura in share, ma nella sua capacità di formare cittadini consapevoli.
Se la Rai abdica a questo ruolo, a perdere non è solo il giornalismo: è la democrazia stessa, privata di uno dei suoi strumenti fondamentali di controllo e trasparenza. Ecco perché il discorso della presidente della Vigilanza non riguarda solo la televisione, ma il futuro del nostro spazio pubblico e civile.



















